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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17807/2025 del 12/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso la conferma in appello della condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale (distrazione), bancarotta fraudolenta documentale e bancarotta fraudolenta impropria per aggravamento del dissesto, nonché avverso la confisca disposta fino a euro 800.104,68. Il ricorrente denunciava: 1) violazione di legge e carenza di motivazione in relazione all'elemento intenzionale delle distrazioni patrimoniali (travisamento dei fatti); 2) difetto di motivazione circa l'elemento soggettivo del reato di bancarotta fraudolenta documentale (capo A4); 3) carenza motivazionale e errata determinazione dell'ammontare e del presupposto della confisca ex art. 240 c.p., ritenendo che le voci di danno indicate non corrispondessero al profitto da confiscare.

La decisione

La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso. Ha rigettato il primo motivo (travisamento e domanda sull'elemento psicologico della bancarotta patrimoniale), confermando che il dolo generico è sufficiente per la bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione e che la motivazione dei giudici di merito in ordine a quel reato era adeguata. Ha invece ritenuto fondati il secondo e il terzo motivo: 1) ha annullato la condanna per bancarotta fraudolenta documentale specifica (capo A4) per carenza motivazionale sulla prova del dolo specifico, poiché la corte territoriale aveva indebitamente confuso il dolo specifico con il dolo generico; 2) ha annullato la pronuncia di confisca nella parte in cui è stata parametrata all'importo di euro 800.104,68, ritenendo che mancasse adeguata motivazione e prova del nesso di causalità tra i beni/profitti ascritti al Granata e le condotte delittuose per le quali era stato condannato. La sentenza è annullata limitatamente all'affermazione di responsabilità per il capo A4 e alla confisca, con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Bologna per nuovo giudizio e, se necessario, rideterminazione delle pene e della confisca. Le altre dichiarazioni di responsabilità restano confermate.

Norme richiamate

  • art. 240 cod. pen.

    La confisca diretta deve essere collegata al profitto del reato e richiede la prova del nesso di derivazione e della pertinenzialità del bene rispetto al reato; non è sufficiente un'accertata improprietà astratta del patrimonio del reo.

  • art. 216, comma 1, legge fallimentare

    Distinzione tra le varie fattispecie di bancarotta documentale: la forma 'specifica' per sottrazione/omessa tenuta richiede dolo specifico volto a recare pregiudizio ai creditori, mentre la fraudolenta tenuta dei libri può integrare reato a dolo generico; l'accertamento del dolo necessita di circostanze ulteriori e non si esaurisce nel solo riscontro della mancanza dei libri.

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p. (modificato dalla legge n.46/2006)

    Nel giudizio di legittimità è preclusa la riconduzione del cosiddetto 'travisamento del fatto': la Corte di Cassazione non può sovrapporre la propria valutazione delle prove a quella dei giudici di merito, salvo i casi tassativi consentiti dalla legge.

Massime di principio

  • Per la bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione è sufficiente il dolo generico: è necessaria la consapevole volontà di destinare il patrimonio sociale ad uso diverso rispetto alla garanzia delle obbligazioni sociali, non la prova di uno scopo specifico di danneggiare i creditori.
  • La bancarotta fraudolenta documentale 'specifica' (sottrazione/omessa tenuta delle scritture) richiede dolo specifico volto a recare pregiudizio ai creditori o procurare un ingiusto profitto; la mera assenza o irregolarità dei libri non basta a provare il dolo specifico senza circostanze fattuali aggiuntive che ne dimostrino la finalità.
  • L'amministratore di diritto può essere ritenuto responsabile anche se formalmente 'testa di legno' quando emerga una consapevolezza concreta dello stato e delle operazioni che hanno determinato il depauperamento, o una condivisione con l'amministratore di fatto del disegno di spoliazione.
  • La confisca ex art. 240 c.p. richiede prova del nesso causale tra reato e profitto: il profitto deve essere materiale, attuale e pertinenziale al reato; non può essere determinata sulla base di semplici voci di danno della curatela senza dimostrare la derivazione patrimoniale del vantaggio nella sfera personale del reo.
  • In cassazione non è possibile rinnovare la valutazione probatoria sostituendosi ai giudici di merito; le censure devono puntare a vizi di diritto o a carenze motivazionali che rendano l'accertamento non conforme ai principi giuridici.

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