L.R. Calabria 24/2011
Istituzione del Centro Regionale Sangue.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa legge istituiva in Calabria il Centro Regionale Sangue per coordinare programmazione, controllo, formazione, emovigilanza e rapporti convenzionali del sistema trasfusionale. Tuttavia la Corte costituzionale, con sentenza n. 131/2012, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle disposizioni essenziali; la disciplina risulta quindi sostanzialmente inefficace e non applicabile.
Istituzione del Centro Regionale Sangue in Calabria
Istituzione del Centro Regionale Sangue in Calabria
La legge regionale disciplinava l’assetto del sistema sangue in Calabria mediante l’istituzione del Centro Regionale Sangue (CRS), destinato a garantire l’autosufficienza regionale e a concorrere a quella nazionale. Il testo, tuttavia, è oggi sostanzialmente privo di utilità applicativa perché la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle disposizioni fondamentali e consequenziali.
Finalità e ruolo del CRS
Il CRS era configurato come struttura regionale di riferimento per il governo delle attività trasfusionali. Doveva assicurare il coordinamento delle attività del settore sangue sul territorio calabrese, in raccordo con gli organismi nazionali e con il sistema delle relazioni interregionali.
Funzioni di coordinamento, programmazione e gestione
La disciplina attribuiva al CRS compiti di coordinamento, programmazione e controllo delle attività trasfusionali regionali, con sovraintendenza alle iniziative della Regione nell’ambito della Conferenza Stato-Regioni, del Ministero della salute e del Centro Nazionale Sangue. Al CRS spettava anche la gestione dei finanziamenti statali e nazionali destinati alle attività trasfusionali nella Regione Calabria, nonché il coordinamento dei rapporti con le associazioni e federazioni dei donatori periodici di sangue.
Organizzazione interna e composizione
Il CRS era previsto come struttura con un direttore generale e un comitato di gestione, le cui funzioni sarebbero dovute essere definite con decreto del Presidente della Giunta regionale. Il direttore generale doveva avere laurea in medicina e chirurgia ed esperienza almeno decennale nella direzione di strutture di medicina trasfusionale. Il comitato comprendeva rappresentanti delle strutture trasfusionali, del volontariato, dell’Assessorato alla salute e esperti del sistema sangue.
Commissione regionale per le attività trasfusionali (CRAT)
Presso il CRS era prevista una Commissione regionale per le attività trasfusionali, con durata triennale, nominata dal comitato di gestione. La CRAT era presieduta dal direttore generale e riuniva componenti del comitato, società scientifiche, associazioni di pazienti emopatici, sanità militare, protezione civile, associazioni del sangue cordonale e banca regionale del sangue cordonale. La Commissione aveva funzioni tecnico-consultive e doveva esprimere parere obbligatorio sul piano sangue e plasma triennale e sulle convenzioni con le industrie degli emoderivati.
Formazione del personale e requisiti delle strutture
Il CRS era incaricato della formazione del personale delle strutture trasfusionali, con l’obiettivo di migliorare le competenze del personale addetto alla raccolta, lavorazione e distribuzione di sangue, emocomponenti e derivati. Inoltre controllava l’adeguamento delle strutture trasfusionali ai requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi previsti dalla normativa europea, nazionale e regionale.
Convenzioni industriali, emovigilanza e rintracciabilità
Il CRS disciplinava i rapporti convenzionali con le industrie di lavorazione del plasma per la produzione di emoderivati e coordinava i rapporti con consorzi interregionali e sovranazionali. Era anche previsto un ruolo centrale nell’emovigilanza e nella rintracciabilità degli emocomponenti, con verifica dei requisiti delle strutture di raccolta per garantire tracciabilità e controlli sull’intero processo trasfusionale.
Programmazione annuale e triennale
La legge prevedeva che il CRS, insieme alle associazioni e federazioni del volontariato del sangue, predisponesse un piano annuale delle attività trasfusionali e un piano triennale per sangue e plasma, da sottoporre alla Giunta regionale, previo parere della commissione consiliare competente.
Selezione del donatore e sangue cordonale
Il CRS doveva aggiornare periodicamente le modalità di selezione del donatore periodico nel rispetto del decreto ministeriale 3 marzo 2005 e fissare modelli di consenso informato e regole di trasporto e conservazione di sangue ed emocomponenti. Per il sangue cordonale, il CRS presiedeva e coordinava le attività di donazione e conservazione, definendo modalità di raccolta, trasporto e convenzioni della banca regionale con altre banche nazionali e internazionali.
Disciplina finanziaria e sospensione dell’efficacia
La legge prevedeva per il solo esercizio finanziario 2011 una copertura iniziale di 500.000 euro a carico di specifiche risorse di bilancio regionale; per gli anni successivi la copertura sarebbe dovuta avvenire con la legge di bilancio e la collegata legge finanziaria. In seguito, il testo ha previsto la sospensione dell’efficacia della legge in attesa dell’attuazione del piano di rientro.
Stato di validità
L’atto è da considerarsi sostanzialmente obsoleto e non applicabile nella pratica, poiché la Corte costituzionale, con sentenza n. 131 del 2012, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di numerose disposizioni centrali e delle ulteriori norme collegate.
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