Cassazione Civile, Ordinanza n. 14322/2026 del 14/05/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (società)
La controversia
Un proprietario di un natante aveva stipulato con una società un contratto di ormeggio e ricovero con custodia in capannone nei mesi invernali. Dopo il trasferimento dell'imbarcazione in altra darsena, il proprietario sosteneva di avere riscontrato danni rilevanti al bene, che imputava all'inadempimento della società per avere lasciato il natante esposto alle intemperie nel piazzale anziché ricoverarlo al chiuso nel periodo ottobre 2017-aprile 2018. Chiedeva quindi il risarcimento dei danni, documentandoli con una consulenza tecnica di parte e fotografie. La società contestava la domanda e deduceva anche un preteso contrasto con il giudicato derivante da un decreto ingiuntivo non opposto relativo a canoni non pagati. Il Tribunale rigettava la domanda e la Corte d'appello confermava, ritenendo non provata la riconducibilità dei danni al dedotto inadempimento. In cassazione il ricorrente ha dedotto: 1) violazione dell'art. 2697 c.c., sostenendo che l'onere della prova dell'adempimento o della causa non imputabile gravasse sulla debitrice; 2) violazione delle norme sulle prove, lamentando il mancato rilievo probatorio della perizia di parte, delle fotografie e della prova testimoniale; 3) nullità della sentenza per mancata ammissione della CTU, ritenuta invece necessaria e non esplorativa.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha affermato che la Corte d'appello non aveva invertito l'onere della prova, ma aveva semplicemente rilevato che il creditore non aveva dimostrato il nesso tra i danni lamentati e il dedotto inadempimento della società. Ha ritenuto inammissibili il secondo e il terzo motivo perché diretti a ottenere una nuova valutazione del materiale probatorio e perché la scelta di disporre o meno la consulenza tecnica d'ufficio è rimessa al prudente apprezzamento del giudice di merito, censurabile nei limiti dell'art. 360, n. 5, c.p.c. La decisione è stata quindi confermata, con condanna del ricorrente alle spese e all'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 2697 c.c.
L'onere della prova della fonte del diritto e dell'allegazione dell'inadempimento grava sul creditore, ma resta a suo carico anche la prova della riconducibilità causale dei danni all'inadempimento dedotto; non vi è violazione della norma se il giudice di merito si limita a negare tale prova.
art. 1174 c.c.
È richiamato per ribadire che l'imputabilità delle conseguenze dannose alla lesione dell'interesse all'esatta prestazione rientra nella sfera probatoria del creditore.
art. 116 c.p.c.
La censura sull'apprezzamento delle prove non è ammissibile quando mira a ottenere una rivalutazione del merito compiuta dal giudice.
art. 244 c.p.c.
La prova testimoniale non può essere utilizzata per sovvertire valutazioni di fatto e tecniche riservate al giudice di merito.
art. 2724 c.c.
Richiamato nel motivo di ricorso in relazione all'ammissibilità della prova testimoniale, ma la Corte non ne fa applicazione favorevole al ricorrente.
art. 61 c.p.c.
La nomina del consulente tecnico d'ufficio rientra nel potere discrezionale del giudice di merito.
art. 132 c.p.c.
La dedotta nullità per difetto di motivazione è esclusa perché la Corte d'appello ha motivato il diniego della CTU.
art. 191 c.p.c.
La richiesta di CTU è rimessa alla valutazione del giudice, non essendo obbligatoria in ogni controversia.
art. 360, comma 1, n. 3, c.p.c.
Le censure di violazione di legge non sono fondate quando in realtà contestano l'accertamento di fatto e la valutazione delle prove.
art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.
Non ricorre nullità della sentenza per il solo mancato ricorso alla CTU, se il giudice motiva sulla sua inutilità.
art. 360, comma 1, n. 5, c.p.c.
La decisione di non disporre la CTU è sindacabile, se del caso, solo nei limiti del vizio di motivazione/omesso esame, nei casi consentiti.
art. 348-ter, comma 5, c.p.c.
È richiamato per la preclusione derivante dalla 'doppia conforme' in relazione alle censure sul fatto e sulla motivazione.
art. 360 c.p.c.
Richiamato complessivamente per delimitare i motivi di ricorso e i limiti del sindacato di legittimità.
art. 380-bis.1 c.p.c.
Indica la trattazione in camera di consiglio del ricorso.
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. n. 115 del 2002
Ricorrono i presupposti per il versamento dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato da parte del ricorrente.
art. 1, comma 17, legge n. 228 del 2012
Norma richiamata per l'inserimento dell'art. 13, comma 1-quater, nel d.P.R. n. 115 del 2002.
Massime di principio
- In tema di responsabilità contrattuale, il creditore deve provare la fonte del rapporto e allegare l'inadempimento, ma deve anche provare che i danni allegati siano causalmente riconducibili alla condotta inadempiente del debitore.
- La violazione dell'art. 2697 c.c. non sussiste quando il giudice di merito non sposta l'onere probatorio sulla parte sbagliata, ma si limita a ritenere non raggiunta la prova del nesso tra inadempimento e danno.
- Le censure che mirano a una diversa lettura delle prove o a una nuova valutazione del materiale istruttorio sono inammissibili in cassazione, perché il giudizio sull'attendibilità e sull'idoneità delle prove spetta al giudice di merito.
- La consulenza tecnica d'ufficio non è un mezzo di prova in senso proprio e la sua ammissione rientra nel potere discrezionale del giudice di merito; il diniego è censurabile solo nei limiti consentiti dal vizio motivazionale.
- La prova testimoniale non può essere utilizzata per supplire a carenze probatorie quando la questione richiede valutazioni tecniche o quando la parte non abbia adeguatamente allegato e documentato i fatti rilevanti.
- Quando vi è doppia conforme di merito, le censure di fatto e di motivazione incontrano una significativa preclusione in sede di legittimità.
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