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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22327/2025 del 13/06/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Bari per violazione di legge (inosservanza o erronea applicazione) degli artt. 62-bis, 69 e 133 c.p.: il ricorrente deduce che la Corte d'appello, pur avendo dichiarato di applicare la riduzione di un terzo per le circostanze attenuanti generiche e la riduzione per il tentativo, ha operato un calcolo errato del trattamento sanzionatorio finale, ottenendo una diminuzione della pena inferiore a quella che sarebbe risultata dall'esatto computo aritmetico delle riduzioni previste.

La decisione

Il ricorso è stato accolto. La Corte di Cassazione ha rilevato un errore di calcolo nella determinazione della pena operata dalla Corte d'appello: dalla pena base (anni 5 ed euro 1.500) la Corte d'appello aveva correttamente applicato la riduzione per tentativo (1/3) portando a 3 anni e 4 mesi ed euro 1.000, ma ha errato nel successivo decremento di un terzo ex art. 62-bis, che avrebbe dovuto portare a 2 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione ed euro 667 di multa. Per questo motivo la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio e la Cassazione, esercitando il potere di cui all'art. 620, lett. l) c.p.p., ha rideterminato direttamente la pena in anni 2 e mesi 2 di reclusione ed euro 667,00 di multa.

Norme richiamate

  • art. 62-bis c.p.

    Applicata come causa di diminuzione della pena (riduzione di un terzo) successiva alla riduzione per tentativo; la Corte ha richiamato la necessità di un calcolo aritmetico corretto della diminuzione

  • art. 69 c.p.

    Norma che disciplina il tentativo: ha avuto rilievo nella riduzione della pena di un terzo per il tentativo del reato, operazione effettuata correttamente dalla Corte d'appello prima dell'errore aritmetico

  • art. 133 c.p.

    Riferimento alle regole generali di determinazione della pena in relazione a circostanze attenuanti/aggravanti e al computo della pena complessiva

  • art. 81 c.p.

    Riferito dall'appello in relazione all'aumento conseguente alla continuazione o altra causa di aumento: la Corte d'appello aveva indicato un aumento ex art. 81 nel proprio calcolo finale

  • art. 620, lett. l) c.p.p.

    Autorizza la Corte di Cassazione, in presenza di vizi che non richiedono rinvio, a pronunciare direttamente la modifica del provvedimento impugnato; la Corte l'ha invocata per rideterminare direttamente la pena corretta

Massime di principio

  • Quando in sede di valutazione della pena sono applicate più riduzioni e/o aumenti (es. riduzione per tentativo, poi diminuzione ex art. 62-bis, poi aumento ex art. 81), l'ordine e il calcolo aritmetico vanno eseguiti con precisione: errori di computo possono determinare annullamento parziale e correzione da parte della Cassazione.
  • La Corte di Cassazione, se l'errore riguarda soltanto il trattamento sanzionatorio e non implica un nuovo giudizio sulla responsabilità, può annullare senza rinvio e rideterminare direttamente la pena ai sensi dell'art. 620, lett. l) c.p.p.
  • La rinuncia dell'imputato ai motivi di appello relativi alla responsabilità può essere valutata come indice di resipiscenza e considerata nel trattamento sanzionatorio (attenuanti) dalla Corte d'appello, fermo restando l'obbligo di corretta quantificazione delle riduzioni conseguenti.
  • Nel calcolo delle riduzioni sulle sanzioni pecuniarie e sui periodi di reclusione occorre rispettare le regole aritmetiche e di arrotondamento vigenti: le frazioni devono essere convertite in giorni o euro coerenti con la normativa, per evitare dispute sulla misura finale della pena.
  • Se la difformità riguarda modalità di calcolo (e non la fondatezza delle circostanze), la correzione è di regola possibile senza riesame del merito della condanna sostanziale.

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