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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26437/2025 del 18/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Autiero impugnava l'ordinanza del Tribunale di Napoli che aveva rifiutato di applicare la disciplina del reato continuato in executivis tra i fatti oggetto di due sentenze. Deduceva violazione dell'art. 671 c.p.p. e vizio di motivazione, sostenendo l'unicità del disegno criminoso perché in entrambi i casi si trattava di ricettazioni con assegni indicanti lo stesso beneficiario (Autiero) e versati sul suo conto, e che il lasso temporale di un anno e cinque mesi non impediva il riconoscimento della continuazione.

La decisione

La Corte rigetta il ricorso. Richiama il principio secondo cui, anche in sede di esecuzione, il riconoscimento della continuazione richiede verifica di indicatori concreti (omogeneità del bene protetto, contiguità spazio-temporale, modalità, sistematicità, programmazione antecedente dei reati). Sottolinea l'onere dell'imputato di allegare elementi specifici e non bastano la mera contiguità cronologica o l'identità tipologica. L'ordinanza del Tribunale è ritenuta motivata e logica: la distanza temporale (1 anno e 5 mesi) e le differenze nelle modalità (in un caso l'assegno riscosso dalla titolare, nell'altro uso di un assegno con firma falsificata) indicano mera reiterazione/abitudinarietà e non un unico progetto criminoso. Conseguentemente il ricorso è infondato e viene condannato il ricorrente alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma invocata dal ricorrente in relazione al riesame in fase esecutiva: la Corte rileva che il suo richiamo non è sufficiente senza allegazioni concrete; il diritto processuale impone che sia provata la sussistenza degli elementi richiesti per la continuazione.

  • art. 81, secondo comma, cod. pen.

    Principio sostanziale del reato continuato: la Corte richiama che è richiesta un'unitaria e anticipata ideazione delle condotte, presente nella mente del reo al momento del primo fatto; l'orientamento giurisprudenziale esclude che la mera inclinazione a reiterare costituisca di per sé continuazione.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la condanna alle spese processuali a carico del ricorrente in caso di rigetto del ricorso.

Massime di principio

  • In sede esecutiva il riconoscimento della continuazione richiede la stessa approfondita verifica prevista nel giudizio di cognizione: non è sufficiente la sola analogia tipologica o la vicinanza cronologica.
  • Sovente l'onere della prova/gravel di elementi specifici ricade sul condannato che invoca la continuazione: devono essere allegati fatti concreti che dimostrino un progetto criminoso unitario già esistente al momento del primo reato.
  • Indicatori rilevanti per valutare la continuità sono: omogeneità del bene leso, contiguità spazio-temporale, modalità esecutive sovrapponibili, sistematicità e abitudini programmate, e elementi che provino la pianificazione antecedente; l'assenza o la disomogeneità di tali elementi depone per mera reiterazione/abitudinarietà.
  • Un intervallo temporale rilevante (es. oltre alcuni mesi, valutazione caso per caso) e differenze nelle modalità operative possono essere decisivi nel negare la continuazione.
  • Per difendersi efficacemente chi chiede il riconoscimento della continuazione dovrebbe produrre elementi probatori concreti (es. comunicazioni, tracce finanziarie che collegano le condotte, atti preparatori, dichiarazioni o documenti che attestino un piano unitario) e spiegare in modo puntuale la sovrapposizione progettuale dei fatti.
  • La giurisprudenza consolidata esclude che una scelta di vita dedita alla commissione di reati o la semplice abitudine a delinquere equivalgano automaticamente alla prova di un disegno criminoso unitario.

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