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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4794/2025 del 05/02/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente chiedeva l'ammissione all'affidamento in prova ai servizi sociali ex art. 47 Ord. pen.; il Tribunale di Sorveglianza di Catania rigettava l'istanza ritenendo che persista la pericolosità sociale dell'indagato, in particolare per una presunta condanna per il reato associativo ex art. 74 d.P.R. n. 309/1990, e per la mancata acquisizione di consapevolezza e resipiscenza. Il ricorrente denunciava invece un travisamento degli atti: nel cumulo esecutivo non risultava alcuna condanna per il reato associativo invocato come ostativo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha constatato che il Tribunale si era basato sull'esistenza di una condanna ostativa (art. 74 T.U. stupefacenti) che in realtà non figura nel titolo esecutivo; ha richiamato il principio sul vizio di travisamento della prova (che deve emergere dal provvedimento e svuotare la logica motivazionale) e ha annullato l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di Sorveglianza di Catania per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 47 legge 26 luglio 1975, n. 354 (Ordinamento penitenziario)

    art. 47, comma 3-bis (richiamato nel testo)

    La norma disciplina l'affidamento in prova ai servizi sociali e le condizioni per la concessione; nel caso è stata applicata come criterio di valutazione della possibilità di eseguire la pena in misura alternativa, valutando consapevolezza, resipiscenza e condizioni soggettive del condannato.

  • art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico stupefacenti)

    art. 74 (reato associativo in materia di stupefacenti)

    Nel provvedimento impugnato il Tribunale aveva ritenuto il reato associativo ostativo all'affidamento; la Corte ha rilevato che tale presupposto era inesistente nel cumulo esecutivo e che l'assunto ha distorto la valutazione sulla concessione del beneficio.

  • art. 648-bis cod. pen.

    art. 648-bis (ricettazione)

    Citato tra i reati per i quali il ricorrente è stato condannato e considerato nel quadro complessivo della pena da espiare, rilevante per la valutazione della pericolosità ma non qualificato come ostativo nella sentenza di cassazione.

  • artt. 73 e 74 d.P.R. n. 309/1990

    Art. 73 (illeciti relativi a sostanze stupefacenti) e art. 74 (associazione per delinquere in materia di stupefacenti) utilizzati nel quadro fattuale; la Corte richiede che l'esistenza di condanne ostative sia verificata concretamente e non presunta.

Massime di principio

  • Il rigetto di un beneficio (es. affidamento in prova) fondato su una condanna ostativa deve basarsi su documentazione esecutiva effettivamente esistente: l'esistenza della causa ostativa va verificata e motivata concretamente.
  • Il vizio di travisamento della prova è rilevante se emerge dal testo del provvedimento e se l'errore incide sulla coerenza logica della motivazione, rendendola illogica o infondata.
  • Se il Tribunale dà rilievo a un elemento fattuale (p.es. una condanna) che non è presente nel titolo esecutivo, ciò costituisce motivo di annullamento e rinvio per nuovo esame.
  • Nella valutazione dell'ammissione a misure alternative si considerano elementi come la consapevolezza del disvalore del reato, la resipiscenza, l'offerta lavorativa verificata e la fruizione di benefici intermedi (lavoro esterno, permessi premio); l'assenza di tali elementi può giustificare il diniego ma la motivazione deve riferirsi a fatti reali e accertati.
  • La revoca di un precedente affidamento per effetto di un nuovo cumulo esecutivo deve essere valutata alla luce della concreta entità della pena complessiva e delle successive modificazioni oggettive o soggettive che possono rendere nuovamente compatibile l'affidamento.

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