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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 27289/2021 del 07/10/2021

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il De Lia, locatore, aveva chiesto il rilascio dell'immobile concesso in locazione e il risarcimento danni nei confronti del Patronato Confsal e dell'Inpas. In primo grado il giudice aveva condannato il Confsal al rilascio e rigettato le domande nei confronti dell'Inpas e le pretese risarcitorie. La Corte d'appello ha confermato il rilascio nei confronti del Confsal e ha ritenuto non provato il danno richiesto dal locatore, oltre a considerare comunque non contestato il tempestivo rilascio dell'immobile da parte dell'Inpas. Il ricorrente ha impugnato in Cassazione per vizi processuali (omessa ammissione di prove testimoniali, vizio di motivazione, omesso esame di fatti decisivi) e per incongruità della valutazione del danno.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha dichiarato inammissibile il primo motivo per carenza di specificazione (art. 366 n.6 c.p.c.), ritenendo che il ricorrente non avesse indicato nel ricorso la collocazione processuale dei capitoli di prova testimoniale necessari per consentire l'esame in sede di legittimità. Ha poi ritenuto infondati gli altri motivi, ritenendo che la motivazione della corte territoriale fosse chiara, congrua e logica e che il ricorrente non avesse provato il concreto profilo di danno invocato (avendo limitato la domanda risarcitoria a specifica perdita di godimento e non al mancato pagamento dei canoni). Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato alle spese di giudizio in favore dell'Inpas, con liquidazione e indicazione degli oneri ulteriori relativi al contributo unificato.

Norme richiamate

  • art. 115 c.p.c.

    Richiamato come norma di riferimento sulle prove; la Corte ricorda l'onere di specificazione e allegazione delle prove invocate in cassazione come presupposto per la valutazione del motivo processuale

  • art. 116 c.p.c.

    Richiamato unitamente all'art. 115 in tema di prova; la Corte evidenzia che il ricorrente non ha adempiuto all'onere di indicare e qualificare i capitoli probatori

  • art. 360 n. 4 c.p.c.

    Norma sul vizio di motivazione; i supremo giudice ha valutato che la motivazione di merito non fosse carente o incongruente ai sensi di tale previsione

  • art. 366 n. 6 c.p.c.

    Applicata per dichiarare inammissibile il motivo che non indicava in quale sede processuale fossero stati prodotti i capitoli di prova testimoniale; la Corte sottolinea l'obbligo di delimitare il thema decidendum

  • art. 132 n. 4 c.p.c.

    Richiamato in relazione alla presunta carenza di motivazione; la Corte ha ritenuto che la motivazione fosse presente e logicamente comprensibile, non integrando i vizi contemplati dall'art.132 n.4

  • art. 118, co.1, disp. att. c.p.c.

    Citato in connessione con le regole di motivazione e decisione; la Corte ha valutato conforme la motivazione della corte territoriale con le disposizioni applicabili

  • art. 360 n. 5 c.p.c.

    Riferito ai motivi per omesso esame di fatti decisivi; la Corte ha ritenuto infondate le censure perché la decisione di merito aveva adeguatamente esaminato la domanda e la sua portata, non sussistendo omissioni decisionali

  • art. 369, comma 2, n. 4 c.p.c.

    Richiamato nella giurisprudenza citata circa l'obbligo di allegazione documentale in cassazione: i documenti prodotti in merito devono essere individuati e, se necessari, allegati o indicata la sede dove si trovano

  • art. 13 d.P.R. n. 115/2002, art. 1-bis

    Richiamato rispetto all'eventuale ulteriore contributo unificato dovuto: la Corte ha dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento di un ulteriore importo pari a quello eventualmente dovuto

  • art. 13 d.P.R. n. 115/2002, comma 1-quater

    Richiamato per attestare la sussistenza dei presupposti processuali del versamento dell'ulteriore contributo unificato da parte del ricorrente

Massime di principio

  • In cassazione i motivi che denunciano vizi procedurali relativi alla prova richiedono la specifica indicazione degli elementi di fatto e la precisa individuazione della sede processuale in cui le prove sono state offerte o subite; il richiamo generico è inammissibile (art. 366 n.6 c.p.c.).
  • La Corte di legittimità non sostituisce il giudizio di merito: la valutazione della congruità della motivazione dell'appello è limitata alla verifica che la ratio decidendi risulti nel testo e non sia radicalmente assente o contraddittoria (art.132 n.4 c.p.c. e art.360 n.4 c.p.c.).
  • Per ottenere un risarcimento del danno il ricorrente deve formulare chiaramente la tipologia di danno e provarla; pretese generiche o prove testimoniali non specificate non sono sufficienti a dimostrare il danno invocato.
  • Se una circostanza (es. la consegna tempestiva dell'immobile) non è stata contestata nelle parti in merito, il giudice può ritenere superflue prove ulteriori su quella specifica circostanza; il ricorrente che voglia contestarla deve renderlo manifesto e provare la contestazione.
  • La mancata proposizione o riproposizione in appello di specifici mezzi di prova può comportare l'impossibilità di valorizzarli in cassazione; va curare la tempestiva e puntuale gestione delle prove nel corso dei gradi di merito.
  • Il soccombente in cassazione può essere condannato al rimborso delle spese di legittimità e a contributi aggiuntivi previsti dalla normativa sui contributi unificati (d.P.R. 115/2002).

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