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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19429/2025 del 24/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso fondato su tre motivi: 1) violazione di legge e vizio di motivazione per la discrasia tra il dispositivo letto in udienza (condanna a 2 anni e €6.000) e la sentenza depositata (2 anni e 8 mesi e €6.000), la quale sarebbe un 'refuso' ma non esplicitamente rettificata nel dispositivo d'appello; 2) censura sulla commisurazione della pena, ritenuta prossima al massimo edittale; 3) censura per il diniego delle circostanze attenuanti generiche nonostante il percorso terapeutico successivo dell'imputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i profili di censura relativi alla valutazione delle circostanze attenuanti e alla congruità del trattamento sanzionatorio, ritenendo la valutazione della Corte territoriale un esercizio discrezionale non arbitrario. Tuttavia ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente alla misura della pena, rilevando che il dispositivo letto in udienza (più favorevole) prevale sul refuso del testo depositato, e ha rideterminato la pena in due anni di reclusione ed euro 6.000,00 di multa ai sensi dell'art. 620, lett. l, c.p.p.; per il resto la condanna per l'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990 è stata confermata.

Norme richiamate

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309

    Norma che incrimina la detenzione ai fini di spaccio; applicata per qualificare la condotta (26,42 g di crack in 39 bustine) e giustificare la gravità del reato ai fini del trattamento sanzionatorio.

  • art. 133 cod. pen.

    Criteri per la commisurazione della pena. La Corte territoriale li ha applicati valutando la gravità del fatto (quantità, dosi ricavabili, confezionamento) e ha motivato il diniego delle attenuanti generiche con elementi negativi della personalità dell'imputato.

  • art. 620, lett. l, cod. proc. pen.

    Consente alla Corte di Cassazione, in casi previsti, di annullare senza rinvio e di rideterminare la pena. Qui è stato usato per correggere la misura della pena sulla base del dispositivo letto in udienza ritenuto prevalente rispetto al refuso.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Richiamato per l'enunciazione dei motivi di ricorso; regula la forma di esposizione dei motivi in cassazione.

Massime di principio

  • Quando il dispositivo pronunciato in udienza e il testo della sentenza depositata divergono, il dispositivo orale può essere ritenuto prevalente se emerge chiaramente che il testo contiene un refuso; questa prevalenza può autorizzare la rideterminazione della pena da parte della Cassazione se prevista dalla norma (art. 620 c.p.p.).
  • La commisurazione della pena è materia di valutazione discrezionale del giudice di merito: la Cassazione interviene solo se l'applicazione dei criteri dell'art. 133 c.p. è manifestamente illogica o arbitraria.
  • Il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche richiede elementi positivi a favore dell'imputato; l'assenza di tali elementi legittima il diniego e la sola esistenza di un percorso terapeutico posteriore può non essere sufficiente se il giudice valorizza negativamente la condotta precedente.
  • In caso di procedimento abbreviato, va particolare cura a che il dispositivo scritto sia conforme a quanto pronunciato all'udienza: discrepanze formali non chiarite possono determinare correzioni da parte della Corte di legittimità.
  • Chi impugna deve segnalare tempestivamente e con precisione la discrasia tra pronuncia orale e testo depositato; la mancata esplicitazione del correttivo nel dispositivo d'appello può comunque essere sanata dalla Cassazione quando l'errore sia evidente.

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