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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26461/2025 del 18/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva riqualificato il fatto di cui al capo A) da tentato omicidio in lesioni personali aggravate, ritenendo la motivazione del riesame manifestamente illogica e contraddittoria. In particolare ha censurato: (i) l'affermazione secondo cui un'aggressione a mani nude escluderebbe di per sé il dolo di omicidio, in contrasto con la giurisprudenza di legittimità; (ii) la contraddizione tra la parte espositiva (che riferiva una direzione univoca dei colpi verso testa/nuca e la consulenza medico-legale) e la parte conclusiva (che parlava di colpi casuali non indirizzati a parti vitali); (iii) il travisamento della prova testimoniale con riguardo all'uso, prima dello sparo, di un manganello/bastone sottratto al pubblico ufficiale, fatto che potrebbe incrementare la idoneità offensiva dell'azione.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha confermato l'interesse del Pubblico Ministero a impugnare la riqualificazione, ha rilevato errori di diritto (in particolare l'affermazione che l'uso delle sole mani escluderebbe il dolo di omicidio) e contraddizioni e travisamenti della prova nel provvedimento del riesame (contraddizione sulla direzione dei colpi; omissione del rilievo delle deposizioni che attestavano l'uso del manganello). Per tali ragioni la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata limitatamente alla qualificazione giuridica del fatto di cui al capo A) e ha rinviato al Tribunale del riesame per nuova valutazione del compendio indiziario e della qualificazione del reato, nel rispetto dei principi di diritto richiamati.

Norme richiamate

  • Cass. Sez. 3, n. 6738 del 12/01/2023 (Abdelaziz)

    Sez. 3, n. 6738 del 12/01/2023

    Principio secondo cui il Pubblico Ministero ha interesse concreto a ricorrere in materia cautelare quando la riqualificazione del fatto incida sulla durata massima della misura cautelare

  • Cass. Sez. 1, n. 11928 del 29/11/2018 (Comelli)

    Sez. 1, n. 11928 del 29/11/2018

    Conferma che la prova del dolo di omicidio è indiretta e va desunta da elementi esterni: natura e localizzazione delle lesioni, pluralità e intensità dei colpi, posizione delle persone, mezzo usato

  • Cass. Sez. 1, n. 35006 del 18/04/2013 (Polisi)

    Sez. 1, n. 35006 del 18/04/2013

    Indica fattori rilevanti per distinguere tentato omicidio da lesioni: sede delle lesioni, pluralità e forza dei colpi, idoneità del mezzo usato

  • Cass. Sez. 1, n. 24173 del 05/04/2022 (Rusu)

    Sez. 1, n. 24173 del 05/04/2022

    Richiama la necessità di valutare insieme l'atteggiamento psicologico e la potenzialità offensiva dell'azione (sede corporea, arma, modalità)

  • Cass. Sez. 1, n. 10926 dell'11/03/2022 (Campisi) e Sez. 1, n. 14810 del 16/01/2020 (Riccitiello e altri)

    Sez. 1, n. 10926/2022; Sez. 1, n. 14810/2020

    Costante giurisprudenza che afferma come l'aggressione a pugni e calci possa integrare il tentato omicidio se ricorrono pluralità, intensità, direzione verso zone vitali e posizione della vittima

Massime di principio

  • L'uso delle sole mani non esclude di per sé il dolo di omicidio: occorre valutare pluralità dei colpi, forza, direzione (es. testa/nuca) e posizionamento della vittima per accertare l'animus necandi.
  • Contraddizioni tra la parte espositiva delle fonti di prova e le conclusioni motivazionali (es. direzione dei colpi) possono configurare vizio di motivazione idoneo all'annullamento della decisione.
  • Il travisamento o l'omissione di elementi testimoniali rilevanti (es. testimonianze sull'uso di un'arma o bastone) può incidere sulla qualificazione giuridica del fatto e sul giudizio sul dolo.
  • In sede cautelare il Pubblico Ministero ha interesse a impugnare se la riqualificazione incide sulla durata massima della custodia (es. da sei a tre mesi), anche se la misura cautelare è stata confermata in altra forma.
  • Alla nuova valutazione il giudice dovrà applicare i criteri giurisprudenziali consolidati: esaminare la condotta nel suo complesso, la capacità offensiva dell'azione e i segni obiettivi che consentono una prognosi ex post sull'idoneità a cagionare la morte.

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