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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 10460/2022 del 31/03/2022

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La RDB impugnava l'ingiunzione di pagamento emessa dal Comune di Milano per la restituzione del corrispettivo economico relativo a ore di permesso sindacale ritenute non spettanti (anni 1998 e 2000-2003). Denunciava errori nella interpretazione delle norme contrattuali (più articoli dei CCNQ) e contestava la valutazione della prova da parte della Corte territoriale, sostenendo che il Comune non avrebbe adeguatamente provato la riconducibilità delle ore di permesso all'eccedenza contestata e che l'amministrazione avrebbe avuto l'onere di informare le organizzazioni sindacali dell'esaurimento del monte ore.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che i motivi di impugnazione fossero, in gran parte, ricostruzioni critiche del merito (valutazione del materiale istruttorio) e che mancasse la specificità richiesta per la cassazione ai sensi della giurisprudenza di legittimità (Cass. SS.UU. n.23745/2020 e art. 366 c.p.c.), cioè l'indicazione puntuale delle norme ritenute violate e il raffronto tra precetto normativo e motivazione della sentenza impugnata. Quanto al presunto omesso esame di fatto decisivo, la Corte ha ritenuto la censura inammissibile alla luce della doppia conforme. Pertanto la decisione di merito che aveva rigettato la domanda della RDB resta confermata e il ricorrente è condannato alle spese di giudizio (euro 200,00 per esborsi, euro 3.500,00 per compensi, oltre oneri), con obbligo di versamento ulteriore del contributo unificato secondo art.13 d.P.R. n.115/2002.

Norme richiamate

  • R.D. n. 639/1910, art. 3

    Norma richiamata quale base dell'ingiunzione di pagamento per il recupero delle somme corrisposte in eccesso; la Corte territoriale ha ritenuto che il Comune avesse esercitato correttamente l'azione richiesta da tale disposizione.

  • Codice Civile, artt. 1362 e 1363

    Richiamati nel motivo di ricorso in relazione all'interpretazione delle norme contrattuali; la Corte ha ritenuto che il ricorrente non avesse dimostrato il malgoverno delle regole ermeneutiche applicate dalla Corte d'appello.

  • Contratti Collettivi Nazionali Quadro (CCNQ)

    art. 11 e 15 del CCNQ 7.8.1998; art. 4 del CCNQ 24.9.2007; art. 9 del CCNQ 9.10.2009; CCNQ 3.11.2011

    I CCNQ erano invocati dal ricorrente per sostenere obblighi informativi dell'amministrazione e limiti all'utilizzo dei permessi; la Corte ha ritenuto che le questioni interpretative sollevate fossero dedotte in modo non sufficientemente specifico per il sindacato di legittimità.

  • Codice di Procedura Civile, artt. 633, 645, 116

    artt. 633, 645 e 116 c.p.c.

    Richiamati nella doglianza sulla prova e sulle modalità di ingiunzione; la Corte ha ritenuto congrua la valutazione della Corte territoriale circa l'adempimento dell'onere della prova da parte del Comune.

  • Costituzione, art. 111

    Invocato ex art. 111 Cost. nel contesto delle garanzie del giusto processo; la Corte ha ritenuto comunque inammissibili le doglianze procedurali per carenza di specificità.

  • Codice di Procedura Civile, art. 366, comma 1, n. 4

    art. 366, comma 1, n. 4 c.p.c.

    Norma richiamata dalla Corte come parametro per la specificità dei motivi di cassazione: il ricorrente doveva indicare puntualmente le norme di legge violate e confrontarle con le parti della sentenza impugnata.

  • Codice di Procedura Civile, art. 348-ter, comma 4

    art. 348 ter, quarto comma, c.p.c.

    Richiamato rispetto al principio della doppia conforme: la doglianza di omesso esame di fatto decisivo è inammissibile se sussiste il doppio conforme tra primo e secondo grado.

  • Cassazione, Sezioni Unite, n. 23745/2020

    Cass. SS.UU. n. 23745/2020

    Giurisprudenza richiamata dalla Corte per precisare l'onere di specificità dei motivi di cassazione e il divieto di demandare alla Corte l'individuazione delle norme violate mediante ricerca officiosa.

  • d.P.R. n. 115/2002, art. 13, co. 1 quater

    art. 13, co. 1 quater d.P.R. n. 115/2002

    Norma richiamata per l'obbligo di versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Massime di principio

  • In giudizio di legittimità (cassazione) è essenziale indicare con precisione le norme ritenute violate e confrontarle esplicitamente con i passaggi di motivazione della sentenza impugnata; argomentazioni generiche o la mera richiesta di riconsiderazione del materiale probatorio sono inammissibili.
  • La valutazione della prova e la ricostruzione dei fatti spettano in primo luogo ai giudici del merito: la cassazione non è sede per rinnovare la valutazione del materiale istruttorio salvo profili di violazione di diritto puntualmente dedotti.
  • La produzione o l'esistenza di registri o applicativi centralizzati (es. GEDAP) può costituire elemento probatorio idoneo a dimostrare l'eccesso di fruizione di permessi sindacali se il gestore/ente ne dà prova e il relativo riferimento non è contestato adeguatamente in fatto.
  • Le organizzazioni sindacali, pur potendo invocare obblighi informativi contrattuali, devono dimostrare concretamente la violazione di tali obblighi con riferimento a norme specifiche e fatti determinati; l'asserita mancata conoscenza non basta se la documentazione oggettiva è disponibile.
  • La presenza di decisioni conformi in primo e secondo grado (doppia conforme) limita l'accesso in cassazione su determinate censure, in particolare sul c.d. omesso esame di fatto, rendendo tali motivi spesso inammissibili.
  • In ipotesi di soccombenza in Cassazione, le spese seguono la parte perdente e il giudice può disporre somme a titolo di esborsi, compensi e contributo unificato; occorre valutare preventivamente il rischio economico del ricorso.

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