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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11084/2025 del 19/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di Casoria per manifesta vaghezza e lo condanna alle spese e al versamento di euro 3.000 alla cassa. Per Amato accoglie parzialmente il ricorso solo in ordine all'errore di calcolo: annulla senza rinvio la parte sanzionatoria e ridetermina la pena in anni 7 e mesi 9 di reclusione ed euro 37.000 di multa; rigetta per il resto le censure avanzate da Amato.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'Appello di Roma (05/03/2024) che, in rinvio dalla Suprema Corte, ha riconosciuto entrambi responsabili di plurime violazioni dell'art. 73, comma 1, D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, applicando l'aumento per la continuazione e rideterminando le pene. Le censure riguardano, congiuntamente, la presunta violazione degli artt. 132 e 133 c.p. per una rideterminazione della pena ritenuta meramente automatica e non motivata sotto i profili di adeguatezza e proporzionalità. Amato deduce inoltre un errore materiale di calcolo (la sentenza riporterebbe 7 anni e 10 mesi anziché 7 anni e 9 mesi). Casoria lamenta una diminuzione per le attenuanti generiche inferiore a un terzo nonostante le sue condizioni di salute.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, art. 73, comma 1

    Norma del testo unico sulle sostanze stupefacenti usata per qualificare i fatti contestati: entrambi sono stati dichiarati responsabili di più violazioni di tale articolo, con applicazione della continuazione.

  • Codice penale, art. 132

    Richiamato in relazione al calcolo e alla determinazione della pena; la censura era che la Corte d'appello avrebbe effettuato un calcolo automatico senza rispettare i canoni di adeguatezza.

  • Codice penale, art. 133

    Norma sull'individualizzazione della pena e sulle circostanze attenuanti/agggravanti: impugnata la mancata adeguata motivazione circa la compatibilità della pena con i criteri di proporzionalità.

  • Codice di procedura penale, art. 620, lett. i)

    Consentita alla Corte di Cassazione la correzione di un errore materiale nella sentenza impugnata (errore di calcolo attribuito ad Amato), provvedendo alla rettifica senza rinvio.

  • Codice di procedura penale, art. 616

    Richiamato in relazione all'inammissibilità del ricorso di Casoria: la Corte non ha rilevato l'assenza di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, con conseguente condanna alle spese.

  • Corte Costituzionale, sent. n. 186 del 7-13 giugno 2000

    Giurisprudenza richiamata sul tema dell'assenza di colpa nella produzione di atti inammissibili: citata per escludere la sottrazione del ricorrente alla condanna per inammissibilità.

Massime di principio

  • I motivi di impugnazione devono essere specifici e argomentati: lamentele vaghe o generiche (es. una semplice asserita "ingiustizia") sono ammissibili con difficoltà e possono portare all'inammissibilità e alla condanna alle spese.
  • Errori materiali o di calcolo nella determinazione della pena possono essere rettificati dalla Corte di Cassazione ai sensi dell'art. 620 c.p.p., anche annullando senza rinvio la parte sanzionatoria se l'errore è evidente.
  • Le censure sulla determinazione della pena ex artt. 132 e 133 c.p. richiedono di dimostrare concretamente che il giudice ha omesso i criteri di individualizzazione (adeguatezza, proporzionalità) e non la mera contestazione astratta di una 'automaticità' del calcolo.
  • Richieste fondate su condizioni personali (es. salute) per ottenere una maggiore diminuzione delle attenuanti devono essere provate e specificamente valutate in motivazione; affermazioni generiche non sono sufficienti.
  • In caso di inammissibilità del ricorso per colpa del ricorrente, la giurisprudenza e la legge consentono di irrogare sanzioni pecuniarie e la condanna al pagamento delle spese processuali.

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