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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 27577/2021 del 11/10/2021

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'Appello di Milano che aveva ritenuto legittima la revoca dell'incarico a tempo determinato conferito a Calandra, motivando la revoca con il mancato scorrimento di una graduatoria precedente; Calandra contestava la legittimità della revoca (violazione delle norme sulla autotutela e sulla motivazione degli atti amministrativi) e chiedeva il risarcimento del danno anche per la perdita del posto. Inoltre contestava la misura del risarcimento liquidato dalla Corte d'appello in relazione alla abusiva reiterazione dei contratti a termine.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato la maggior parte dei motivi di ricorso ma ha accolto il secondo motivo nella parte che censurava la legittimazione della revoca operata dalla Corte territoriale. Ha ritenuto che la Corte d'Appello si sia discostata dai principi secondo cui, in una procedura concorsuale, l'approvazione della graduatoria crea un diritto soggettivo all'assunzione e che la revoca della procedura concorsuale richiede l'esercizio corretto del potere di autotutela (art. 21 quinquies L. 241/1990) con motivazione che confronti l'interesse pubblico e gli interessi dei privati. Per questa ragione la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza impugnata limitatamente al capo che aveva ritenuto legittima la revoca e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello di Milano, in diversa composizione, per un nuovo esame conforme ai principi indicati. Sono stati invece respinti gli altri motivi (fra cui quelli relativi alla misura del risarcimento già disposto dalla Corte d'appello per la reiterazione abusiva dei contratti, che resta confermato). La Corte ha demandato al giudice di rinvio anche la regolazione delle spese del giudizio di cassazione.

Norme richiamate

  • art. 21 quinquies della legge n. 241/1990

    art. 21 quinquies L. 241/1990

    La revoca di un provvedimento amministrativo adottato nell'esercizio di un potere discrezionale deve essere motivata comparando l'interesse pubblico che giustifica la revoca con gli interessi dei privati; l'esercizio del potere di autotutela richiede il rispetto delle forme e dei limiti previsti dalla legge

  • art. 21 nonies della legge n. 241/1990

    art. 21 nonies L. 241/1990

    Riferimento alla disciplina dell'annullamento d'ufficio e al confronto fra presupposti di annullamento (vizio originario) e di revoca (nuova valutazione dell'interesse pubblico)

  • art. 36, comma 5 del d.lgs. n. 165/2001

    art. 36, comma 5, d.lgs. 165/2001

    Nel pubblico impiego privatizzato la conversione automatica del rapporto a tempo determinato in indeterminato è impedita: il rimedio può essere il risarcimento del danno; la misura deve essere intesa in modo compatibile con il diritto dell'Unione (criterio di effettività della tutela)

  • art. 32 della legge n. 183/2010

    La Corte ha richiamato questa norma come parametro per la quantificazione forfetaria del risarcimento (indennità compresa tra parametri minimali e massimali) nel caso di abuso di contratti a termine nel pubblico impiego, in conformità alla giurisprudenza della Corte di giustizia

  • art. 18 della legge n. 300/1970

    Richiamato fra le norme rilevanti in tema di tutela contro il licenziamento e come riferimento normativo nell'originaria impugnazione circa la tutela reintegratoria vs compensativa

  • art. 8 della legge n. 604/1966

    Norma richiamata nel quadro normativo sul licenziamento e sulle relative tutele risarcitorie; utilizzata come parametro interpretativo insieme all'art. 32 L.183/2010 per la quantificazione del danno

  • Direttiva 1999/70/CE (accordo quadro, clausola 5)

    Direttiva 1999/70/CE, clausola 5 dell'accordo quadro

    La Corte ha richiamato l'interpretazione della Corte di Giustizia (causa Santoro) secondo cui l'Unione non impone necessariamente la conversione in contratto a tempo indeterminato ma richiede misure sanzionatorie efficaci (indennità fra 2,5 e 12 mensilità e possibilità di risarcimento integrale), non ostando all'uso di indennità forfettarie se accompagnate da possibilità di prova del maggior danno

  • art. 97 Cost.

    Principio che il reclutamento nella P.A. deve rispettare i principi di imparzialità e buon andamento e che l'accesso avviene tipicamente mediante concorso; la Norma giustifica la necessità di motivare scelte amministrative nella gestione delle procedure concorsuali

  • art. 360 n. 5 e n. 3 cod. proc. civ.

    art. 360 n. 5 e n. 3 c.p.c.

    Richiamati come limiti e criteri del sindacato di legittimità: il vizio per omesso esame di fatto (n.5) non è integrato quando il giudice di merito ha comunque trattato i fatti; il ricorso per violazione di norme (n.3) è lo strumento per censurare l'errata interpretazione di norme rilevanti

  • art. 1223 cod. civ.

    Richiamato in relazione all'onere della prova del danno effettivo (perdita di chance occupazionali), cui il lavoratore è soggetto se prova il maggior danno oltre l'indennità forfetaria

Massime di principio

  • Se la procedura per la copertura di un posto ha carattere concorsuale, l'approvazione della graduatoria crea in capo al vincitore un diritto soggettivo all'assunzione; l'amministrazione può sottrarsi solo per ragioni ostative originarie o sopravvenute oppure mediante un corretto esercizio del potere di autotutela
  • La revoca di una procedura concorsuale (o di atti connessi) deve essere motivata in modo completo e comparativo: l'amministrazione deve specificare le ragioni di interesse pubblico che prevalgono rispetto agli interessi dei candidati utilmente collocati nella graduatoria
  • Lo scorrimento della graduatoria è la modalità tendenzialmente preferenziale di copertura del posto, ma non è un obbligo assoluto; tuttavia la scelta di indire nuova procedura invece di scorrere la graduatoria richiede adeguata motivazione pubblica
  • Nel pubblico impiego privatizzato, l'abuso di contratti a termine non determina automaticamente la trasformazione in contratto a tempo indeterminato: l'ordinamento prevede l'indennizzo (forfetario o integrabile) come misura sanzionatoria, in conformità al diritto UE e alla giurisprudenza della Corte di Giustizia
  • La quantificazione del risarcimento per reiterazione abusiva di contratti a termine può fondarsi su indennità forfetarie previste dalla normativa (con possibilità per il lavoratore di provare un maggior danno), rispettando il criterio di effettività della tutela richiesto dal diritto UE
  • In sede di cassazione non è possibile ottenere la riconsiderazione completa delle valutazioni di fatto (omesso esame di documenti/prove) se la Corte di merito ha preso comunque in considerazione i fatti; il sindacato di legittimità è limitato a vizi di motivazione o violazioni di legge
  • Se si contesta una revoca amministrativa, conviene allegare e dimostrare: a) che la graduatoria era ancora efficace; b) l'assenza di ragioni sopravvenute impeditive; c) la mancata motivazione comparativa dell'interesse pubblico rispetto agli interessi privati

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