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Legge

L.R. Toscana 16/2009

Cittadinanza di genere.

Normativa regionaleL.R. Toscana 16/2009Non più vigente

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La legge toscana promuove la cittadinanza di genere in tutte le politiche regionali: conciliazione vita-lavoro, partecipazione femminile, bilancio e statistiche di genere, salute, lavoro, economia, comunicazione e formazione del personale. Prevede strumenti di coordinamento, finanziamenti a progetti e regole su revoca dei contributi. Contiene anche norme transitorie e finanziarie riferite soprattutto al biennio 2009-2010.

Cittadinanza di genere e pari opportunità nella Regione Toscana

Cittadinanza di genere e pari opportunità nella Regione Toscana

La legge attua lo Statuto toscano in materia di pari opportunità tra donne e uomini e introduce un quadro organico di politiche regionali per valorizzare le differenze di genere. La disciplina opera esclusivamente nell’ambito della Regione Toscana e si applica attraverso programmazione, coordinamento tra soggetti pubblici e privati, strumenti di monitoraggio e azioni di sostegno mirate.

Principi generali e obiettivi

La Regione riconosce il principio di cittadinanza di genere in tutte le politiche regionali e persegue obiettivi di pari accesso ai diritti, contrasto agli stereotipi, libertà e autodeterminazione della donna, sostegno all’imprenditorialità femminile, conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, equa distribuzione delle responsabilità familiari, partecipazione femminile alla vita politica e sociale, integrazione della prospettiva di genere nella programmazione e nell’attività normativa, nonché pari indipendenza economica tra donne e uomini.

Conciliazione vita-lavoro e progetti territoriali

La Regione promuove azioni per conciliare vita personale, familiare e lavorativa, tra cui:

  • sperimentazione di forme di organizzazione dell’orario di lavoro nella pubblica amministrazione e nelle imprese private;
  • distribuzione più equilibrata delle responsabilità familiari;
  • maggiore ricorso ai congedi parentali da parte degli uomini;
  • interventi sul governo del tempo e dello spazio urbano e sulla pianificazione degli orari della città;
  • contrasto agli stereotipi che limitano le scelte lavorative e i ruoli di responsabilità femminili.

I progetti sono predisposti da province, circondari, enti locali, categorie economiche e sociali territoriali e associazioni individuate dalla legge. Le province favoriscono la concertazione tra tali soggetti. Gli obiettivi, i requisiti generali dei progetti e l’ammontare delle risorse sono definiti nella programmazione regionale.

Rappresentanza, partecipazione e banca dati dei saperi delle donne

È istituita presso la commissione regionale competente una banca dati dei saperi delle donne, contenente curricula di donne con comprovate esperienze scientifiche, culturali, artistiche, professionali, economiche o politiche che lavorano o risiedono in Toscana. La banca dati serve a diffondere competenze femminili e a favorire una presenza adeguata delle donne nei ruoli rilevanti della vita regionale, anche ai fini di designazioni e nomine.

La legge modifica inoltre la disciplina regionale sulle nomine, prevedendo che, per gli organismi disciplinati esclusivamente dalla normativa regionale, le designazioni debbano contenere a pena di inammissibilità un numero pari di nominativi di entrambi i generi, con dichiarazione di inammissibilità da parte dei Presidenti competenti.

Progetti delle associazioni e forum annuale

La Regione finanzia anche progetti presentati da associazioni il cui statuto o atto costitutivo preveda la diffusione dei diritti di pari opportunità, la valorizzazione della condizione femminile o l’aiuto alla tutela in giudizio in caso di violazione dei diritti. Per accedere ai finanziamenti, le associazioni devono essere iscritte ai registri regionali previsti per le associazioni di promozione sociale o per il volontariato.

I progetti sono presentati alla Regione e approvati secondo tempi e modalità del piano regionale.

È inoltre previsto annualmente il Forum della cittadinanza di genere, come giornata di confronto sulle pari opportunità aperta a soggetti istituzionali e non istituzionali.

Coordinamento istituzionale e programmazione

È istituito il Tavolo regionale di coordinamento per le politiche di genere, sede di partecipazione e confronto sui temi oggetto della legge. Il Tavolo ha sede presso la Giunta regionale ed è presieduto dal Presidente della Giunta o dall’assessore delegato alle pari opportunità; i componenti sono individuati con deliberazione della Giunta.

La programmazione regionale è affidata al Programma regionale di sviluppo e al Documento di economia e finanza regionale, che definiscono indirizzi, obiettivi, priorità e interventi attuativi. La Giunta regionale dà attuazione agli interventi previsti dal DEFR.

Analisi di genere, bilancio di genere e statistiche

La legge rafforza l’analisi di genere nell’attività normativa e nella programmazione, imponendo che l’AIR tenga conto delle conseguenze delle opzioni normative sulla condizione di donne e uomini.

Il bilancio di genere, redatto dalla Giunta regionale, è strumento di monitoraggio e valutazione delle politiche regionali in tema di pari opportunità. Esso consente di valutare l’impatto differenziato su donne e uomini delle politiche di bilancio e della redistribuzione delle risorse, di analizzare gli effetti settoriali e di orientare priorità e spesa pubblica senza necessità di aumentare il bilancio complessivo. La Regione ne promuove la diffusione presso gli enti locali.

Le statistiche regionali devono essere adeguate in termini di genere; le statistiche prodotte dagli uffici regionali o finanziate dalla Regione devono incrementare la rilevazione, l’elaborazione e la diffusione dei dati disaggregati per genere.

L’IRPET è incaricato di predisporre un rapporto sulla condizione economica e lavorativa delle donne.

Politiche del lavoro, formazione e occupazione

La Regione promuove la parità di genere nelle politiche formative, del lavoro e dell’occupazione. In particolare:

  • l’offerta dell’obbligo formativo deve soddisfare in modo uguale le esigenze formative di entrambi i generi;
  • le politiche per l’occupazione femminile devono contrastare gli stereotipi sulle scelte formative, sui mestieri e sulle professioni a prevalente concentrazione femminile o maschile.

Politiche economiche e imprenditorialità femminile

Nell’ambito delle competenze regionali in materia di azioni positive per l’imprenditoria femminile e nel rispetto del codice delle pari opportunità, la Regione predispone azioni per:

  • promuovere la qualificazione professionale di lavoratrici e imprenditrici;
  • sostenere l’imprenditoria femminile, anche cooperativa, con particolare attenzione ai comparti innovativi;
  • agevolare l’accesso al credito per imprese a conduzione o prevalente partecipazione femminile.

Politiche sanitarie

La Regione integra il principio di parità nella politica sanitaria per evitare discriminazioni dovute a differenze biologiche o stereotipi sociali. Le misure previste comprendono:

  • iniziative di educazione alla salute dedicate alla salute delle donne nelle diverse fasi della vita;
  • attenzione al principio di pari opportunità nei piani sanitari;
  • promozione della ricerca scientifica che consideri le differenze tra donna e uomo nella protezione della salute, anche per accessibilità e attività diagnostica e terapeutica;
  • formazione del personale sanitario capace di individuare e trattare la violenza di genere;
  • raccolta e trattamento dei dati sanitari, ove possibile, disaggregati per genere.

Società dell’informazione e comunicazione istituzionale

La Regione promuove la cittadinanza di genere anche nella società dell’informazione e della conoscenza, con particolare attenzione alle pari opportunità nell’accesso alle tecnologie dell’informazione.

Sul piano della comunicazione istituzionale, la Regione promuove la cultura di genere e il contrasto agli stereotipi tramite iniziative che:

  • valorizzino la parità tra donne e uomini;
  • rappresentino la donna in modo non stereotipato nei ruoli sociali, professionali e politici;
  • promuovano una rappresentanza paritaria nel lavoro, nelle istituzioni e nella società.

Il rispetto di tali finalità è condizione per la finanziabilità delle attività di comunicazione sostenute dalla Regione. Le azioni sono svolte anche tramite il CORECOM.

Formazione del personale regionale

La Regione promuove informazione e formazione per tutto il personale regionale al fine di diffondere la cultura dell’uguaglianza e contrastare la discriminazione di genere. Sono previsti anche corsi per la dirigenza e per il personale che gestisce risorse umane, nonché ulteriori corsi di qualificazione su pari opportunità, per integrare stabilmente la prospettiva di genere nelle politiche di settore.

Revoca dei finanziamenti e controlli

I finanziamenti concessi per i progetti previsti dalla legge sono revocati totalmente, con recupero delle somme e degli interessi, in caso di:

  • dichiarazioni false;
  • mancata realizzazione dell’iniziativa;
  • uso delle somme per finalità diverse da quelle programmate;
  • omessa rendicontazione.

È prevista la revoca parziale se il progetto è realizzato solo in parte o con ritardo immotivato.

Regime transitorio e copertura finanziaria iniziale

Il primo piano regionale è stato predisposto per il biennio 2009-2010 e non conteneva la relazione prevista dalla disciplina ordinaria. Per il 2009, in attesa del piano, erano attuate iniziative di coordinamento secondo le modalità già avviate dalla normativa finanziaria 2007.

Per quel primo ciclo, il bilancio di genere non era redatto; la sua implementazione era prevista gradualmente.

La legge quantifica le risorse iniziali per il biennio 2009-2010 e le collega al bilancio regionale e al DEFR. Le risorse successive sono demandate alla legge di bilancio.

Entrata in vigore

La legge è entrata in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione Toscana.

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