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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11490/2025 del 21/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza di appello che aveva dichiarato la prescrizione del reato ex art. 392 c.p.; sostiene che la sua condotta (apposizione di una grata su una recinzione preesistente) non avrebbe arrecato alcun pregiudizio alle persone offese, per cui il reato non sarebbe configurabile e chiede l'assoluzione nel merito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il motivo proposto fosse una rivisitazione di fatti valutati in sede di merito, non consentita in sede di legittimità. I giudici hanno confermato il presupposto fattuale secondo cui la grata è stata collocata in modo da impedire l'uso dell'accesso carrabile della parte civile (Melis), integrando così la violenza sulle cose ai sensi dell'art. 392 c.p.; perciò la declaratoria di prescrizione pronunciata in appello è corretta (prescrizione e non assoluzione). Il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili Deidda Teresina e Melis Ignazio, liquidate in euro 3.686,00 per ciascuna, oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 392 cod. pen.

    La norma è stata interpretata nel senso che la "violenza sulle cose" può consistere anche in un mutamento nella destinazione d'uso o nella collocazione di un oggetto (es. grata) che, pur senza danni materiali, ostacoli in modo apprezzabile l'esercizio del diritto o il possesso della parte offesa.

  • art. 131-bis cod. pen.

    Richiamata in relazione al giudizio di primo grado (riconosciuta quale causa di non punibilità), ma la decisione d'appello e la Cassazione hanno comunque valutato la configurabilità del reato sotto il profilo fattuale; la norma rimane rilevante per il processo di merito.

  • Sez.6, n. 35876 del 20/06/2019 (Costantino) - giurisprudenza

    Giurisprudenza citata a sostegno del principio che la violenza sulle cose può consistere in un mutamento dell'uso del bene che ostacola il diritto della persona offesa, anche senza danno materiale.

  • Sez.6, n. 46242 del 22/05/2012 (Tribastone) - giurisprudenza

    Ulteriore precedente che ammette la configurabilità del reato quando una recinzione o simile intervento impedisca l'accesso o l'esercizio del diritto della controparte.

Massime di principio

  • La condotta consistente nel porre un ostacolo fisico su un bene immobile (es. apporre una grata su una recinzione) può integrare il reato di violenza sulle cose anche in assenza di danno materiale se ostacola in modo apprezzabile l'esercizio di un diritto (es. accesso carrabile).
  • In sede di legittimità non è consentita una nuova valutazione dei fatti già pacificamente accertati in merito: i motivi che si risolvono in una diversa rilettura del materiale probatorio sono inammissibili.
  • La declaratoria di prescrizione in appello non elimina automaticamente le statuizioni civili; pertanto l'interesse ad impugnare può sussistere anche se il reato è prescritto, quando le pronunce civili sono confermate.
  • Chi impugna con argomentazioni fondate su valutazioni puramente fattuali corre il rischio di inammissibilità: è più efficace contestare questioni di diritto o vizi di procedimento concretamente rilevabili in Cassazione.
  • In conflitti di confine/servitù o contese su accessi, il mutamento dell'uso della cosa che impedisca l'esercizio del diritto contrario può configurare responsabilità penale oltre che civile.

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