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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 11480/2025 del 21/03/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso per cassazione è stato proposto dalla parte civile (Parigi) avverso la sentenza della Corte d'appello di Firenze che aveva assolto Passamano e Masi dai reati (truffa in concorso e, per Passamano, ricettazione). Il motivo dedotto contestava la motivazione della Corte territoriale sotto i profili di violazione di legge (artt. 18 e 19 del d.lgs. 21/11/2007 n.231 in relazione all'art. 640 c.p.) e di contraddittorietà e manifesta illogicità nella valutazione dell'illiceità delle mendaci dichiarazioni rese da Passamano (che si era dichiarata unica proprietaria dei gioielli venduti) e del silenzio/condotta di Masi, sostenendo che tale mendacio aveva indotto l'acquirente all'acquisto e aveva determinato il pregiudizio seguito dal sequestro e dalla restituzione dei preziosi alla madre di Masi.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente agli effetti civili. Ha osservato che la Corte territoriale, pur avendo escluso la proprietà dei gioielli in capo a Passamano per la maggior parte dei pezzi, ha motivato in modo illogico ritenendo la dichiarazione mendace una mera escamotage commerciale; tale motivazione non ha considerato che il mendacio di Passamano, unitamente al comportamento di Masi, aveva creato nella parte civile una falsa apparenza che l'aveva indotta all'acquisto. Pertanto la Corte di cassazione ha annullato la sentenza impugnata limitatamente agli effetti civili e ha disposto il rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello per il nuovo giudizio, rimettendo a quest'ultimo anche la liquidazione delle spese di questo grado di giudizio. Ha inoltre chiarito la validità della procura speciale conferita alla parte civile per proporre impugnazione.

Norme richiamate

  • decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 (artt. 18 e 19)

    La normativa antiriciclaggio è stata richiamata dal ricorrente per qualificare il mendacio sulla titolarità dei beni come violazione rilevante in relazione al delitto di truffa; la Corte non risolve nel merito un'autonoma applicazione sanzionatoria del d.lgs. 231, ma riconosce che la falsità della dichiarazione patrimoniale può rilevare ai fini della responsabilità civile e che la valutazione dell'illiceità operata dalla Corte territoriale è stata contraddittoria.

  • art. 640 cod. pen.

    Riferimento al delitto di truffa, indicato nella doglianza della parte civile. La Corte di cassazione osserva che l'assenza dell'accertamento del delitto presupposto (furto) non determina automaticamente l'insussistenza di responsabilità civile per il mendacio che ha indotto all'errore.

  • art. 576 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione alla procura speciale conferita al difensore della parte civile per proporre impugnazione; la Corte conferma che la procura speciale può essere rilasciata anche prima della decisione impugnata purché esprima la facoltà di impugnare.

  • art. 573, comma 1-bis, cod. proc. pen.

    La Corte ha ritenuto non applicabile questa nuova disposizione (introdotta dal d.lgs. 10/10/2022 n.150) perché la costituzione di parte civile era avvenuta anteriormente alla data di operatività della norma; quindi la regola sulla costituzione successiva non rilevava nel caso concreto.

  • art. 622 cod. proc. pen.

    Sul fondamento dell'art. 622 la Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente agli effetti civili e ha disposto il rinvio al giudice civile competente per valore in grado di appello per il nuovo accertamento della responsabilità civile.

Massime di principio

  • L'assoluzione penale o la mancata qualificazione di un reato presupposto non esclude automaticamente la responsabilità civile: la valutazione della responsabilità civile (per es. per illeciti da dichiarazioni mendaci) può essere autonoma rispetto all'accertamento penale e richiede motivazione coerente.
  • Una dichiarazione mendace resa al momento della vendita che induce l'acquirente in errore può integrare i presupposti per la responsabilità civile (per danno da inganno), anche se il fatto non viene ritenuto penalmente integrato fino al riguardo richiesto per la condanna.
  • La motivazione della sentenza deve essere coerente e spiegare perché l'assenza di prova penale del reato presupposto determini anche l'insussistenza dell'illecito civile; la mancanza di tale spiegazione può giustificare l'annullamento limitato agli effetti civili.
  • La procura speciale conferita al difensore per proporre impugnazione è valida anche se rilasciata prima della decisione impugnata, purché esprima espressamente la facoltà di impugnare; attenzione alle disposizioni transitorie sulle costituzioni successive.
  • In caso di annullamento limitato agli effetti civili, il giudice civile (in grado d'appello, se competente per valore) procederà al nuovo accertamento della responsabilità civile e alla liquidazione del danno e delle spese processuali.
  • Per chi acquista preziosi o beni usati: documentare la titolarità e la provenienza, richiedere dichiarazioni scritte e documenti identificativi del cedente, e in caso di dubbi sospendere l'acquisto e richiedere verifiche; ciò riduce il rischio di subire sequestri e perdite.
  • Standard probatorio differente: il processo penale richiede prova oltre ogni ragionevole dubbio, mentre il giudizio civile si basa su criteri meno rigorosi; ciò può determinare risultati divergenti tra sedi penali e civili.

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