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Cassazione Civile, Ordinanza n. 14254/2024 del 22/05/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (notaio)

La controversia

La controversia nasce dalla stipula, davanti a un notaio, di un atto di compravendita di un terreno con fabbricati, poi risultati in parte non appartenenti agli alienanti. L'acquirente aveva ottenuto in primo grado la condanna del notaio al risarcimento del danno patrimoniale, comprensivo del maggior prezzo pagato e delle spese di registrazione, oltre alla manleva dell'assicuratore del professionista. La Corte d'appello ha però riformato la decisione, ritenendo che: 1) il danno patrimoniale per il maggior prezzo fosse stato implicitamente rinunciato quando, in sede di precisazione delle conclusioni, l'attore aveva circoscritto diversamente la domanda; 2) non fosse provata la spesa di registrazione; 3) la domanda di danno non patrimoniale, formulata solo in quella sede, non fosse stata devoluta al giudice d'appello perché mancava un appello incidentale. Il ricorrente ha proposto ricorso per cassazione con tre motivi: violazione di norme sulla responsabilità del notaio e sulla diligenza professionale, censura alla mancata prova delle spese di registrazione e alla mancata considerazione del danno non patrimoniale, oltre a contestare un passaggio motivazionale relativo alla restituzione di somme da parte dei venditori. Il notaio e gli assicuratori hanno resistito; il notaio ha proposto ricorso incidentale condizionato.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso principale. Ha ritenuto inammissibile il primo motivo perché investiva un profilo, quello dell'an della responsabilità del notaio, che era rimasto assorbito nella decisione d'appello, fondata sulla insussistenza, in parte per rinuncia implicita e in parte per mancanza di prova, di un danno risarcibile. Ha dichiarato inammissibile il secondo motivo: per la censura sulla prova delle spese di registrazione, per difetto di specifica indicazione del documento ex art. 366 n. 6 c.p.c.; per la censura sul danno non patrimoniale, per mancanza di reale argomentazione critica rispetto alla ratio della sentenza impugnata. Ha dichiarato inammissibile anche il terzo motivo perché diretto contro una considerazione meramente incidentale e non decisiva. Conseguentemente è rimasto assorbito il ricorso incidentale condizionato. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al pagamento dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

Massime di principio

  • Nel giudizio di cassazione non è ammissibile censurare una questione che la sentenza impugnata non ha deciso perché rimasta assorbita, se il ricorso non colpisce la ratio decidendi effettiva della decisione.
  • La deduzione di omesso esame o erronea valutazione di un documento richiede il rispetto dell'art. 366 n. 6 c.p.c., con specifica indicazione del documento, del suo contenuto rilevante, della sede di produzione e della sua collocazione negli atti di causa.
  • Una domanda formulata solo in sede di precisazione delle conclusioni e non devoluta al giudice d'appello con i mezzi di impugnazione rituali non può essere riesaminata in cassazione come se fosse stata validamente riproposta.
  • La censura rivolta contro un'affermazione meramente incidentale della sentenza, non costituente ratio decidendi, è inammissibile perché non incide sulla base decisoria della pronuncia impugnata.
  • Quando la decisione di merito si fonda sulla mancanza di prova del danno o sulla rinuncia implicita alla pretesa, le doglianze sulla responsabilità in astratto del professionista restano irrilevanti se non si attaccano specificamente tali autonome rationes.
  • rami:[

Come è indicizzato

MaterieResponsabilità professionaleImpugnazioniProve
RamiResponsabilità civileProcesso civile
IstitutiOnere della provaNullità

Testo integrale

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