Cassazione Penale, Sentenza n. 11486/2025 del 21/03/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per plurime ipotesi di riciclaggio (in particolare capo 5). Il ricorrente deduceva l'incompetenza territoriale del Tribunale di Genova e sosteneva che competente fosse il Tribunale di Velletri: il luogo del primo segmento delle condotte trasformatrici non è identificato con certezza e, mancando tale individuazione, a suo avviso deve prevalere il criterio sussidiario della residenza degli indagati (art. 9, comma 2, cod. proc. pen.). Osservava che l'imbarco a Genova è solo l'ultimo atto di una serie di condotte dissimulatorie (falsificazione di contratti, acquisto titoli di viaggio indicando veicolo diverso).
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondata l'eccezione di incompetenza territoriale: quando, nel reato di riciclaggio a consumazione progressiva, non è possibile identificare con certezza il luogo di consumazione del primo segmento della condotta, si applica il primo criterio succedaneo di cui all'art. 9 cod. proc. pen. (luogo dell'ultimo atto certo in cui si è realizzata parte della condotta), perciò il porto di Genova, luogo dell'imbarco e della dispersione della traccia identificativa, costituisce foro competente. Il Tribunale del riesame aveva correttamente applicato questo principio. A fronte del rigetto, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.
Norme richiamate
art. 9 cod. proc. pen.
Stabilisce i criteri per la determinazione della competenza territoriale: se non è identificabile con certezza il luogo di consumazione, si ricorre ai criteri succedanei nell'ordine previsto; la sentenza applica il primo criterio succedaneo (luogo dell'ultimo atto certo in cui si è realizzata parte della condotta) piuttosto che il criterio della residenza.
art. 8 cod. proc. pen.
Indica il luogo di consumazione del reato. In reati a consumazione progressiva la regola generale è riferirsi al luogo del primo atto trasformista; tuttavia, se tale primo luogo non è individuabile, occorre ricorrere ai criteri di cui all'art. 9.
art. 606, comma 1, lett. c, cod. proc. pen.
Norma che disciplina i motivi di ricorso per cassazione. Il ricorrente ha dedotto inosservanza degli artt. 8 e 9 come motivo di ricorso ai sensi di questa disposizione.
art. 616 cod. proc. pen.
Disposizione che regola la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso: applicata per condannare il ricorrente al pagamento delle spese.
Massime di principio
- Nel reato di riciclaggio realizzato con condotte frammentarie e progressive, la regola generale per determinare la competenza territoriale è il luogo del primo atto della condotta trasformista; però, se tale primo luogo non è identificabile con certezza, si applicano i criteri succedanei dell'art. 9 cod. proc. pen.
- Il primo criterio succedaneo (art. 9, comma 1) — il luogo dell'ultimo atto certo in cui si è realizzata parte dell'azione — prevale sul criterio fondato sulla residenza (art. 9, comma 2) perché è basato sul fatto e non sull'autore, rispettando la gerarchia normativa e il principio del diritto penale del fatto.
- Quando l'ultimo atto certo comporta dispersione o allontanamento della traccia identificativa (es. imbarco verso l'estero), quel luogo è particolarmente idoneo a costituire il foro competente, soprattutto se attiene all'atto decisivo di realizzazione dell'operazione di riciclaggio.
- Se si intende contestare la competenza territoriale, è importante documentare e dimostrare con elementi certi il luogo del primo segmento di condotta; in mancanza di tali elementi, il ricorso all'ordine dei criteri di cui all'art. 9 rischia di essere valutato negativamente.
- Il rigetto di un ricorso per incompetenza comporta, oltre al mantenimento della misura, possibile condanna alle spese processuali ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.; ciò va ponderato nella strategia difensiva.
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