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Cassazione Civile, Ordinanza n. 07147/2026 del 25/03/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (proprietari)

La controversia

La controversia nasce dall'impugnazione, da parte di un consorzio di bonifica, della sentenza d'appello che aveva confermato l'accoglimento della domanda di accertamento negativo proposta da numerosi proprietari di immobili urbani. Gli attori avevano sostenuto di aver ricevuto cartelle di pagamento per contributi consortili pur non traendo i loro immobili alcuna utilità dall'attività del consorzio e pur non avendo i beni destinazione agricola. Il Tribunale, dopo consulenza tecnica d'ufficio, aveva ritenuto insussistente il beneficio fondante la pretesa contributiva; la Corte d'appello aveva respinto il gravame del consorzio dichiarando inammissibile il primo motivo ex art. 345 c.p.c. per novità del tema d'indagine e per produzione in appello del Piano di classifica e della relativa delibera regionale, e disattendendo gli altri motivi. In Cassazione il consorzio ha dedotto: 1) violazione dell'art. 345 c.p.c., sostenendo che il richiamo al beneficio di natura idraulica fosse mera emendatio rispetto al beneficio di scolo prospettato in primo grado; 2) violazione di varie norme sostanziali e di interpretazione delle leggi pretesamente applicate in testo non vigente ratione temporis; 3) violazione dell'art. 112 c.p.c., assumendo che la Corte territoriale avesse pronunciato su censure mai proposte e avesse travisato il contenuto dell'atto di appello.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che tutti i motivi difettassero di specificità e autosufficienza ex art. 366 c.p.c., poiché il ricorso non riproduceva né localizzava adeguatamente le difese svolte nei gradi di merito e non consentiva di verificare il preteso parallelismo tra le questioni dedotte nei diversi gradi. In particolare, il primo motivo non si confrontava con una ratio decidendi autonoma della sentenza impugnata, costituita anche dalla produzione solo in appello della delibera regionale e del Piano di classifica, ulteriore ragione di inammissibilità ex art. 345 c.p.c.; il secondo motivo non indicava in modo puntuale quali norme fossero state richiamate e in quale testo vigente, né riportava il contenuto degli atti rilevanti; il terzo motivo era apodittico e privo della riproduzione essenziale dell'atto di appello. La Corte ha inoltre osservato che l'eventuale insufficiente esame delle argomentazioni di parte non integra violazione dell'art. 112 c.p.c., ma un diverso vizio motivazionale. È stato altresì disposto l'ulteriore contributo unificato ai sensi dell'art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002.

Norme richiamate

  • art. 345 c.p.c.

    È preclusa in appello la deduzione di un tema di indagine nuovo e la produzione di documenti non introdotti tempestivamente; la violazione di tale preclusione può sorreggere una ratio decidendi autonoma.

  • art. 366 c.p.c.

    Il ricorso per cassazione deve essere specifico e autosufficiente, contenendo gli elementi necessari per la completa cognizione della controversia senza rinvio ad atti esterni; in mancanza, il motivo è inammissibile.

  • art. 112 c.p.c.

    Il vizio denunciabile presuppone una pronuncia su domanda o motivo non devoluto; il mancato o insufficiente esame delle argomentazioni difensive non integra, di per sé, violazione dell'art. 112 c.p.c.

  • art. 360 c.p.c.

    I motivi sono stati formalmente dedotti come violazioni di legge o del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, ma sono stati ritenuti inammissibili per difetto di specificità.

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    In caso di inammissibilità del ricorso va dato atto dei presupposti per l'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ove dovuto.

  • art. 10 r.d. n. 215/1933

    Norma richiamata dal ricorrente in tema di contributi consortili e beneficio fondante la contribuzione.

  • art. 860 c.c.

    Richiamato dal ricorrente quale base normativa della pretesa contributiva consortile.

  • art. 90, lett. e), d.P.R. n. 616/1977

    Richiamato dal ricorrente nel tentativo di sostenere la correttezza della disciplina applicata ratione temporis.

  • art. 10, lett. f), L. n. 183/1989

    Richiamato dal ricorrente a sostegno del quadro normativo invocato per i contributi consortili.

  • artt. 10, 11, 15 Preleggi

    Richiamati per contestare l'errore della Corte d'appello nell'aver ritenuto applicate norme in versione successiva ai fatti di causa.

  • art. 375, secondo comma, c.p.c.

    Indica la trattazione del ricorso in camera di consiglio.

  • art. 380-bis.1 c.p.c.

    Indica il rito camerale applicato in Cassazione.

Massime di principio

  • Il ricorso per cassazione deve essere autosufficiente: chi denuncia errori di diritto o processuali deve riprodurre o localizzare gli atti e le difese rilevanti, così da consentire il controllo di legittimità senza accesso agli atti di merito.
  • Quando la sentenza impugnata si fonda su più rationes decidendi autonome e ciascuna è sufficiente a sorreggerla, il ricorso è inammissibile se non censura in modo specifico tutte le ragioni poste a base della decisione.
  • La deduzione in appello di un tema di indagine diverso da quello trattato in primo grado, così come la produzione di documenti nuovi quando preclusa, integra violazione dell'art. 345 c.p.c.
  • Nel giudizio di legittimità, la censura di violazione dell'art. 112 c.p.c. non può essere usata per contestare un preteso insufficiente esame delle argomentazioni della parte, che attiene semmai al diverso vizio della motivazione o dell'iter argomentativo.
  • Quando la disciplina applicabile è stata oggetto di interventi legislativi successivi, il ricorso deve indicare con precisione il testo normativo rilevante ratione temporis, altrimenti la censura è inammissibile.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContenzioso tributario
RamiProcesso civileTributi
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della prova

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