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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24244/2026 del 01/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO SENZA RINVIO

Favorevole al ricorrente (indagato)

La controversia

La vicenda riguarda una misura coercitiva dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria applicata a un indagato ritenuto gravemente indiziato di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio nell'ambito di una pratica urbanistica relativa a un progetto di struttura di vendita a Cisterna di Latina. Secondo l'imputazione cautelare, alcuni funzionari comunali e un consigliere comunale avrebbero agevolato l'approvazione del progetto della società 3Heads in cambio di utilità economiche, con il coinvolgimento del ricorrente, titolare di uno studio di architettura e padre di uno dei coindagati. Il ricorso deduceva tre gruppi di censure: 1) mancanza, contraddittorietà e illogicità della motivazione sui gravi indizi, perché il tribunale avrebbe valorizzato elementi estranei al capo d'imputazione, intercettazioni irrilevanti e vicende prive di rilievo penale, senza dimostrare un effettivo intervento del ricorrente nella vicenda corruttiva; 2) erronea applicazione dell'art. 319 c.p., poiché la delibera sarebbe stata conforme alla disciplina urbanistica e comunque non sarebbe stato provato un vero pactum sceleris o un rapporto sinallagmatico tra atto contrario ai doveri d'ufficio e utilità, essendo al più emersi pagamenti/fatturazioni che non dimostravano di per sé la corruzione; 3) carenza e illogicità della motivazione sulle esigenze cautelari, che il tribunale aveva desunto da fatti non penalmente rilevanti e senza spiegare l'attualità concreta del pericolo, nonostante il tempo trascorso e la misura prescelta, ritenuta persino contraddittoria rispetto alla finalità di contenere il rischio di recidiva.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata, disponendo la cessazione immediata della misura cautelare in corso di esecuzione. Ha ritenuto fondati sia i motivi sulla gravità indiziaria e sulla corretta sussunzione della condotta nell'art. 319 c.p., sia il motivo sulle esigenze cautelari. In particolare, ha rilevato che la motivazione del riesame era confusa e carente nell'individuare la partecipazione del ricorrente al fatto corruttivo e che, in materia di corruzione, non basta il mero riferimento a un generico contesto ambientale o a utilità economiche: occorre la prova, anche indiziaria ma rigorosa, di un rapporto sinallagmatico e del pactum corruttivo, con specificazione dell'atto contrario ai doveri d'ufficio e della funzione causale dell'utilità. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha osservato che il tribunale non aveva motivato adeguatamente sull'attualità concreta del pericolo di reiterazione, limitandosi alle condotte del 2022 e senza confrontarsi con il tempo trascorso; inoltre, la misura applicata era ritenuta strutturalmente inidonea e persino contraddittoria rispetto alle esigenze cautelari dedotte. Per questa ragione, è stata scelta la formula più favorevole dell'annullamento senza rinvio, anziché con rinvio.

Norme richiamate

  • art. 319 c.p.

    La corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio richiede un rapporto sinallagmatico tra l'atto e la promessa o ricezione dell'utilità; non è sufficiente il solo conflitto di interessi o la mera dazione di somme, ma occorre la prova del pactum corruttivo e della finalizzazione dell'utilità all'atto antidoveroso.

  • art. 110 c.p.

    Il concorso di persone può assumere forme atipiche e differenziate, ma il giudice deve comunque motivare sulla prova di una reale partecipazione alla fase ideativa o preparatoria del reato e sul nesso causale con l'azione degli altri concorrenti.

  • art. 192, comma 2, c.p.p.

    La dazione di utilità è solo un indizio e va valutata unitamente ad altri elementi di fatto; non può, da sola, provare la finalizzazione corruttiva.

  • art. 274, comma 1, lett. c), c.p.p.

    Il pericolo cautelare deve essere concreto e attuale; l'attualità non coincide con l'imminenza di specifiche occasioni di recidiva, ma richiede una valutazione prognostica aggiornata sulle possibilità di reiterazione, specie se è decorso un ampio lasso di tempo.

  • art. 626 c.p.p.

    La cancelleria deve curare gli adempimenti conseguenti alla decisione di annullamento senza rinvio con cessazione della misura cautelare.

Massime di principio

  • In materia di corruzione, la prova della responsabilità non può essere desunta in modo automatico dal contesto relazionale o da utilità economiche documentate: occorre accertare, anche indiziariamente ma con rigore, l'esistenza di un patto sinallagmatico tra utilità promessa o ricevuta e compimento dell'atto contrario ai doveri d'ufficio.
  • Il mero riferimento al concorso di persone non basta a colmare una motivazione carente: quando l'indagato non riveste la qualità di pubblico ufficiale, il giudice deve individuare con precisione la forma concreta della partecipazione criminosa e il suo contributo causale alla realizzazione del fatto.
  • La dazione di un vantaggio, anche se lecita nella forma o contabilizzata, può integrare il prezzo della corruzione solo se è dimostrata la sua funzione causale e finalistico-strumentale rispetto all'atto pubblico oggetto di mercimonio; altrimenti resta un fatto neutro o ambivalente.
  • In sede cautelare, l'attualità del pericolo di reiterazione richiede una motivazione specifica e aggiornata che tenga conto del tempo trascorso, della personalità dell'indagato, delle modalità del fatto e del contesto; non è sufficiente una motivazione che si limiti a richiamare la sola epoca della condotta.
  • Se la misura cautelare applicata risulta intrinsecamente incoerente con le esigenze dichiarate e non è più sostenibile alcuna valutazione concreta e attuale del pericolo, la Corte può annullare senza rinvio l'ordinanza, senza necessità di un nuovo giudizio rescissorio.

Come è indicizzato

MaterieCorruzioneImpugnazioniEsigenze cautelari
RamiReati contro la PAProcesso penaleMisure cautelari
SottomaterieCorruzione propria
IstitutiConcorso di personeOnere della prova

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