Cassazione Penale, Sentenza n. 10912/2025 del 19/03/2025
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Domanda di riparazione per ingiusta detenzione relativa alla custodia cautelare in carcere disposta dal GIP di Foggia dal 05/06/2019 al 23/09/2019 per il reato di rapina (artt. 110 e 628 c.p.) in concorso con Bonanno Anna. L'ordinanza di merito aveva rigettato la domanda ritenendo che il ricorrente avesse "colposamente omesso" di rappresentare elementi a sostegno della sua estraneità, comportamento che avrebbe fuorviato gli inquirenti e avuto efficacia causale sul ritardo nella scarcerazione. Successivamente l'ordinanza cautelare era stata revocata e la posizione archiviata a seguito di perizia antropometrica che ha escluso l'identità dei responsabili.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha ritenuto che la Corte d'appello non abbia concretamente individuato quale fosse la condotta ostativa attribuita al ricorrente né abbia spiegato il nesso causale tra tale presunta condotta e l'adozione o il mantenimento della misura cautelare. Alla luce dei principi di diritto richiamati (autonomia del giudizio di riparazione, valutazione "ex ante" del quadro indiziario, necessità di specifica motivazione quando si nega l'indennizzo per dolo o colpa grave), la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e rinviato per nuovo giudizio alla Corte d'appello di Bari in diversa composizione, riservando a quest'ultima anche la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.
Norme richiamate
art. 314 cod. proc. pen.
Norma che disciplina la domanda di riparazione per ingiusta detenzione; la Corte richiede che il diniego per dolo o colpa grave sia motivato con riferimento a condotte specifiche dell'istante che abbiano concorso a provocare la privazione della libertà.
art. 315 cod. proc. pen.
Indica il giudice competente per la domanda di riparazione (la Corte d'appello) e viene richiamato per inquadrare la competenza del giudice adito.
artt. 274 e 280 cod. proc. pen.
Norme sul contenuto e sui requisiti della motivazione degli atti giudiziari: il ricorrente censura l'omessa/illogica motivazione in relazione a questi articoli, principio richiamato dalla Cassazione circa l'obbligo di motivare in modo specifico le affermazioni che escludono l'indennizzo.
art. 110 e art. 628 cod. pen.
Norme del codice penale relative al concorso di persone nel reato e al reato di rapina (art. 628), che descrivono il fatto contestato originariamente al ricorrente e alla coimputata.
Massime di principio
- Il giudizio per la riparazione dell'ingiusta detenzione è autonomo rispetto al giudizio penale: va valutato "ex ante", cioè secondo il quadro indiziario disponibile quando fu adottata la misura cautelare.
- Per negare l'indennizzo sulla base di dolo o colpa grave l'autorità deve individuare condotte concrete, specifiche e accertate (o non negate) dell'istante che abbiano avuto idoneità a indurre in errore l'organo giudicante complessivo; affermazioni generiche non sono sufficienti.
- Se le condizioni della misura difettavano ab origine e ciò emerge sulla base degli stessi elementi che erano già a disposizione del giudice della cautela (ma valutati diversamente), non può essere escluso il diritto alla riparazione con riferimento a una condotta ostativa del soggetto.
- La relazione causale tra la presunta condotta dell'imputato e la durata o il mantenimento della custodia cautelare deve essere esplicitata: il giudice deve spiegare in che modo quella condotta ha influito sulle scelte cautelari.
- In pratica, chi chiede la riparazione deve vedere valutati sia gli elementi indiziari originari sia il comportamento processuale/extraprossessuale attribuito come causa dell'errore; il diniego dell'indennizzo richiede motivazione puntuale e non affermazioni sintetiche.
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