L.R. Sardegna 25/2025
Adeguamento della legge regionale 1° giugno 1979, n. 47 (Ordinamento della formazione professionale in Sardegna) e successive modifiche e integrazioni ai principi generali contenuti nel Piano nuove competenze - transizioni, approvato con decreto interministeriale del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro dell'economia e delle finanze
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa legge aggiorna la disciplina regionale sarda della formazione professionale per allinearla al Piano Nuove Competenze – Transizioni e al PNRR. Introduce regole su offerta formativa, trasparenza delle competenze, analisi del mercato del lavoro, certificazione, ruolo delle imprese e indicazione nei bandi dei risultati occupazionali attesi. Le modalità attuative devono essere definite entro il 31 dicembre 2026.
Adeguamento della disciplina sarda della formazione professionale ai principi del Piano Nuove Competenze – Transizioni
Adeguamento della formazione professionale in Sardegna ai nuovi principi di programmazione
La legge regionale della Sardegna interviene sulla legge regionale 1° giugno 1979, n. 47, per recepire i principi e le linee programmatiche del Piano Nuove Competenze – Transizioni, in coerenza con il PNRR. L’obiettivo è orientare il sistema formativo regionale verso maggiore aderenza ai fabbisogni del mercato del lavoro, valorizzazione delle competenze e rafforzamento del legame tra formazione, occupazione e imprese.
Offerta formativa regionale e orientamento ai fabbisogni
La Regione deve garantire un’offerta formativa costruita in risposta alla domanda espressa da persone e imprese, con il coinvolgimento del settore privato, delle parti sociali ed economiche nella programmazione e nell’attuazione. La programmazione è progressivamente orientata a percorsi per l’acquisizione di competenze nei settori chiave della crescita intelligente e sostenibile, in particolare:
- green economy;
- blue economy;
- innovazione tecnologica.
La definizione dell’offerta formativa deve basarsi sull’analisi dei fabbisogni formativi e delle competenze più richieste nel mercato del lavoro regionale, con priorità alle aree caratterizzate da maggiore disallineamento tra domanda e offerta di competenze. In tale prospettiva sono promossi i patti per le competenze.
Messa in trasparenza delle competenze e microcredenziali
Il sistema formativo regionale è progressivamente orientato a garantire, al termine anche di percorsi brevi, la messa in trasparenza delle competenze acquisite, comprese le microcredenziali. I modelli regionali devono evidenziare:
- le competenze specifiche acquisite;
- la durata del percorso formativo;
- il livello di qualificazione raggiunto;
- l’eventuale riconoscibilità nel sistema regionale delle qualifiche.
Nell’ambito dell’apprendimento permanente e della formazione continua, la Regione valorizza anche la formazione svolta in contesti di lavoro, mediante i servizi di individuazione, validazione e certificazione delle competenze, con rilascio di certificazioni che rendano evidenti competenze e frequenza di percorsi brevi, incluse le microcredenziali.
Analisi preventiva del mercato del lavoro e misure di accompagnamento
La Regione promuove e realizza sistemi di analisi preventiva del mercato del lavoro per orientare programmazione e definizione delle attività formative. Le analisi devono riguardare:
- i fabbisogni occupazionali;
- le competenze professionali richieste dai datori di lavoro;
- i fabbisogni formativi delle persone.
Le attività sono svolte in collaborazione con rappresentanze di imprese e lavoratori e con altri soggetti istituzionali. La programmazione formativa è progressivamente orientata all’uso di strumenti avanzati di labour market intelligence e alla stima dei risultati socio-occupazionali della formazione. Gli esiti delle indagini devono servire anche per introdurre misure di accompagnamento a favore dei soggetti più vulnerabili o a rischio di esclusione dal mercato del lavoro.
Sistema regionale di individuazione, validazione e certificazione delle competenze
La Regione promuove l’apprendimento permanente come diritto della persona lungo tutto l’arco della vita. Sostiene lo sviluppo delle competenze acquisite in contesti formali, non formali e informali attraverso il sistema regionale di certificazione delle competenze già istituito nel 2015, composto da:
- Servizio di certificazione delle competenze (SCC);
- Servizio di individuazione e validazione delle competenze (SIVaC).
La Regione, quale ente titolare ai sensi del d.lgs. n. 13 del 2013, esercita le funzioni di certificazione delle competenze afferenti al Repertorio regionale dei profili di qualificazione. Per i servizi di individuazione e validazione si avvale degli enti titolati, pubblici e privati, operanti nei servizi per il lavoro.
Il sistema deve assicurare pari dignità a apprendimenti formali, non formali e informali e rispettare i principi di terzietà, collegialità, oggettività, trasparenza e tracciabilità. Le certificazioni devono inoltre essere coerenti con le direttive e i regolamenti dell’Unione europea, così da garantirne riconoscimento e trasferibilità negli altri Stati membri.
Ruolo delle imprese, formazione continua e partenariato pubblico-privato
La legge valorizza il ruolo delle imprese nello sviluppo economico e occupazionale e nel funzionamento del mercato del lavoro. La Regione sostiene il loro coinvolgimento nelle forme di apprendimento basate sul lavoro, tra cui:
- alternanza scuola-lavoro;
- tirocini;
- apprendistato;
- formazione continua dei dipendenti.
È previsto un maggiore coinvolgimento del settore privato, delle istituzioni, delle parti sociali, degli istituti scolastici e delle imprese nella programmazione e attuazione dell’offerta formativa, anche tramite patti per le competenze e reti strutturali di co-progettazione, erogazione e monitoraggio.
Su richiesta delle imprese, la Regione promuove formazione professionale continua per persone occupate, finalizzata all’aggiornamento delle competenze in relazione ai processi produttivi e organizzativi. Nell’ambito della formazione continua si favorisce il raccordo con i fondi paritetici interprofessionali, con introduzione graduale di meccanismi di monitoraggio degli effetti occupazionali, in particolare per la formazione gestita da tali fondi.
Per incentivare il coinvolgimento imprenditoriale e il cofinanziamento privato, la Regione introduce strumenti di premialità collegati al numero di soggetti formati che raggiungono gli obiettivi occupazionali programmati, soprattutto nella transizione verde, e promuove partenariati pubblico-privati per interventi formativi coerenti con il fabbisogno di lavoro.
Indicazione dei risultati occupazionali nei bandi e negli avvisi
Negli avvisi e nei bandi per il finanziamento o l’attivazione di corsi di formazione professionale, l’amministrazione regionale deve indicare i risultati occupazionali attesi o stimati riferiti alle attività finanziate. Le stime devono basarsi su analisi recenti, riferite ad almeno uno degli ultimi tre anni, e su fonti verificabili, come:
- indagini di monitoraggio;
- banche dati istituzionali;
- report di valutazione;
- tracciamento di percorsi formativi pregressi.
Se disponibili, le informazioni comprendono anche i settori professionali di riferimento, la coerenza tra formazione ed esiti occupazionali attesi, nonché le fonti e le metodologie utilizzate per la stima.
Modalità attuative e tempistica
La Giunta regionale, su proposta dell’assessore competente, deve definire con propria deliberazione, entro il 31 dicembre 2026, le modalità di attuazione delle nuove disposizioni. La deliberazione è adottata previo parere della commissione consiliare competente, che si esprime entro quindici giorni; decorso tale termine, il parere si intende favorevole.
Aspetti finanziari ed entrata in vigore
La legge dichiara che non derivano nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio regionale. La legge entra in vigore il giorno della pubblicazione nel Buras, quindi dal 18 settembre 2025.
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