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Interpello

Risposta n. 234 del 9/09/2025

Agenzia delle Entrate

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

L'istante sostiene che le due procedure sono autonome, che non opera la consecutio temporum, e che avendo scelto di non emettere la nota al momento dell'ammissione (ai sensi del co. 3‑bis) può attendere l'esito definitivo del concordato: la conclusione infruttuosa del piano di riparto costituirebbe presupposto autonomo per emettere la nota di variazione ai sensi dell'art. 26 co. 2.

Concordato preventivo – consecuzione tra procedure concorsuali – emissione nota di variazione ex art. 26 d.P.R. 633/1972

Il quesito

La società ALFA chiede se, alla luce di due procedure di concordato aperte nei confronti di BETA (la prima revocata, la seconda ammessa e poi omologata) e della falcidia di parte del credito stabilita nel decreto di omologa, possa emettere la nota di variazione in diminuzione ai sensi dell'art. 26 (co. 2 e 3‑bis) a partire dal momento in cui la debitrice adempie agli obblighi concordatari convalidati dall'omologa.

Il parere dell’Agenzia

L'Agenzia rileva che, dati assunti come veri, non opera il principio di consecuzione fra le due procedure e che la disciplina post 26/05/2021 dell'art. 26 (Decreto Sostegni‑bis) è applicabile alla seconda procedura. Conferma che il creditore che ha partecipato alla procedura può attendere l'esito: in caso di esito infruttuoso/definitivo della procedura potrà emettere la nota di variazione ai sensi dell'art. 26 co.2. Condivide quindi la soluzione prospettata dall'istante.

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