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Ordinanza

Ordinanza n. 7/2026 - Pescara, Sezione 1

per l'annullamento del decreto di rigetto da parte dell'utg di Chieti del ricorso gerarchico avverso il DASPO emesso dal Questore di Chieti e avverso il provvedimento di DASPO emesso dal Questore di Chieti

Giustizia amministrativa202500535

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Abruzzo - Pescara, Sez. IOrdinanza istruttoriaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto di rigetto del ricorso gerarchico contro il DASPO e provvedimento di DASPO emessi dall'autorità di pubblica sicurezza di Chieti

Esito

INTERLOCUTORIO

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il DASPO emesso dal Questore di Chieti e il successivo rigetto del ricorso gerarchico da parte dell'Ufficio Territoriale del Governo di Chieti. Ha rappresentato di avere costituito, insieme alla propria compagna, una società di ristorazione giapponese e di avere stipulato un contratto di locazione commerciale per un immobile situato a 62 metri dallo stadio comunale, sostenendo di avere pianificato l'apertura dell'attività per intercettare la clientela frequentatrice dell'impianto sportivo. L'ordinanza non espone ulteriori motivi di illegittimità dedotti nel ricorso, ma ritiene necessario acquisire chiarimenti sull'effettiva apertura del ristorante, sul ruolo aziendale concretamente svolto dal ricorrente e sulla rilevanza, rispetto alla funzione preventiva del DASPO, di un'eventuale deroga al divieto che consenta al ricorrente di svolgere attività imprenditoriale o lavorativa, precisandone i limiti.

La decisione

Il TAR non ha definito la domanda di annullamento. Ha disposto un incombente istruttorio a carico dell'Amministrazione, ordinando il deposito, entro 30 giorni dalla notificazione o comunicazione dell'ordinanza, di una nota di chiarimenti dettagliata e documentata sulle circostanze relative alla società e al contratto di locazione, sull'effettiva apertura e gestione del ristorante da parte del ricorrente e sulla compatibilità di un'eventuale deroga lavorativa o imprenditoriale con la funzione preventiva del DASPO. La trattazione è stata rinviata alla camera di consiglio del 13 febbraio 2026. È stato inoltre disposto l'oscuramento dei dati identificativi delle parti private.

Norme richiamate

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    La disposizione è richiamata quale presupposto per l'oscuramento delle generalità e degli ulteriori dati identificativi delle parti private.

  • art. 10 Regolamento (UE) 2016/679

    La disposizione è richiamata, insieme alla normativa nazionale, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata in relazione all'oscuramento dei dati personali.

Massime di principio

  • Quando la decisione sulla legittimità di un DASPO dipende da circostanze fattuali relative all'attività lavorativa o imprenditoriale del destinatario, il giudice può ordinare all'amministrazione il deposito di chiarimenti dettagliati e documentati sull'effettivo svolgimento dell'attività, sul ruolo concretamente esercitato dall'interessato e sulla sua rilevanza rispetto alla funzione preventiva della misura.
  • Nel valutare la compatibilità tra il DASPO e lo svolgimento di un'attività lavorativa o imprenditoriale, assumono rilievo non soltanto l'esistenza formale dell'impresa o del rapporto locativo, ma anche l'effettiva apertura dell'attività, il ruolo aziendale del destinatario e i limiti di un'eventuale deroga al divieto di accesso.

Come è indicizzato

MaterieMisure prefettizie di sicurezzaIstruttoria processuale
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaOnere della prova e principio dispositivo

Testo integrale

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