Ordinanza ingiunzione o revoca n. 488 del 11/09/2025
Provvedimento dell'11 settembre 2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl Garante ha accertato che Cerba HealthCare Campania S.r.l. ha subito un attacco informatico al sito istituzionale e ai database collegati al CUP e al magazzino, con esfiltrazione di dati comuni e, per una parte degli interessati, anche di dati relativi alla salute. L’Autorità ha ritenuto illecito il trattamento per violazione dei principi di integrità e riservatezza, protezione dei dati fin dalla progettazione e sicurezza del trattamento, rilevando carenze nella sicurezza applicativa e nella custodia delle password. È stata quindi irrogata una sanzione amministrativa pecuniaria di 8.000 euro, con ordine di pagamento entro 30 giorni e disposizioni sulla pubblicazione del provvedimento.
Cerba HealthCare Campania S.r.l.: sanzione per data breach e misure di sicurezza inadeguate nel portale di prenotazione e nei database sanitari
Cerba HealthCare Campania S.r.l. – data breach su portale di prenotazione e database sanitari
Il provvedimento riguarda Cerba HealthCare Campania S.r.l. ed è conseguenza di una violazione dei dati personali notificata al Garante dopo un attacco informatico al sito istituzionale e ai sistemi collegati al CUP e al magazzino. L’episodio ha comportato l’esfiltrazione di dati comuni e, per una parte degli interessati, anche di dati relativi alla salute.
Origine del procedimento e attività istruttoria
La Società ha presentato notifica di data breach ai sensi dell’art. 33 GDPR, successivamente integrata. L’Ufficio ha richiesto chiarimenti sulle modalità di accesso ai sistemi, sulle misure di sicurezza adottate, sulle vulnerabilità della pagina web e sullo stato delle misure tecniche e organizzative adottate dopo l’incidente. Nel corso dell’istruttoria la Società ha depositato memorie difensive, relazione tecnica e ulteriori integrazioni.
Dinamica dell’incidente e dati interessati
Secondo quanto ricostruito, l’attacco ha sfruttato una vulnerabilità della pagina del portale istituzionale, consentendo accesso non autorizzato al server, navigazione del filesystem ed esfiltrazione di dati dai database a supporto dell’applicazione CUP e del magazzino. Sono stati coinvolti:
- pazienti;
- dipendenti;
- ex dipendenti;
- consulenti/collaboratori;
- pazienti e dipendenti di clienti.
La Società ha indicato l’esfiltrazione di dati personali comuni, credenziali e dati particolari, inclusi dati sanitari. In particolare, risultano esfiltrati 464 referti sanitari; nelle difese, la Società ha poi rappresentato che i file PDF coinvolti erano 467, con 464 file univoci contenenti dati sanitari. Il numero di interessati coinvolti, per i soli dati anagrafici e di contatto, è stato quantificato in 102.948.
Misure di sicurezza dichiarate e contromisure successive
La Società ha descritto una serie di presidi preesistenti, tra cui:
- firewall perimetrale e VPN;
- antivirus su postazioni e server;
- monitoraggio di rete;
- autenticazione tramite credenziali di dominio o locali per alcuni sistemi;
- uso di un account di posta esterno per assistenza ai pazienti.
Dopo la violazione sono state adottate diverse misure, fra cui:
- attivazione di un servizio anti-DDoS;
- blocco dell’IP attaccante;
- blocco degli accessi dall’estero;
- cambio di password amministrative e di gestione;
- spegnimento del web server;
- rimozione dei file malevoli;
- sospensione e successiva migrazione di servizi e applicativi;
- ulteriore rafforzamento del monitoraggio e della sicurezza;
- avvio di attività di bonifica, migrazione e dismissione di sistemi compromessi o esposti.
La Società ha anche riferito di aver effettuato comunicazioni agli interessati ai sensi dell’art. 34 GDPR, mediante e-mail, SMS, raccomandata, pubblicazioni sul sito e su quotidiani, oltre ad avvisi ai dipendenti e ai clienti coinvolti.
Valutazioni del Garante sulle violazioni normative
Il Garante ha richiamato i principi di:
- integrità e riservatezza, ex art. 5, par. 1, lett. f), GDPR;
- protezione dei dati fin dalla progettazione, ex art. 25 GDPR;
- sicurezza del trattamento, ex art. 32 GDPR.
L’Autorità ha evidenziato che, in presenza di trattamenti che coinvolgono un numero molto elevato di interessati e anche dati sulla salute, risultano necessari standard di sicurezza particolarmente elevati. Ha inoltre richiamato le Linee guida EDPB 9/2022 sulla notifica dei data breach e le Linee guida 4/2019 sull’art. 25 GDPR, sottolineando l’esigenza di verifiche periodiche, threat modeling, analisi della superficie di attacco e aggiornamento costante di sistemi e misure di protezione.
Profili di illecito accertati
L’istruttoria ha portato a ritenere che la Società non avesse adottato misure adeguate in tre ambiti principali:
- sicurezza applicativa: la pagina web compromessa presentava vulnerabilità che hanno permesso l’esfiltrazione dei dati;
- conservazione delle password: le password degli utenti erano conservate mediante una funzione di hashing ritenuta non robusta, mentre quelle degli amministratori del sito erano conservate in chiaro;
- privacy by design: non risultava adeguatamente integrato, fin dalla progettazione, un assetto di sicurezza idoneo a prevenire e contrastare il rischio, anche per sistemi preesistenti.
Il Garante ha quindi dichiarato l’illiceità del trattamento per violazione degli artt. 5, 25 e 32 GDPR.
Sanzione amministrativa e criteri di quantificazione
Applicando l’art. 83 GDPR, il Garante ha valutato la gravità della violazione come elevata, in ragione:
- della natura dei dati coinvolti, inclusi dati sulla salute;
- dell’elevato numero di interessati;
- della rilevanza dei rischi per i diritti e le libertà degli interessati.
Sono stati considerati anche elementi attenuanti, tra cui:
- l’assenza di reclami o segnalazioni pervenuti all’Autorità;
- la notifica del data breach effettuata dalla Società;
- la cooperazione nel corso dell’istruttoria;
- le misure adottate per contenere e mitigare gli effetti dell’attacco.
Tenuto conto di tali elementi, il Garante ha irrogato una sanzione amministrativa pecuniaria pari a euro 8.000,00 per la violazione degli artt. 5, 25 e 32 GDPR.
Dispositivo
Il provvedimento dispone:
- l’ordine di pagamento della sanzione di euro 8.000,00;
- il pagamento entro 30 giorni dalla notificazione;
- la pubblicazione dell’ordinanza ingiunzione sul sito del Garante;
- la pubblicazione del provvedimento sul sito dell’Autorità;
- l’annotazione delle violazioni e delle misure adottate nel registro interno dell’Autorità.
È inoltre richiamata la possibilità di ricorso all’autorità giudiziaria ordinaria ai sensi dell’art. 78 GDPR, degli artt. 152 del Codice privacy e 10 del d.lgs. 150/2011, entro 30 giorni dalla comunicazione, ovvero 60 giorni se il ricorrente risiede all’estero.
Punti principali
Origine del procedimento e violazione notificata
La Società ha notificato al Garante, ai sensi dell’art. 33 GDPR, una violazione dei dati personali conseguente all’attacco al sito istituzionale e ai server che ospitavano il portale e i database a supporto del CUP e del magazzino. L’istruttoria ha riguardato anche le integrazioni successive, le richieste di informazioni dell’Autorità e i riscontri forniti dalla Società.
Dati coinvolti e dinamica dell’attacco
L’attacco ha consentito l’esfiltrazione di dati dai database e, successivamente, di alcuni referti medici. Sono stati coinvolti pazienti, dipendenti, ex dipendenti e consulenti/collaboratori; i dati esfiltrati comprendevano dati comuni, credenziali e, per una parte dei casi, dati sanitari. La Società ha indicato 464 referti sanitari esfiltrati e oltre 102.000 interessati coinvolti per i soli dati anagrafici e di contatto.
Valutazione delle misure di sicurezza preesistenti
Il Garante ha esaminato le misure tecniche e organizzative dichiarate dalla Società, tra cui firewall, VPN, antivirus, monitoraggio degli eventi di sicurezza e procedure di autenticazione. Tuttavia, ha ritenuto che tali misure non fossero sufficienti a prevenire l’attacco, soprattutto per la vulnerabilità applicativa della pagina web compromessa e per l’inadeguata gestione delle password, incluse quelle amministrative conservate in chiaro.
Violazioni accertate
L’Autorità ha concluso che il trattamento è avvenuto in violazione degli artt. 5, par. 1, lett. f), 25 e 32 GDPR. In particolare, sono state contestate: l’assenza di misure adeguate per la sicurezza applicativa; la mancata adozione di misure adeguate per la conservazione delle password; il mancato rispetto del principio di privacy by design, anche in relazione a sistemi preesistenti.
Sanzione e pubblicazione
Considerata la gravità della violazione, la natura dei dati trattati e il numero elevato di interessati, il Garante ha irrogato una sanzione di 8.000 euro. Ha inoltre disposto la pubblicazione dell’ordinanza ingiunzione sul sito dell’Autorità e l’annotazione delle violazioni nel registro interno.
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