Prescrizioni del Garante n. 490 del 11/09/2025
Provvedimento dell'11 settembre 2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl Garante ha accertato che Silgan Dispensing Systems Vicenza s.r.l. ha reso accessibili a terzi non autorizzati, tramite una cartella condivisa su server aziendale, documenti contenenti dati personali di circa 20 dipendenti relativi a cessioni del quinto, prestiti e pignoramenti. La divulgazione, durata circa cinque giorni, è stata ricondotta a un errore umano, ma l’Autorità ha ritenuto illecito il trattamento per violazione dei principi di integrità e riservatezza e di minimizzazione/progettazione, con riferimento agli artt. 5, par. 1, lett. f), 24 e 25 GDPR. Considerate la colpa, l’assenza di precedenti e le misure correttive adottate dalla società, il Garante ha qualificato il caso come violazione minore e ha applicato un ammonimento anziché una sanzione pecuniaria.
Ammonimento a Silgan Dispensing Systems Vicenza s.r.l. per diffusione indebita di dati dei dipendenti in una cartella condivisa aziendale
Ammonimento a Silgan Dispensing Systems Vicenza s.r.l. per accesso indebito a dati dei dipendenti
Il provvedimento riguarda un trattamento di dati personali effettuato dalla società datrice di lavoro, nell’ambito della gestione di documentazione relativa a cessioni del quinto, prestiti e pignoramenti dei dipendenti. Il procedimento è nato da un reclamo del dipendente che aveva visualizzato tali documenti in una cartella condivisa del server aziendale.
Fatti e avvio dell’istruttoria
Il reclamante ha segnalato che, il 6 marzo 2023, utilizzando le proprie credenziali da un PC aziendale ad uso promiscuo, aveva trovato accessibili pagine e documenti contenenti dati strettamente personali di più dipendenti, tra cui distinte di bonifici e trattenute, con indicazione della somma trattenuta, del creditore e della banca beneficiaria.
L’Ufficio, con richiesta di informazioni ai sensi dell’art. 157 del Codice, ha chiesto chiarimenti sulle circostanze dell’accaduto e sul numero degli interessati coinvolti. La società ha risposto che l’11 marzo 2023 era stata informata dal delegato sindacale della presenza di documenti personali in una cartella accessibile ai lavoratori di reparto e che, dopo l’immediata attivazione dell’area IT, i file erano stati rimossi dal server alle ore 05:01 del 12 marzo 2023.
Riscontri forniti dalla società
La società ha sostenuto che l’accesso era stato possibile per un mero errore umano. Ha spiegato che i documenti erano stati caricati per errore in una cartella condivisa usata per attività operative e per lo scambio di dati tra HR e Finance, nel contesto della riconciliazione di informazioni da trasmettere al fornitore di servizi payroll. Ha inoltre dichiarato che i documenti erano rimasti disponibili per un tempo limitato e che, dopo l’evento, aveva avviato attività di privacy gap analysis e formazione interna.
La società ha anche riferito di aver modificato i modelli utilizzati per la "Distinta bonifici per trattenute prestiti/pignoramenti" e per la "Distinta riepilogo trattenute prestiti/pignoramenti", eliminando ogni riferimento al nominativo dei dipendenti interessati.
Valutazione giuridica del Garante
All’esito dell’istruttoria, il Garante ha accertato che la società, in qualità di titolare del trattamento, aveva reso disponibili a terzi non autorizzati i dati personali di circa 20 dipendenti per un periodo di circa cinque giorni, dal 6 all’11 marzo 2023.
L’Autorità ha ritenuto che la condotta fosse in contrasto con:
- l’art. 5, par. 1, lett. f), GDPR, che impone il trattamento in modo da garantire adeguata sicurezza e protezione da trattamenti non autorizzati o illeciti;
- l’art. 24 GDPR, che richiede misure tecniche e organizzative adeguate e la capacità di dimostrarne l’efficacia;
- l’art. 25 GDPR, relativo alla protezione dei dati fin dalla progettazione e per impostazione predefinita, con particolare rilievo al principio di minimizzazione.
Il Garante ha osservato che la successiva modifica dei modelli, dalla quale era stata eliminata l’indicazione del nome e cognome dei dipendenti, dimostrava che tali informazioni non erano necessarie rispetto alle finalità perseguite.
Esito del procedimento e misure adottate
Pur accertando l’illiceità del trattamento, l’Autorità ha preso atto del carattere colposo della violazione, dell’assenza di precedenti pertinenti e delle misure correttive adottate dalla società per evitare il ripetersi di situazioni analoghe. Ha quindi qualificato l’episodio come "violazione minore" ai sensi dell’art. 83, par. 2, GDPR e del considerando 148.
Ritenendo sufficiente una misura non pecuniaria, il Garante ha ammonito la società ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. b), GDPR, dichiarando l’illiceità del trattamento per violazione degli artt. 5, par. 1, lett. f), e 25 GDPR.
Disposizioni finali
Il provvedimento dispone:
- la pubblicazione sul sito internet del Garante, ai sensi dell’art. 154-bis, comma 3, del Codice e dell’art. 37 del Regolamento del Garante n. 1/2019;
- l’annotazione nel registro interno dell’Autorità delle violazioni e delle misure adottate, ai sensi dell’art. 17 del Regolamento del Garante n. 1/2019 e dell’art. 57, par. 1, lett. u), GDPR.
È inoltre indicata la possibilità di opposizione dinanzi all’autorità giudiziaria ordinaria ai sensi dell’art. 78 GDPR, degli artt. 152 del Codice e 10 del d.lgs. n. 150/2011, entro 30 giorni dalla comunicazione del provvedimento, ovvero 60 giorni se il ricorrente risiede all’estero.
Punti principali
Origine del procedimento e fatti segnalati
Il procedimento è stato avviato a seguito di un reclamo ex art. 77 GDPR presentato da un dipendente. Il reclamante ha segnalato che, durante la consultazione dell’intranet aziendale da un computer condiviso, erano visibili documenti contenenti dati personali di più dipendenti, tra cui distinte di bonifici e trattenute per prestiti, pignoramenti e cessioni del quinto, con indicazione del dipendente, del creditore e della banca beneficiaria.
Riscontri della società e cause dell’accesso
La società ha spiegato che i documenti erano stati caricati per errore in una cartella condivisa del server, accessibile anche ai lavoratori di reparto, nel contesto di uno scambio interno tra funzione HR e funzione Finance per la riconciliazione di informazioni da fornire al payroll provider. Ha riferito di essersi attivata immediatamente dopo la segnalazione, rimuovendo i file dal server e rendendoli non più accessibili.
Trattamento illecito e norme violate
Il Garante ha accertato che la società, in qualità di titolare del trattamento, ha reso disponibili a terzi non autorizzati i dati personali di circa 20 dipendenti per circa cinque giorni. La condotta è stata ritenuta non conforme agli artt. 5, par. 1, lett. f), 24 e 25 GDPR, poiché non sono state adottate misure tecniche e organizzative adeguate a garantire riservatezza, sicurezza e minimizzazione dei dati.
Valutazione del Garante e qualificazione come violazione minore
L’Autorità ha preso atto che l’evento è stato causato da un errore umano, che la società ha adottato misure correttive e che non risultano precedenti violazioni pertinenti. Alla luce del carattere colposo dell’accaduto e delle circostanze concrete, il caso è stato qualificato come violazione minore ai sensi dell’art. 83, par. 2, e del considerando 148 GDPR.
Provvedimento finale e misure disposte
Il Garante ha dichiarato l’illiceità del trattamento e ha ammonito la società ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. b), GDPR, ritenendo sufficiente tale misura in luogo della sanzione pecuniaria. Ha inoltre disposto la pubblicazione del provvedimento sul sito dell’Autorità e l’annotazione nel registro interno delle violazioni e delle misure adottate.
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