Cassazione Penale, Sentenza n. 11578/2025 del 21/03/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la conferma della condanna per minaccia aggravata dal metodo mafioso. Il ricorrente contestava la motivazione della Corte d'appello, sostenendo che: 1) il riferimento alla condanna per estorsione del figlio non fosse pertinente (peraltro non definitiva); 2) il richiamo al contesto territoriale (Qualiano) non può automaticamente qualificare ogni reato come aggravato dal metodo mafioso; 3) le espressioni minacciose, pur intimidatorie, non sarebbero oggettivamente idonee a costituire una coartazione riconducibile al metodo mafioso.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto corretta l'interpretazione della Corte d'appello secondo cui l'aggravante del metodo mafioso non richiede la prova di un'associazione mafiosa ma la configurabilità della minaccia/violenza nella veste tipica mafiosa. La Corte di merito ha considerato il contenuto linguistico delle frasi minacciose (allusive a un'appartenenza criminale) e il contesto fattuale (territorio con elevata incidenza di criminalità organizzata e legami familiari del ricorrente con soggetti intranei a un clan). La valutazione dei giudici di merito è stata ritenuta immune da vizi logici o di motivazione; il ricorso è stato quindi rigettato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 173, comma 1, disposizioni attuative cod. proc. pen.
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Richiamato come limite formale alla formulazione del ricorso in cassazione; il ricorso è stato esaminato nei limiti indicati da tale norma.
Giurisprudenza della Cassazione (principio di diritto)
Sez. 2, n. 32564 del 12/04/2023, Bisogni, Rv. 285018 - 02; Sez. 5, n. 21530 del 08/02/2018, Spada, Rv. 273025 - 01
La Corte afferma che per l'aggravante del 'metodo mafioso' non è necessaria la prova di un'associazione mafiosa: è sufficiente che la minaccia o violenza abbiano la veste propria della minaccia/violenza mafiosa, ossia la prospettazione della provenienza da un sodalizio criminoso che ne amplifica la forza intimidatoria.
Massime di principio
- L'aggravante del metodo mafioso può essere contestata anche in assenza di prova di un'associazione mafiosa formale; ciò che conta è la natura della minaccia/violenza e la sua percepita provenienza da un'organizzazione criminale.
- Nel valutare il metodo mafioso i giudici tengono conto sia del contenuto linguistico delle minacce (riferimenti ad appartenenze criminali, espressioni allusive) sia del contesto fattuale (caratteristiche del territorio, diffusione di criminalità organizzata, legami personali o familiari con soggetti di clan).
- La valutazione complessiva e non atomistica degli elementi probatori è decisiva: isolare singoli elementi può svilirne la valenza probatoria riconosciuta in giudizio.
- Le mere circostanze territoriali non bastano da sole, ma assumono rilievo unitamente ad altri indizi che rendano credibile la provenienza intimidatoria da un contesto mafioso.
- In sede di cassazione la Corte verifica la correttezza logico-giuridica della motivazione dei giudici di merito; se la motivazione appare coerente con i fatti e i principi giurisprudenziali, il ricorso viene rigettato.
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