Cassazione Penale, Sentenza n. 33672/2024 del 04/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Nardini impugna la sentenza di appello che lo aveva riconosciuto responsabile di più fattispecie di bancarotta (fra cui bancarotta societaria fraudolenta per distrazione e bancarotta documentale), contestando: a) l'elemento soggettivo e l'insignificanza/esorbitanza degli importi distratti (esiguità che escluderebbe il dolo di bancarotta o ne farebbe scattare la prescrizione); b) la qualificazione di "amministratore di fatto" e la sua responsabilità precedente e successiva al rilascio della procura generale; c) la qualificazione di taluni movimenti come distrattivi anziché finanziamenti soci o bancarotta preferenziale; d) la qualificazione della bancarotta documentale come dolosa e la sua attribuzione a Nardini; e) l'eccessività della pena e la mancata concessione di attenuanti (risarcimento). Richieste alternative di annullamento o riapertura istruttoria per nuovi accertamenti contabili.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso infondato e lo ha rigettato. Sono confermate in larga parte le conclusioni della Corte d'appello: responsabilità di Nardini per plurime condotte di bancarotta fraudolenta per distrazione e per bancarotta documentale (di natura generica); confermata la qualifica di amministratore di fatto e la sua responsabilità connessa; esclusa la qualificazione come finanziamento soci per i prelievi ponderati; ricusata la riqualificazione in bancarotta semplice ove non adeguatamente sostenuta; riconosciuta l'estinzione per prescrizione di uno dei reati contestati ma senza effetto sulla misura definitiva della pena, che rimane complessivamente confermata. La Corte ha inoltre osservato l'inammissibilità di deduzioni fattuali nuove non sollevate in sede di appello e la improcedibilità di una rivalutazione del merito in Cassazione.
Norme richiamate
Legge fallimentare (R.D. n. 267/1942), art. 216
Disciplina la bancarotta fraudolenta patrimoniale (per distrazione); la Corte richiama che si tratta di reato di pericolo e che non è necessaria prova di nesso causale diretto col fallimento: rileva la destinazione personale delle risorse e il depauperamento dell'impresa.
Legge fallimentare, art. 217 (comma primo n. 4)
Norma richiamata in relazione alla bancarotta semplice e alle ipotesi di estinzione per prescrizione segnalate dalla Corte d'appello.
Richiamata per profili relativi all'aggravamento del dissesto e alle conseguenze sanzionatorie fallimentari; la sentenza d'appello ha riformato il primo grado su queste posizioni, poi valutate in cassazione.
Definizione e conseguenze dell'amministratore di fatto: chi esercita in modo continuativo e significativo i poteri gestori è gravato degli stessi doveri e può essere ritenuto penalmente responsabile analogamente all'amministratore di diritto.
Codice penale, art. 40 comma 2
Principio di imputazione per concorso/inerzia: applicato per affermare responsabilità dell'amministratore di fatto anche per omissioni rispetto agli obblighi contabili e gestori.
Codice di procedura penale, art. 173 disp. att.
Richiamato per i limiti di enunciazione dei motivi di ricorso per cassazione (obbligo di esposizione sintetica dei motivi).
Codice di procedura penale, art. 606 comma 3
Richiama l'inammissibilità di censure non dedotte in appello: la Corte ha escluso che potessero essere sollevate in Cassazione questioni fattuali nuove.
Codice di procedura penale, artt. 521 e 522
Norme processuali sull'imputazione e sulla possibilità di riqualificazione: la Corte osserva che la riqualificazione da imputazione a diversa fattispecie non ha violato il diritto di difesa essendo stata prevedibile e dibattuta nel merito.
Richiamato in relazione alla determinazione della pena (riduzione per il patteggiamento o altre circostanze); la Corte ha valutato la pena con i corretti parametri e attenuazioni applicate.
Massime di principio
- La bancarotta fraudolenta per distrazione è un reato di pericolo: non è necessario dimostrare un nesso causale diretto tra la distrazione e il fallimento; rileva la destinazione delle risorse a fini estranei e il pericolo concreto per i creditori.
- Il dolo richiesto per la bancarotta patrimoniale è di natura generica: basta la consapevolezza di destinare beni o risorse a fini diversi dall'interesse sociale e la prevedibilità del rischio per il ceto creditorio, non la volontà specifica di arrecare danno.
- La qualifica di amministratore di fatto comporta gli stessi doveri dell'amministratore di diritto quando l'esercizio dei poteri è continuativo e significativo: tale accertamento è di fatto e difficilmente sindacabile in cassazione se supportato da motivazione logica.
- La mancata indicazione della destinazione dei beni aziendali da parte dell'amministratore consente al giudice di inferire la distrazione/occultamento, salvo prova puntuale contraria fornita dallo stesso.
- La bancarotta documentale 'generica' richiede il dolo generico e si configura quando l'occultamento o la tenuta fraudolenta delle scritture rendono impossibile o notevolmente difficoltosa la ricostruzione del patrimonio e dei movimenti aziendali.
- In sede di Cassazione non sono ammissibili censure fondate su fatti o elementi probatori non sollevati in appello; la Corte di legittimità non può sostituirsi al giudice di merito per rivalutare il materiale probatorio.
- La qualificazione di una operazione come finanziamento soci o come distrazione dipende dalla direzione e dalla prova del movimento (versamento del socio vs prelievo dalla società) e dalle garanzie/accordi formali: senza prova efficace prevale la ricostruzione come distrazione se manca corrispettivo o garanzie.
- L'estinzione per prescrizione di uno dei reati contestati non determina automaticamente la riduzione della pena se, nella concreta motivazione, quella fattispecie non ha inciso effettivamente sul trattamento sanzionatorio (es. neutralizzata da attenuanti prevalenti).
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