Cassazione Penale, Sentenza n. 24673/2025 del 04/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il Procuratore generale impugna il decreto della Corte d'appello di Catanzaro del 15/11/2024 che aveva revocato nei confronti di Ugo B. Rocca la sorveglianza speciale e, nei confronti dello stesso e di Maria Mercuri, la confisca di prevenzione relativa a un conto corrente. Il ricorso censura l'uso, da parte della Corte d'appello, di una sentenza penale non irrevocabile (assoluzione per 416-bis e condanna per 513-bis/416-bis.1) e contesta l'esclusione della riferibilità al conto delle somme come proventi illeciti, sostenendo che si poteva procedere a perizia e confronti fiscali per determinare profitti illeciti e la sproporzione.
La decisione
La Corte (sezione civile o penale di legittimità) ha dichiarato il ricorso nel suo complesso inammissibile, confermando la decisione della Corte di appello che aveva revocato la sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione. I giudici di legittimità hanno ritenuto che la Corte territoriale avesse svolto una autonoma valutazione dei fatti (cessazione dell'attività connessa al sodalizio dopo il 2017/2018, esercizio di attività lecite e assenza di elementi probatori che le somme sul conto derivassero da illeciti) idonea a sorreggere la revoca delle misure; tali valutazioni non sono state specificamente e puntualmente censurate nel ricorso, e quindi il rimedio del Procuratore generale non è stato accolto.
Norme richiamate
art. 416-bis cod. pen.
Riferito come norma sull'associazione di tipo mafioso; la corte ha rilevato che l'accertamento penale non irrevocabile (assoluzione per 416-bis) non poteva essere automaticamente considerato decisivo nella sede di prevenzione, e che la valutazione dell'attualità della pericolosità deve basarsi su autonoma verifica dei fatti recenti
art. 513-bis cod. pen.
Riferito quale reato per il quale è intervenuta condanna in sede penale; la Corte ha ritenuto che, anche in presenza di una condanna per art. 513-bis, non risultava provato che le somme sul conto fossero proventi del reato e che i redditi leciti prodotti dagli interessati potessero colmare la presunta sproporzione
art. 416-bis, comma 1 (indicazione di aggravazione collegata)
Richiamato quale circostanza aggravante connessa alla qualificazione del fatto; nella discussione del ricorso è stato invocato come elemento aggravante, ma la decisione di revoca si è fondata su valutazioni autonome circa la cessazione dell'apporto e l'assenza di attualità della pericolosità
Massime di principio
- In materia di misure di prevenzione personali e reali il giudice amministrativo/di prevenzione può svolgere una valutazione autonoma e non è vincolato automaticamente da una sentenza penale non irrevocabile: l'accertamento penale non definitivo ha rilievo limitato se il giudice di prevenzione compie una verifica concreta e aggiornata della pericolosità
- Per la revoca o l'applicazione delle misure di prevenzione è centrale l'attualità della pericolosità: elementi storici privi di continuità nel tempo (es. cessazione di contatti o attività sospette da anni) possono far venir meno il presupposto
- La confisca di prevenzione richiede un convincente nesso tra beni e proventi illeciti o una sproporzione non giustificata; la mera ipotesi che si possano quantificare profitti illeciti non basta se non vi sono elementi concreti che colleghino le somme al reato
- I redditi leciti posti a fondamento dell'origine dei beni possono neutralizzare la presunzione di sproporzione: in assenza di prove contrarie, la documentazione di introiti leciti è rilevante e può giustificare la revoca della confisca
- Il ricorso per cassazione del Pubblico ministero contro una decisione di prevenzione deve formulare censure specifiche e puntuali sulle valutazioni di fatto e di diritto: deduzioni generiche sull'indebita considerazione di atti penali non irrevocabili rischiano l'inammissibilità se non indicano profili di illegittimità rilevanti e specifici
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