Sentenza del 13/01/2016 n. 7 - Comm. Trib. Reg. per la Basilicata
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
Prevale il privato
La controversia
Il contribuente ha impugnato la sentenza della CTP di Matera che aveva respinto il ricorso contro l'avviso di accertamento relativo a maggiori IRPEF, IVA e IRAP per l'anno 2007. Ha contestato l'apparente carenza di motivazione della sentenza e dell'avviso, il travisamento delle violazioni di legge, l'erronea qualificazione di alcune somme come compensi non dichiarati e la violazione dell'art. 39, comma 2, del DPR n. 600/1973. In particolare, ha sostenuto che l'Ufficio avesse considerato come compensi non dichiarati sia gli accrediti sia i prelievi dal conto corrente senza elementi concreti e senza adeguata spiegazione del collegamento tra i movimenti bancari e l'attività professionale.
La decisione
La Commissione ha ritenuto l'appello parzialmente fondato. Ha confermato che l'Ufficio poteva selezionare il contribuente sulla base dello scostamento dalla redditività media della categoria professionale e ha ritenuto provata l'autorizzazione alla verifica. Tuttavia, ha censurato la ricostruzione dei compensi non dichiarati, rilevando che l'accertamento si fondava su elementi meramente sospetti e non su dati di fatto sufficientemente verificati. Richiamando l'obbligo di motivazione previsto dall'art. 7 dello Statuto del contribuente e la necessità di indicare concretamente le ragioni della pretesa, il Collegio ha ridotto del 50% l'importo accertato e, proporzionalmente, la percentuale di ricarico. Le sanzioni sono state ridotte in proporzione e applicate al minimo edittale. Le spese di giudizio sono state integralmente compensate tra le parti.
Norme richiamate
Art. 39, comma 2, DPR n. 600/1973
La disposizione riguarda i poteri e i presupposti dell'accertamento induttivo. Nel caso concreto il contribuente ne aveva dedotto la violazione, ma il Collegio ha accolto solo parzialmente le sue doglianze, ritenendo comunque non adeguatamente dimostrata la quantificazione dei compensi non dichiarati.
Art. 54, DPR n. 633/1972
La possibilità di rettificare la dichiarazione sulla base di segnalazioni qualificate non esonera l'Ufficio dall'indicare le fonti del proprio convincimento e le ragioni per cui gli elementi raccolti fondano logicamente la pretesa tributaria.
Art. 7 dello Statuto dei diritti del contribuente
L'avviso di accertamento deve indicare i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della rettifica. La motivazione deve essere sostanziale e concreta, non una mera formula formale o una semplice provocatio ad opponendum.
Cassazione, sentenza 9 ottobre 2015, n. 20251
La sentenza è richiamata per affermare che la motivazione dell'avviso di accertamento costituisce un elemento essenziale dell'atto e deve consentire al contribuente di comprendere le ragioni della pretesa e di organizzare adeguatamente la difesa.
Massime di principio
- L'Amministrazione finanziaria può selezionare i contribuenti sulla base di scostamenti dalla redditività media del settore, purché i criteri utilizzati siano oggettivi e spiegati.
- La presenza di movimenti bancari non dimostra automaticamente l'esistenza di compensi imponibili: l'Ufficio deve motivare il collegamento tra ciascun movimento e l'attività professionale.
- Un avviso di accertamento deve indicare in modo concreto le fonti, i fatti e il ragionamento che sostengono la pretesa; non sono sufficienti espressioni generiche come circostanze sospette o il semplice fiuto del verificatore.
- Quando la ricostruzione fiscale è solo parzialmente attendibile, il giudice può ridurre la base imponibile e le conseguenti sanzioni invece di annullare integralmente l'accertamento.
- La contestazione della motivazione dell'atto deve evidenziare quali elementi mancano e perché l'atto non consente una difesa effettiva; la mera contestazione generica non è sufficiente.
- La compensazione delle spese può essere disposta quando la decisione è parzialmente favorevole a entrambe le parti o presenta particolari ragioni di complessità.
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