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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24227/2026 del 01/07/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (parte civile)

La controversia

Il ricorrente era stato ritenuto responsabile del reato di calunnia per avere presentato una denuncia contenente accuse ritenute false nei confronti di un terzo, nell'ambito di una vicenda in cui egli sosteneva di esercitare il proprio diritto di difesa. In ricorso deduceva, in sostanza, che le affermazioni contestate fossero funzionali alla difesa e quindi scriminate, lamentava altresì la contraddittorietà della motivazione nella parte in cui la corte di merito aveva escluso la scriminante del diritto di difesa, contestava l'insussistenza dell'elemento psicologico del reato e, in via subordinata, il trattamento sanzionatorio. Il testo evidenzia che la corte di merito aveva ritenuto che le false accuse trascendessero i limiti di essenzialità, ineluttabilità e continenza richiesti per la tutela difensiva e che integrassero una condotta decettiva non scriminata.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto non fondato il motivo relativo alla scriminante del diritto di difesa, escludendo che le accuse contenute nella denuncia fossero strettamente necessarie e contenute entro i limiti di essenzialità e continenza per contestare l'addebito. Ha inoltre qualificato come generico il motivo sull'elemento psicologico, rilevando che i giudici di merito avevano già accertato la cosciente e volontaria incolpazione di persona innocente. Il motivo sulla pena è stato dichiarato assorbito dalla sopravvenuta dichiarazione di prescrizione del reato. Il ricorso, quindi, non ha condotto a un annullamento nel merito; il testo finale indica la condanna del ricorrente alle spese processuali del grado in favore della parte civile.

Norme richiamate

  • art. 368 c.p.

    Norma incriminatrice della calunnia, richiamata per affermare che la falsa incolpazione di un innocente è punibile quando non coperta dal diritto di difesa.

  • art. 24 Cost.

    Richiamato indirettamente nel bilanciamento tra diritto di difesa e tutela dell'innocente contro false accuse.

Massime di principio

  • Nel reato di calunnia il diritto di difesa non scrimina qualsiasi accusa rivolta a terzi o allo stesso accusatore: la falsa incolpazione è lecita solo se strettamente funzionale, essenziale, ineluttabile e contenuta nella contestazione dell'addebito.
  • Il discrimen tra esercizio legittimo del diritto di difesa e condotta calunniosa va valutato in concreto, avendo riguardo all'intero contenuto dell'atto e non a singole espressioni isolate, verificando se vi siano elementi eccedenti la stretta necessità difensiva o addirittura simulazioni di conferma dell'accusa mendace.
  • L'elemento soggettivo della calunnia può essere desunto dalle concrete modalità esecutive e dal tenore espressivo della denuncia, quando emergano consapevolezza dell'innocenza dell'incolpato e volontà cosciente di muovere un'accusa falsa.
  • Il motivo di ricorso è inammissibile o comunque generico quando si limita a negare apoditticamente l'elemento psicologico senza confrontarsi con la motivazione di merito che abbia già spiegato, sulla base delle circostanze concrete, la sussistenza del dolo.
  • Quando il reato è dichiarato prescritto, il motivo relativo alla pena resta assorbito.

Come è indicizzato

MaterieCalunniaImpugnazioni
RamiReati contro l'amministrazione della giustiziaProcesso penale
IstitutiNe bis in idemPrescrizione del reato

Testo integrale

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