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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 20874/2026 del 19/06/2026

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente aveva ottenuto decreto ingiuntivo per pagamenti PAC non liquidati e AVEPA, opponendosi, ha eccepito l'estinzione del credito per compensazione con un controcredito rappresentato da prelievi supplementari (quote latte). La questione centrale era se sia ammessa la compensazione "impropria" tra contributi comunitari PAC e debiti statali per prelievi supplementari e se il controcredito fosse certo, liquido ed esigibile, anche alla luce della giurisprudenza della Corte di Giustizia UE che ha censurato i criteri nazionali di riassegnazione delle quote inutilizzate

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso: ha confermato che la compensazione impropria tra crediti PAC e debiti per prelievo supplementare è compatibile con il diritto dell'Unione a condizione che il controcredito sia certo e liquido secondo la valutazione dei giudici di merito; ha ritenuto inammissibili o infondati i motivi della ricorrente relativi all'assenza di certezza del controcredito e alla presunta incompatibilità della compensazione con norme nazionali che tutelano i contributi PAC; ha altresì spiegato che le sentenze della CGUE che censurano i criteri nazionali non comportano automaticamente l'azzeramento del debito, ma la necessità di corretta ricalcolazione secondo criteri proporzionali e che la normativa nazionale (incluso l'art. 10-bis d.l. 13/06/2023, n. 69) disciplina modalità e limiti per il ricalcolo. Condanna della ricorrente alle spese di giudizio.

Norme richiamate

  • Codice Civile - articoli su compensazione

    art. 1241 c.c., art. 1243 c.c., art. 1246 c.c.

    La Corte conferma che la compensazione impropria (atecnica) è compatibile con il sistema PAC quando il controcredito è certo e liquido; la compensazione impropria consiste in un accertamento contabile nell'ambito del medesimo rapporto unitario e non è esclusa dai limiti all'impignorabilità o non compensabilità previsti dal diritto interno

  • Legge n. 33/2009

    L'iscrizione del debito nel Registro nazionale equivale all'iscrizione a ruolo ai fini della procedura di recupero; questo supporta la possibilità di operare ritenute/compensazioni per recupero dei prelievi

  • Decreto-legge 13 giugno 2023, n. 69

    art. 10-bis, commi 1, 6 e 7

    Prevede una procedura limitata e selettiva di ricalcolo dei prelievi supplementari a favore dei produttori che abbiano impugnato esclusivamente i provvedimenti di imputazione entro termini stabiliti; esclude dal ricalcolo chi ha promosso ulteriori ricorsi avverso successivi provvedimenti di riscossione

  • Regolamento (CEE) n. 3950/92 e normativa sulle quote latte

    art. 2, par. 1, secondo comma (citato dalla giurisprudenza CGUE)

    La CGUE ha stabilito che i criteri nazionali non proporzionali per riassegnare quote inutilizzate erano contrari al diritto UE; tuttavia ciò non annulla automaticamente il debito del produttore, richiedendo piuttosto una corretta rideterminazione del contributo

  • Regolamento CE n. 1034/2008 (e norme comunitarie correlate)

    art. 5-ter (richiamato dalla giurisprudenza)

    Consente agli Stati membri di procedere al recupero dei pagamenti in conformità alla legislazione nazionale e prevede modalità compensative per il recupero dagli aiuti futuri

  • Giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea

    cause C-348/18 (Barausse), C-46/18 (Caseificio San Rocco), C-377/19 (Benedetti) e altre

    La CGUE ha censurato i criteri nazionali di riassegnazione pro quota, imponendo criteri proporzionali; tuttavia ha affermato che i produttori restano soggetti all'obbligo di pagamento del prelievo, che va eventualmente rideterminato

  • Legge n. 231/2005 (convertito dal d.l. n. 182/2005)

    norme su non sequestrabilità/pignorabilità dei contributi PAC

    Sancisce limiti alla pignorabilità dei contributi PAC, ma la Corte ritiene tali limiti non ostativi alla compensazione impropria imposta dall'esigenza di dare effettività al diritto UE

Massime di principio

  • La compensazione impropria tra pagamenti PAC e debiti per prelievi supplementari è ammessa se il controcredito è certo, liquido ed esigibile secondo la valutazione dei giudici di merito; tale valutazione è sostanzialmente insindacabile in sede di legittimità salvo vizi di diritto
  • Le sentenze della Corte di Giustizia UE che annullano criteri nazionali di riassegnazione delle quote non cancellano automaticamente il debito del produttore: richiedono invece una corretta rideterminazione del prelievo secondo criteri imposti dal diritto UE
  • La registrazione dei debiti nel Registro nazionale (SIAN) e le corrispondenti previsioni nazionali possono rendere operativa la compensazione e il recupero, purché il controcredito risulti accertato con i requisiti di certezza e liquidità
  • Le misure di sospensione cautelare di singoli atti amministrativi non impediscono di per sé la compensazione se il giudice di merito ritiene il controcredito certo; tuttavia procedimenti amministrativi o ricorsi pendenti possono incidere sulla valutazione della certezza del credito quando risultino decisivi
  • La normativa nazionale successiva (es. art. 10-bis d.l. 13/06/2023, n. 69) ha introdotto limiti e procedure per il ricalcolo dei prelievi, prevedendo circoscritti rimedi per i produttori che avevano impugnato solo gli atti di imputazione nei termini stabiliti

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