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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 26397/2025 del 18/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la conferma della condanna per il delitto previsto dall'art. 7 d.l. 28/1/2019 n.4 (false dichiarazioni sulla residenza decennale per ottenere il reddito di cittadinanza). I motivi principali erano: (1) doglianza di applicazione della lex mitior/abolitio criminis in rapporto all'abrogazione degli artt. 1-13 del d.l. n.4/2019 disposta dalla legge di Bilancio 2023 (art. 1, comma 318, L. 29/12/2022, n.197) e relativi effetti retroattivi; (2) violazione del diritto dell'Unione (in particolare Direttiva 2003/109/CE e principio di parità di trattamento per i soggiornanti di lungo periodo) perché il requisito della residenza di 10 anni discriminerebbe i cittadini di Paesi terzi; (3) vizio della motivazione e insufficienza della prova circa la data di ingresso e la residenza continuativa in Italia.

La decisione

La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata senza rinvio, perché il fatto non sussiste. Il Collegio ha ritenuto decisive le pronunce sovranazionali e costituzionali sopravvenute: la sentenza della Corte di giustizia UE del 29/7/2024 (cause riunite C-112/22 e C-223/22) che ha escluso la possibilità di subordinare ai 10 anni l'accesso, da parte dei soggiornanti di lungo periodo, a misure come il reddito di cittadinanza; e la sentenza della Corte costituzionale n.31 del 20/3/2025 che ha dichiarato l'illegittimità costituzionale della previsione dei 10 anni nella parte in cui non prevedeva il termine di 5 anni. Applicando tali pronunce al caso concreto, il ricorrente risultava residente in Italia da oltre 5 anni nel periodo contestato, pertanto la fattispecie penale relativa alla falsa dichiarazione sul requisito decennale non si integra: annullamento senza rinvio per abolitio criminis (il fatto non sussiste).

Norme richiamate

  • art. 7, d.l. 28 gennaio 2019, n. 4 (convertito dalla L. 28 marzo 2019, n. 26)

    art. 7, d.l. 28 gennaio 2019, n. 4

    Norma incriminatrice che punisce le false dichiarazioni relative ai requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza; applicata in primo e secondo grado alla fattispecie contestata.

  • art. 2, comma 1, lett. a), n. 2, d.l. 28 gennaio 2019, n. 4

    art. 2, comma 1, lettera a), numero 2

    Disposizione che fissava il requisito di residenza in Italia per almeno 10 anni come condizione per il riconoscimento del reddito di cittadinanza; censurata e poi dichiarata in parte illegittima dalla Corte costituzionale (riduzione a 5 anni).

  • art. 1, comma 318, L. 29 dicembre 2022, n. 197 (Legge di Bilancio 2023)

    art. 1, comma 318, L. 29/12/2022, n. 197

    Norma che ha disposto l'abrogazione degli artt. da 1 a 13 del d.l. n. 4/2019 a decorrere dal 1/1/2024; invocata dal ricorrente ai fini della lex mitior/abolitio criminis, ma la Corte ha ritenuto che il differimento dell'effetto non costituisse automaticamente applicazione della lex mitior.

  • art. 8, d.l. 4 maggio 2023, n. 48 (convertito dalla L. 3 luglio 2023, n. 85)

    art. 8, d.l. 4/5/2023, n. 48 (conv. L. 3/7/2023, n. 85)

    Nuova incriminazione introdotta per analoghi benefici sostitutivi del reddito di cittadinanza; citata nel quadro della disciplina post-abrogazione.

  • Direttiva 2003/109/CE

    art. 11, par. 1, lett. d) e art. 4, par. 1

    La direttiva garantisce ai soggiornanti di lungo periodo la parità di trattamento con i cittadini nazionali per prestazioni sociali; la Corte di giustizia ha ritenuto che uno Stato non possa estendere unilateralmente il periodo di residenza oltre il parametro che realizza il radicamento (5 anni) per negare tale parità.

  • Sentenza Corte di giustizia UE, 29 luglio 2024, cause riunite C-112/22 e C-223/22

    C-112/22 e C-223/22, 29/07/2024

    La Corte UE ha qualificato il reddito di cittadinanza come rientrante nell'ambito di applicazione dell'art. 11(1)(d) della direttiva 2003/109 e ha affermato che la normativa nazionale che impone 10 anni di residenza per l'accesso e punisce la falsa dichiarazione è incompatibile con la direttiva rispetto ai soggiornanti di lungo periodo.

  • Corte costituzionale, sentenza n. 31 del 20 marzo 2025

    Ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 2, comma 1, lett. a), n.2, d.l. n.4/2019 nella parte in cui prevedeva la residenza 'per almeno 10 anni', ritenendo sproporzionato il termine decennale e ricomponendo la correlazione con la misura sul parametro di 5 anni.

  • art. 2 c.p. (principio della lex mitior)

    Principio per cui la legge penale più favorevole si applica retroattivamente; la Corte ha però ritenuto che la deroga operata dall'abrogazione differita non fosse necessariamente in contrasto con tale principio quando sorretta da giustificazione ragionevole.

  • Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea

    Richiamata per l'ambito di protezione relativo alla sicurezza sociale/assistenza sociale in combinato disposto con la direttiva 2003/109.

  • Codice di procedura penale (atti e motivazione contestata)

    art. 192, 533, 546 c.p.p.

    Norme invocate dal ricorrente per censurare la motivazione e la valutazione della prova; la Corte di Cassazione non ha ritenuto decisive tali censure alla luce delle pronunce sovraordinate che abbattono la rilevanza penale dell'elemento contestato.

Massime di principio

  • Se una condizione oggettiva del reato (es. requisito di residenza) viene eliminata o ridotta da pronunce costituzionali o da interpretazioni vincolanti della Corte di giustizia UE, la precedente condanna basata su quella condizione può essere annullata per abolitio criminis quando, applicando la nuova valutazione, il fatto non integra più la fattispecie penale.
  • La mera abrogazione legislativa con effetto differito non sempre comporta automaticamente l'immediata applicazione della lex mitior; tuttavia, decisioni della Corte costituzionale o della Corte di giustizia UE che incidono sul carattere illegittimo o discriminatorio di un requisito possono produrre effetti annullanti sul piano penale se rendono inesistente l'elemento costitutivo del reato.
  • In presenza di questioni di compatibilità con il diritto dell'Unione (es. discriminazione rispetto ai soggiornanti di lungo periodo), è strategico prospettare rimessione pregiudiziale alla Corte di giustizia UE; una pronuncia favorevole della Corte UE può incidere direttamente sulla sussistenza del fatto-reato.
  • Nelle valutazioni probatorie, la sussistenza di pronunce sovraordinate (Corte costituzionale o Corte UE) che incidono sul contenuto normativo può rendere irrilevanti censure difensive sulla insufficienza della prova: la prova può risultare superflua se l'elemento contestato non è più rilevante penalmente.
  • Verificare sempre le date rilevanti (ingresso, rilascio permesso, periodo di riferimento del reato) e confrontarle con i nuovi parametri (es. termine di 5 anni indicato dalla giurisprudenza/legislazione) per valutare l'applicabilità retroattiva o l'effetto abolitivo di pronunce sopravvenute.

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