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Sentenza

Sentenza del 07/06/2019 n. 15449 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia relativa all'avviso di rettifica e liquidazione dell'imposta di successione. I primi due motivi riguardavano la deducibilità dall'attivo ereditario dei debiti verso banche: secondo l'Agenzia, i certificati degli istituti di credito non sarebbero stati sufficienti senza la produzione dei relativi titoli e di ulteriore documentazione, e il debito avrebbe comunque dovuto essere dedotto solo pro quota. Il terzo e il quarto motivo riguardavano invece la determinazione del valore degli immobili ereditati: la CTR aveva preferito una perizia giudiziaria risalente a circa dieci anni prima dell'apertura della successione, disattendendo la rettifica dell'Ufficio basata anche su quotazioni OMI e sul successivo prezzo di vendita degli immobili.

La decisione

La Corte di Cassazione ha respinto i primi due motivi. Ha stabilito che, per i debiti verso banche, il certificato rilasciato dall'istituto di credito secondo i requisiti dell'art. 23, comma 2, del D.Lgs. n. 346/1990 è necessario e sufficiente a provare il debito, senza necessità di produrre anche il contratto o il titolo originario. Il riferimento della CTR al piano di riparto della procedura esecutiva era irrilevante, perché meramente aggiuntivo rispetto ai certificati bancari. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile anche perché l'Agenzia non aveva dimostrato di aver tempestivamente contestato in precedenza la deducibilità soltanto pro quota e, comunque, aveva indirizzato la censura contro un documento non decisivo. Sono stati invece accolti il terzo e il quarto motivo sul valore degli immobili. La CTR aveva violato i criteri dell'art. 34, comma 3, del D.Lgs. n. 346/1990 e aveva motivato in modo apparente, preferendo senza adeguata spiegazione una perizia vecchia di circa dieci anni rispetto agli elementi forniti dall'Ufficio, compreso il prezzo di vendita successivo all'apertura della successione. La sentenza è stata cassata limitatamente ai motivi accolti e la causa è stata rinviata alla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, in diversa composizione, anche per le spese.

Norme richiamate

  • D.Lgs. n. 346/1990, art. 21

    La deducibilità dei debiti ereditari è subordinata alle condizioni e alle dimostrazioni previste dalla legge.

    La prova delle passività deducibili nell'imposta di successione è soggetta a un sistema di prova legale; non sono sufficienti mezzi probatori diversi da quelli previsti dalla normativa.

  • D.Lgs. n. 346/1990, art. 23, comma 2

    La deduzione dei debiti verso aziende o istituti di credito [...] è subordinata alla produzione di un certificato, rilasciato dall'ente creditore [...]

    Il certificato bancario conforme ai requisiti normativi è necessario e, da solo, sufficiente a provare il debito verso l'istituto di credito, anche senza ulteriore documentazione contrattuale.

  • D.Lgs. n. 346/1990, art. 22, comma 4

    La deduzione pro quota di un debito presuppone che sia stata ritualmente allegata e provata la contitolarità del debito; tale questione non può essere introdotta per la prima volta o formulata in modo generico in Cassazione.

  • D.Lgs. n. 346/1990, art. 34, comma 3

    Il valore dei beni immobili e dei diritti reali immobiliari è determinato dall'ufficio, avendo riguardo ai trasferimenti [...] anteriori di non oltre tre anni alla data di apertura della successione [...] nonché ad ogni altro elemento di valutazione.

    La stima degli immobili deve basarsi sui parametri legali e su elementi temporalmente e concretamente pertinenti. Una perizia molto risalente non può essere preferita automaticamente ai dati più vicini alla successione senza una motivazione specifica.

  • Codice di procedura civile, art. 360, comma 1, nn. 3 e 5

    Sono stati denunciati, rispettivamente, la violazione o falsa applicazione della legge e l'omesso esame di un fatto decisivo, individuato nel corretto valore degli immobili.

  • Codice di procedura civile, art. 366, n. 5

    La previsione sull'indicazione della procura nel ricorso riguarda la procura processuale eventualmente conferita con atto separato e non impone una specifica procura quando l'Agenzia delle Entrate è rappresentata dall'Avvocatura dello Stato.

  • D.Lgs. n. 300/1999, art. 72

    L'Agenzia delle Entrate è un autonomo soggetto di diritto e può avvalersi del patrocinio dell'Avvocatura dello Stato senza una procura speciale processuale specifica.

Massime di principio

  • Nel contenzioso sull'imposta di successione, la prova dei debiti verso banche deve rispettare il modello legale: un certificato dell'istituto di credito completo dei dati richiesti dalla legge può essere sufficiente da solo, mentre documenti alternativi o integrativi non possono sostituirlo.
  • Chi contesta la deduzione di un debito solo pro quota deve allegare e provare tempestivamente la contitolarità o gli altri fatti che limitano la deducibilità; una contestazione nuova, generica o non autosufficiente può essere dichiarata inammissibile.
  • Le quotazioni OMI hanno valore indiziario e non costituiscono automaticamente la prova definitiva del valore di mercato, ma il giudice deve confrontarle con gli altri elementi disponibili, come vendite effettive, perizie e caratteristiche degli immobili.
  • Una perizia giudiziaria molto risalente rispetto alla data della successione può essere utilizzata solo se adeguatamente contestualizzata e motivata; non può prevalere automaticamente su dati più recenti e pertinenti.
  • Il giudice tributario deve spiegare concretamente perché preferisce un elemento di stima rispetto ad altri. Una motivazione apodittica o apparente, priva del confronto tra i dati rilevanti, può comportare la cassazione della sentenza con rinvio.
  • La Cassazione, quando accoglie motivi relativi alla valutazione degli immobili senza determinare direttamente il valore imponibile, normalmente cassa la decisione e rinvia al giudice di merito, che dovrà riesaminare la stima secondo i criteri legali.

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