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Sentenza civile

Cassazione Civile, Sentenza n. 6626/2024 del 12/03/2024

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il motivo di revocazione è stato ritenuto fondato: la Corte ha revocato l'ordinanza n. 29989/2018 per sopravvenuta inammissibilità dell'originario ricorso, in quanto la transazione intervenuta tra le parti ha determinato la cessazione della materia del contendere e la conseguente carenza di interesse del ricorrente a proseguire il giudizio di cassazione. Di conseguenza la decisione antecedente è stata revocata per sopravvenuta inammissibilità.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso originario in Cassazione verteva sulla domanda di condanna del Comune di Siracusa al pagamento del residuo prezzo del canone di affitto della struttura mobile di collegamento provvisorio dell'isola di Ortigia con la terraferma; in sede di merito la Corte d'appello di Catania aveva rigettato la domanda ritenendo insussistente la legittimazione passiva del Sindaco. La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 29989/2018, aveva rigettato il ricorso per non aver il ricorrente censurato l'interpretazione contrattuale secondo regole ermeneutiche. Successivamente il ricorrente ha proposto ricorso per revocazione deducendo che, dopo la proposizione del ricorso, era intervenuta una transazione (scrittura privata del 22/05/2015) con il Comune, depositata in cancelleria e comunicata, che aveva determinato la cessazione della materia del contendere e la sopravvenuta carenza di interesse a proseguire il gravame.

Norme richiamate

  • art. 395 cod. proc. civ. n.4

    Il ricorso per revocazione è stato fondato sul vizio previsto dal n.4 dell'art. 395 c.p.c.: sopravvenienza di fatti decisivi (la transazione) che rendono la decisione impugnabile revocabile perché la controversia è venuta meno.

  • art. 375 cod. proc. civ. (ultimo comma) e art. 380-bis cod. proc. civ.

    Norme richiamate per la fissazione del ricorso e per la procedura della camera di consiglio e dell'adunanza, essenziali per il rito con cui è stato trattato il ricorso per revocazione.

  • Cass. Sez. I, 14250/2005; 13565/2005; Sez. L, 130/1986; 3209/1983; 3092/1983; 636/1983; 3267/1982

    Giurisprudenza richiamata a sostegno del principio secondo cui la transazione intervenuta fra le parti e depositata può determinare la cessazione della materia del contendere e giustificare la revoca di una decisione per sopravvenuta carenza di interesse.

Massime di principio

  • Se, dopo la proposizione di un gravame, le parti raggiungono una transazione che elimina l'oggetto della controversia, il gravame può divenire inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse.
  • La transazione deve essere prodotta/dep0sitata e adeguatamente documentata per poter essere considerata determinativa della cessazione della materia del contendere; è utile notificare alle controparti e alla cancelleria il deposito.
  • Il vizio di revocazione ai sensi dell'art. 395 c.p.c. n.4 è utilizzabile per far valere fatti sopravvenuti, decisivi e non conosciuti al momento della decisione, che rendono la pronuncia impugnabile revocabile.
  • Se il giudice non tiene conto di una transazione sopravvenuta e decide la controversia, è possibile chiedere la revocazione della decisione in ragione della sopravvenuta mancanza di interesse.
  • Per evitare decisioni non necessarie, è buona prassi informare tempestivamente la Corte dell'esistenza di un accordo transattivo e chiedere la declaratoria di estinzione o inammissibilità del gravame.

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