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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30126/2025 del 02/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso impugnava l'ordinanza che confermava la custodia cautelare in carcere per i reati di associazione finalizzata allo spaccio (ex art. 74 D.P.R. n.309/1990), spaccio di stupefacenti e tentata estorsione. Venivano dedotti tre motivi principali: (1) insufficiente gravità indiziaria per il delitto associativo, contestando che le intercettazioni valorizzate non dimostrerebbero l'esistenza di una struttura organizzata né il ruolo verticistico del ricorrente, ma soltanto accordi occasionali riconducibili al mero concorso di persone nel reato; (2) vizio di valutazione in relazione alla tentata estorsione in danno di Falcone Giovanni, con critica della svalutazione delle dichiarazioni liberatorie della presunta vittima e della moglie e mancanza di contestualizzazione e riscontri degli elementi intercettati; (3) vizio nella valutazione delle esigenze cautelari, lamentando l'uso in via esclusiva della presunzione di pericolosità (art. 275, comma 3 c.p.p.) senza specifici elementi di concretezza e attualità del pericolo e senza apprezzare la differenza tra consorterie mafiose e altri tipi di associazione.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le doglianze fossero generiche e mera ripetizione di questioni di merito già valutate dal Tribunale del riesame, senza indicare specifiche contraddittorietà o vizi logici decisivi. La Corte ha confermato che il Tribunale del riesame ha compiuto un esame articolato delle intercettazioni e del compendio investigativo, individuando elementi idonei a fondare la gravità indiziaria circa l'esistenza di un gruppo organizzato stabilmente dedito allo spaccio e il ruolo verticistico del ricorrente. Quanto alle esigenze cautelari, la Corte ha ritenuto che l'ordinanza non si fosse limitata alla presunzione legale ma avesse considerato anche l'ampiezza dell'organizzazione e il ruolo di vertice dell'indagato, giustificando l'applicazione della custodia in carcere e la presunzione doppia richiamata. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro tremila in favore della Cassa delle ammende; la Corte ha disposto gli adempimenti di cancelleria previsti.

Norme richiamate

  • D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 (art. 74)

    associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (ex art. 74 D.P.R. n.309/1990)

    La norma è stata interpretata come applicabile all'ipotesi di un gruppo organizzato e stabile dedito allo spaccio; il Tribunale ha ritenuto che le intercettazioni e le condotte emergenti evidenziassero elementi idonei a configurare un'associazione per delinquere nel settore degli stupefacenti

  • Codice di procedura penale, art. 275, comma 3

    presunzione di tendenziale stabilità dell'adesione al sodalizio (art. 275, comma 3 c.p.p.)

    La Corte ha ritenuto applicabile la presunzione richiamata in combinazione con elementi concreti (ampiezza dell'organizzazione e ruolo verticistico) per giustificare la misura custodiale; non si è ritenuto che la sola presunzione costituisse l'unico fondamento, ma operante rafforzata dal compendio probatorio

  • Disposizioni finali e transitorie, art. 94, comma 1-ter

    adempimenti di cancelleria di cui all'art. 94, comma 1-ter, 3 disp.att.

    Riferimento formale agli adempimenti di trasmissione/annotazione previsti a seguito della pronuncia; impiego meramente procedurale per gli effetti definiti dalla sentenza

Massime di principio

  • Per impugnare con successo la conferma della custodia cautelare è necessario individuare vizi specifici e concreti nella motivazione, non semplici espressioni di dissenso: occorre mostrare contraddizioni, omissioni o incongruenze decisive nel percorso logico-probatorio
  • Le intercettazioni, se valorizzate in modo coerente e integrate in un compendio investigativo 'robusto', possono fondare la gravità indiziaria per reati associativi, soprattutto se emergono elementi di organizzazione, divisione di ruoli e continuità dell'attività illecita
  • La presunzione di stabilità dell'adesione (art. 275, comma 3 c.p.p.) può essere impiegata legittimamente se corroborata da elementi fattuali concreti (ampiezza dell'organizzazione, ruolo verticistico); la difesa deve indicare elementi probatori contrari idonei a superarla
  • Nel contestare vicende come la tentata estorsione, è utile fornire riscontri esterni e documentali (es. dichiarazioni coerenti della vittima, elementi che smentiscano la pretesa estorsiva) e dimostrare la mancanza di collegamento diretto tra l'imputato e l'evento contestato
  • Nelle impugnazioni è strategico chiedere la specificazione puntuale degli elementi che giustificano le esigenze cautelari (pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione), così da poter confutare singolarmente ciascun profilo e non limitarsi a critiche generiche

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