Cassazione Penale, Sentenza n. 6543/2025 del 17/02/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha chiesto la revoca della sentenza del Tribunale di Pisa del 24/04/2018 (divenuta irrevocabile il 18/02/2022) per violazione del principio del ne bis in idem, sostenendo che lo stesso furto commesso il 10/06/2016 era stato giudicato anche nella successiva sentenza del Tribunale del 22/01/2021 (divenuta irrevocabile il 04/04/2022). Ha censurato l'applicazione degli artt. 81 cod. pen., 649 e 669 e dedotto contraddittorietà della motivazione in quanto il giudice del 2021 avrebbe riconosciuto la continuità tra il furto del 10/06/2016 e gli altri reati, implicando a suo avviso un doppio giudizio sullo stesso fatto.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Ha richiamato il principio per cui l'identità del fatto ai fini del ne bis in idem esige corrispondenza storico-naturalistica in tutti gli elementi costitutivi (condotta, evento, nesso causale) e nelle circostanze di tempo, luogo e persona. Ha ritenuto che la sentenza del 22/01/2021 abbia riconosciuto una continuazione "esterna" tra reati commessi il 31/05/2016, 3/06/2016, 4/06/2016 e 5/06/2016 e il furto del 10/06/2016 già giudicato nel 2018; il riferimento al furto del 10/06/2016 nel giudizio del 2021 è servito a ricondurre i fatti nel vincolo della continuazione per un trattamento sanzionatorio più favorevole, e non a ri-giudicare il medesimo fatto. Condanna il ricorrente alle spese processuali e al versamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
Richiamato dal ricorrente in relazione al tema della continuazione tra reati; la Corte richiama la differenza tra continuazione e duplicazione del giudizio sul medesimo fatto.
artt. 649 e 669 cod. proc. pen.
Norme menzionate dal ricorrente nell'impugnazione (contestazione di errata applicazione); nel dispositivo della Cassazione non emerge un'applicazione alternativa di tali articoli, ma la decisione poggia sulla nozione di identità storico-naturalistica del fatto.
art. 606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.
Richiamati come norme che inquadrano i motivi di ricorso in Cassazione (errore di diritto e motivazione contraddittoria/illogica). La Corte li utilizza per esaminare le censure del ricorrente e dichiarare il ricorso inammissibile.
Giurisprudenza richiamata (Sez. 5, n. 32352 del 07/03/2014, Rv. 261937 - 01)
Sez. 5, n. 32352 del 07/03/2014, Rv. 261937 - 01
Richiama il principio che l'identità del fatto, ai fini del ne bis in idem, richiede corrispondenza storico-naturalistica della fattispecie considerata in tutti i suoi elementi; assioma utilizzato dalla Corte per rigettare la doglianza.
Massime di principio
- L'identità del fatto ai fini del ne bis in idem si valuta in senso storico-naturalistico: devono coincidere condotta, evento, nesso causale e le circostanze di tempo, luogo e persona.
- Il riconoscimento della continuazione tra reati in una sentenza successiva non equivale a giudicare due volte lo stesso fatto; la continuità può essere invocata per un trattamento sanzionatorio più favorevole senza violare il ne bis in idem.
- Per fondare un'eccezione di ne bis in idem è necessario dimostrare la coincidenza integrale degli elementi fattuali accertati nelle due decisioni; semplici riferimenti o menzioni non sono sufficienti.
- Differenze temporali o circostanziali tra gli episodi ostano in genere al riconoscimento dell'identità del fatto.
- In casi simili conviene produrre una comparazione dettagliata degli elementi costitutivi del reato contestato nelle diverse sentenze (descrizione della condotta, vittime, luogo, modalità, nesso causale) per provare la sovrapposizione fattuale.
- Se si ritiene che la continuazione sia stata usata impropriamente per giungere a una duplicazione del giudizio, il rimedio richiede l'indicazione puntuale di quali determinazioni probatorie o affermazioni giudiziali configurino una effettiva duplicazione.
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