Cassazione Penale, Sentenza n. 23326/2025 del 23/06/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna la sentenza n.36479/2024 della Corte di Cassazione, lamentando un errore di fatto (errore percettivo): sostiene che la Corte avrebbe ignorato documentazione probatoria che dimostrerebbe l'acquisto regolare dell'appartamento (acquistato il 13/02/2012 al prezzo di €121.367,00) e la piena capacità economica a fronte di ciò; in tal modo la confisca per sproporzione sarebbe stata applicata illegittimamente perché fondata su una valutazione errata delle risultanze documentali
La decisione
Il ricorso straordinario è dichiarato inammissibile. La Corte ritiene che la censura prospettata attiene a un errore di giudizio e a valutazioni di merito (esame della documentazione economica, valutazione della sproporzione patrimoniale e dei precedenti e delle omissioni dichiarative), non a un errore percettivo nel senso ammesso dall'art. 625-bis c.p.p. Conseguentemente il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende
Norme richiamate
Il rimedio straordinario è limitato agli errori di fatto intesi come errori percettivi (svista o equivoco nella lettura degli atti) che abbiano effettivamente alterato la decisione; sono esclusi gli errori di giudizio e gli errori di interpretazione di norme giuridiche
art. 73, commi primo e quarto, d.P.R. 309/1990
In caso di condanna per reati di stupefacenti la confisca può essere disposta anche in mancanza del nesso di pertinenzialità, quando emerge sproporzione tra i beni nella disponibilità del condannato e i redditi dichiarati; opera una presunzione di derivazione illecita dei beni che può riferirsi anche a condotte delittuose diverse da quelle per cui si procede
Giurisprudenza (Sezioni Unite) - sentenza n.16103 del 27/03/2002 (Basile) e successivi arresti
La nozione di errore di fatto idoneo a giustificare il rimedio straordinario è circoscritta all'errore percettivo. Se la causa dell'errore include valutazioni o contenuto valutativo si tratta di errore di giudizio, non sindacabile con il rimedio di cui all'art. 625-bis
Massime di principio
- Il ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. è ammissibile solo per errori percettivi (svista o equivoco nella lettura delle risultanze) che abbiano incidere sulla decisione; non può sostituirsi al sindacato di merito su valutazioni probatorie.
- Le valutazioni della Corte d'appello e della Corte di Cassazione che costituiscono giudizi di valore sulla sproporzione patrimoniale sono in generale insindacabili con il rimedio straordinario: chi contesta tali valutazioni deve farlo con i mezzi di impugnazione ordinari.
- Nelle cause di confisca per reati connessi a stupefacenti la presunzione di provenienza illecita dei beni può essere riferita anche a delitti diversi da quelli specifici per cui si procede, e si valuta la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati nel tempo.
- Per contrastare efficacemente una confisca per sproporzione è necessario nel merito documentare in modo chiaro e confrontare direttamente le risultanze prese in considerazione dalla Corte di merito (es.: dichiarazioni dei redditi, fonti di reddito, atti di acquisto, movimenti finanziari) e sollevare omissioni o vizi motivazionali nelle impugnazioni ordinarie; la mera affermazione di un errore percettivo senza dimostrare una specifica svista nella lettura degli atti è insufficiente.
- Se la contestazione riguarda esclusivamente la valutazione probatoria o l'interpretazione normativa operata dal giudice, occorre utilizzare i rimedi ordinari (appello, ricorso per cassazione) e non il ricorso straordinario per errore di fatto.
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