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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14180/2025 del 10/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente aveva chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale (art. 47 e 47-ter ord. pen.). Il Tribunale di Sorveglianza ha rigettato tale istanza, concedendo invece la detenzione domiciliare (art. 47-ter, comma 1-bis, legge 26 luglio 1975, n. 354). Di Franco ha impugnato l'ordinanza denunciando: (i) valutazione dei fatti successivi al reato senza adeguata considerazione critica; (ii) affidamento del giudizio negativo a relazione delle forze di polizia che ipotizzava perdurante vincolo a un gruppo criminale senza elementi concreti; (iii) rilievo decisivo a elementi non riscontrati nel casellario e nei carichi pendenti; (iv) mancata considerazione del parere favorevole dell'UEPE e della documentazione difensiva attestante attività lavorativa e reddito 2022-2023; (v) assenza di analisi della personalità e del percorso riabilitativo.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendolo fondato. Ha rilevato che il Tribunale di Sorveglianza non ha compiuto una valutazione complessiva e coerente degli elementi disponibili (in particolare non ha adeguatamente motivato il diniego nonostante il parere favorevole dell'UEPE e non ha fornito elementi concreti a sostegno della presunta pericolosità derivante da un'appartenenza a gruppo criminoso). La sentenza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Sorveglianza di Catania per un nuovo giudizio conforme ai principi giurisprudenziali richiamati.

Norme richiamate

  • legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario)

    art. 47; art. 47-ter, comma 1-bis

    L'art. 47 e l'art. 47-ter regolano l'affidamento in prova e le misure alternative; la Corte ricorda che il giudice deve valutare non solo la gravità del reato ma anche la condotta successiva e gli elementi positivi forniti dai servizi sociali (UEPE) per decidere sulla concessione della misura alternativa.

  • codice di procedura penale

    art. 606, comma 1, lett. b); art. 173 disp. att.

    Art. 606 indica i motivi di ricorso in cassazione (violazione di legge, vizio di motivazione); art. 173 disp. att. regola la struttura dell'enunciazione dei motivi nel ricorso. La Corte ha ritenuto che la motivazione del Tribunale fosse insufficiente e contraddittoria ai sensi di tali principi.

Massime di principio

  • Il giudice che decide su un'istanza di affidamento in prova deve valutare la condotta successiva al reato: non è sufficiente la sola gravità del fatto storico, va accertata la concreta evoluzione della personalità e la presenza di elementi positivi che rendano prognosticabile il buon esito della misura.
  • Il parere favorevole dell'UEPE assume rilevanza apprezzabile e va considerato nella motivazione: il giudice può discostarsene, ma deve indicare motivazioni specifiche e concrete che giustifichino il rifiuto.
  • Le segnalazioni o relazioni delle forze di polizia che affermano l'esistenza di vincoli a gruppi criminosi devono essere corroborate da elementi probatori o riscontri oggettivi; motivazioni basate su affermazioni generiche e non riscontrate sono insufficienti.
  • In caso di contraddizione tra relazioni (es. UEPE favorevole vs. forze di polizia sfavorevoli), il tribunale deve valutare criticamente e spiegare come ha conciliato o preferito le diverse fonti, fornendo elementi concreti a sostegno della decisione.
  • La mancanza di analisi della personalità, del percorso rieducativo e degli elementi di inserimento familiare, lavorativo e sociale costituisce vizio motivazionale che può comportare l'annullamento del provvedimento e il rinvio per nuovo giudizio.
  • Se il provvedimento motivazionale è carente o contraddittorio, la Corte suprema può annullare con rinvio affinché il giudice di merito compia una valutazione complessiva e documentata degli elementi disponibili.

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