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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15052/2025 del 15/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava la decisione della Corte di Cassazione che aveva confermato la sua responsabilità per i reati previsti dagli artt. 73 e 74 del d.P.R. n. 309/1990. Il ricorso deduceva un presunto errore percettivo per (a) omessa valutazione delle dichiarazioni di collaboratori di giustizia diversi da Carmelo Porto, i quali avrebbero affermato di non conoscere la ricorrente né il suo contributo all'associazione, e (b) errata valutazione di una conversazione intercettata del 2 maggio 2016 che, secondo la ricorrente, dimostrerebbe la sua incapacità ad occuparsi del libro mastro in assenza del marito. Tali doglianze miravano in realtà a un riesame del merito e della valutazione delle prove operato dalla Corte di legittimità.

La decisione

Il Collegio ha dichiarato inammissibile il ricorso perché le censure proposte erano di fatto richieste di riesame del merito e della valutazione probatoria, non configurando un errore percettivo ai sensi dell'art. 625-bis c.p.p. (che è invece limitato agli errori di lettura o svista influenti sulla decisione). Essendo il ricorso inammissibile, ai sensi dell'art. 616 c.p.p. la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende di euro 3.000. Motivazione semplificata.

Norme richiamate

  • artt. 73 e 74 d.P.R. n. 309 del 1990

    Norme che disciplinano i reati contestati alla ricorrente (illecite attività connesse a sostanze stupefacenti). Nel testo sono richiamate come titolo di accusa la cui conferma è stata oggetto dell'impugnazione.

  • art. 625-bis cod. proc. pen.

    La norma delimita il rimedio dell'errore di fatto nel giudizio di legittimità agli errori percettivi riconducibili a svista o equivoco nella lettura degli atti che abbiano inciso sulla decisione. Non comprende le valutazioni di merito o le riconsiderazioni probatorie.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Prevede, in caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e la facoltà di comminare una somma a favore della Cassa delle ammende determinata equitativamente.

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione straordinaria per errori di fatto è ammissibile solo quando si allega un vero e proprio errore percettivo (svista o equivoco) nella lettura degli atti che abbia influito sulla decisione; mere contestazioni di valutazioni probatorie sono inammissibili.
  • Non è possibile utilizzare gli strumenti di legittimità per ottenere un nuovo esame della credibilità dei testimoni o della valutazione delle prove: tali questioni appartengono al merito e non all'ambito del controlli della Corte di legittimità.
  • Quando si invoca l'art. 625-bis c.p.p. occorre specificare con precisione quale passaggio degli atti sia stato letto erroneamente e dimostrare il nesso causale tra quella svista e la decisione diversa che si sarebbe adottata senza l'errore.
  • Se il ricorso risulta inammissibile per ragioni di merito o formulazione vaga, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
  • Per contestare decisioni che riguardano la valutazione delle prove, è necessario intervenire nei gradi di merito adeguati; in sede di legittimità la strategia difensiva deve mirare a evidenziare errori giuridici o specifici errori percettivi documentabili.
  • Le doglianze generiche e le richieste di rivalutazione probatoria sono inefficaci in Cassazione e rischiano non solo il rigetto ma anche sanzioni economiche accessorie.

Testo integrale

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