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Cassazione Civile, Ordinanza n. 10391/2025 del 21/04/2025

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

ACCOGLIMENTO CON RINVIO

Favorevole al ricorrente (fallimento)

La controversia

La controversia trae origine da una domanda proposta da un proprietario confinante contro una società costruttrice, poi fallita, per contestare opere edilizie eseguite sul fondo vicino. Il proprietario sosteneva di avere realizzato un muro di cinta entro i limiti della propria proprietà e lamentava che la società avesse costruito in aderenza un ulteriore muro, dopo l’asserita sopraelevazione del piano di campagna, con conseguente intercapedine tra i due muri, danni estetici e infiltrazioni. Chiedeva la declaratoria di illegittimità dell’opera, il ripristino dello stato dei luoghi e il risarcimento dei danni. Il tribunale rigettava la domanda di ripristino e dichiarava improcedibile quella risarcitoria; la corte d’appello accoglieva parzialmente il gravame, qualificando le opere come costruzione soggetta alle distanze e ordinando alla curatela di eliminare interstizio e dislivello e di usare materiali idonei a evitare infiltrazioni. In cassazione la curatela deduceva tre motivi: 1) ultrapetizione e violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, perché la corte territoriale avrebbe deciso anche sulla distanza tra il muro della società e il fabbricato dell’attore, profilo non domandato; 2) violazione delle regole su prova e valutazione delle risultanze istruttorie, per avere la corte fondato la decisione su presunzioni e valutazioni del c.t.u. senza adeguata prova dell’innalzamento del piano di campagna; 3) violazione degli artt. 112 e 132 c.p.c. e dell’art. 878 c.c. per motivazione apparente, perché la sentenza avrebbe qualificato come muro di fabbrica una struttura che, secondo la ricorrente, aveva mera funzione di contenimento di un terrapieno naturale e non era soggetta alle distanze ex art. 873 c.c.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il primo e il terzo motivo di ricorso, dichiarando assorbito il secondo. Ha ritenuto che la corte d’appello avesse violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato pronunciandosi anche sulla distanza tra la costruzione della società e il fabbricato dell’attore, questione non devoluta. Inoltre ha ravvisato una motivazione apparente nella qualificazione del muro come muro di fabbrica, perché la sentenza impugnata non esplicitava gli elementi fattuali e i criteri normativi posti a base di tale qualificazione, né consentiva di comprendere se e come fossero stati verificati i requisiti richiesti. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d’appello di Salerno in diversa composizione, che dovrà riesaminare la controversia attenendosi alle domande effettivamente proposte e provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Norme richiamate

  • art. 112 c.p.c.

    impone la corrispondenza tra chiesto e pronunciato; il giudice non può estendere la decisione a questioni non devolute dalle domande di parte.

  • art. 2907 c.c.

    richiamato in tema di esercizio della tutela giurisdizionale nei limiti della domanda proposta.

  • art. 99 c.p.c.

    la tutela giurisdizionale è attivata dalla domanda di parte e nei suoi limiti oggettivi.

  • art. 115 c.p.c.

    la decisione deve fondarsi sulle prove ritualmente acquisite e sui fatti allegati dalle parti.

  • art. 116 c.p.c.

    il giudice valuta le prove secondo il prudente apprezzamento, senza sostituire a esso valutazioni meramente personali.

  • art. 2697 c.c.

    richiamato per il riparto dell’onere probatorio sui fatti costitutivi della pretesa o dell’eccezione.

  • art. 132 c.p.c.

    la sentenza deve contenere una motivazione effettiva e intellegibile; la motivazione solo apparente è censurabile in cassazione.

  • art. 878 c.c.

    richiamato nella qualificazione del muro e nella verifica della sua eventuale sottrazione alla disciplina delle distanze.

  • art. 873 c.c.

    disciplina le distanze tra costruzioni; la sua applicazione presuppone la corretta qualificazione dell’opera come costruzione rilevante ai fini distanziali.

  • art. 877 c.c.

    regola la costruzione in aderenza; opera solo se ne ricorrono i presupposti e nei limiti della domanda.

  • art. 876 c.c.

    richiamato come parametro per il criterio dell’aderenza e per evitare l’elusione dell’obbligo di rendere comune il muro di confine.

Massime di principio

  • Il giudice di merito non può pronunciarsi su un diverso profilo di illegittimità rispetto a quello specificamente dedotto in domanda, pena la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato.
  • In materia di distanze tra costruzioni, la qualificazione dell’opera come muro di fabbrica, muro di contenimento o muro di cinta deve essere sorretta da un accertamento fattuale esplicito e da una motivazione comprensibile, perché da tale qualificazione dipende l’applicazione della disciplina codicistica pertinente.
  • Una sentenza è affetta da motivazione apparente quando non rende percepibili gli elementi di fatto e i passaggi logici e giuridici che conducono alla decisione, impedendo il controllo di legittimità.
  • Le risultanze istruttorie, ivi compresa la consulenza tecnica d’ufficio, possono essere valorizzate solo se inserite in un percorso motivazionale che ne chiarisca il fondamento e il rapporto con gli oneri di allegazione e prova delle parti.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniProprietà
RamiProcesso civileDiritti reali
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

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