Cassazione Penale, Sentenza n. 34753/2024 del 13/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha dichiarato eseguibile la misura di sicurezza non detentiva della libertà vigilata per un anno, applicata a seguito di condanna per partecipazione ad associazione mafiosa (clan Di Lauro) e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorrente ha censurato la motivazione per mancanza, contraddittorietà e manifesta illogicità (art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.), sostenendo che il Tribunale non avrebbe adeguatamente dimostrato l'attualità della pericolosità sociale, ancorando il giudizio a fatti pregressi non idonei a provare la persistenza del pericolo
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale di Sorveglianza che, oltre ai precedenti per reati associativi, ha considerato un elemento sopravvenuto particolarmente grave (ordinanza di custodia cautelare del GIP di Napoli del 28/07/2023 per omicidio aggravato da finalità e metodo mafiosi) che attesta un ruolo non marginale nell'organizzazione e la persistenza della pericolosità. La Corte ha richiamato il necessario scrutinio concreto della pericolosità sociale ma ha ritenuto che tale scrutinio sia stato effettivamente svolto e adeguatamente motivato dal Tribunale. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila a favore della Cassa delle ammende
Norme richiamate
una misura di sicurezza deve intervenire "sempre"
La Corte discute l'interpretazione della norma: sebbene la lettera imponga l'applicazione della misura in caso di condanna per reati associativi, è prevalente l'orientamento che richiede comunque un accertamento concreto e attuale della pericolosità sociale, in linea con i principi costituzionali
Sono richiamati come reati che giustificano l'applicazione della misura di sicurezza; la condanna per tali reati costituisce il presupposto normativo per l'applicazione della misura, purché sia valutata la pericolosità attuale
Principio generale: la pericolosità sociale deve essere ritenuta quando appare probabile che il condannato possa commettere nuovi reati; serve l'accertamento di attualità del pericolo
art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.
Motivo di cassazione invocato dal ricorrente (manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione); la Corte richiede che le censure dimostrino un vizio logico-giuridico effettivo e non una semplice diversa valutazione dei fatti
Richiamato come parametro per la valutazione degli elementi che compongono il giudizio sulla pericolosità sociale (valutazione globale degli elementi personali e circostanziali)
Massime di principio
- La condanna per reati di tipo associativo (art. 416/416-bis) costituisce presupposto per l'applicazione di misure di sicurezza, ma deve comunque essere valutata l'attualità della pericolosità sociale mediante un accertamento concreto
- Elementi sopravvenuti, in particolare misure cautelari per reati gravi (es. omicidio aggravato da finalità mafiose), possono giustificare la conferma o l'aggravamento della valutazione della pericolosità anche se riferiti a fatti anteriori
- La mera allegazione di buona condotta carceraria o la distanza temporale del fatto non sono di per sé sufficienti a escludere la pericolosità: il giudice deve motivare perché tali elementi siano decisivi
- In sede di legittimità le censure devono evidenziare vizi di logica o lacune motivazionali (non si ammette una semplice rivalutazione in termini alternativi degli stessi elementi già esaminati)
- Il rapporto di affiliazione perdura finché non sia dimostrato il recesso: l'"offerta di contribuzione permanente" dell'affiliato è efficace finché non venga provato il distacco
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giurisprudenza penale, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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