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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1649/2025 del 14/01/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente ha impugnato la conferma della condanna per calunnia sostenendo l'insussistenza del dolo specifico perché, al momento della querela per violazione di domicilio, era convinta di essere proprietaria esclusiva del sottotetto: tale convinzione si fondava su elementi contrattuali (contratto di affitto antecedente all'acquisto che includeva il sottotetto), su una interpretazione del documento catastale (sottotetto "graffato" all'ultimo piano) e sulla richiesta di CTU nell'ambito del procedimento civile; si deduce altresì difetto e manifesta illogicità della motivazione in relazione all'elemento soggettivo e mancata valutazione delle argomentazioni in appello, nonché errore nel diniego delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato; ha annullato la sentenza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo giudizio perché il giudice di merito non ha esaminato in modo adeguato il contenuto della querela e i documenti allegati per verificare se la denunciante avesse una ragionevole e seriamente fondata convinzione di essere proprietaria del sottotetto. Tale verifica è accertamento di fatto demandato al giudice di merito; l'assenza di tale esame rende viziata la decisione sul dolo di calunnia.

Norme richiamate

  • art. 43 cod. pen.

    Richiamato per il principio generale sul momento rappresentativo e volitivo del dolo, ossia la necessità che al momento dell'accusa il soggetto abbia la consapevolezza dell'innocenza dell'accusato

  • art. 368 cod. pen.

    Norma incriminatrice della calunnia; discussa in relazione alla sussistenza dell'elemento soggettivo (dolo specifico richiesto dalla fattispecie)

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la sintesi dei motivi di ricorso e la loro esposizione ai fini della cassazione

  • Giurisprudenza CED: Sez. 6, n. 29117 del 15/06/2012

    Principio interpretativo secondo cui l'assenza del dolo di calunnia è riconosciuta quando la supposizione di illiceità è ragionevolmente fondata su elementi oggettivi con margine di serietà capaci di generare dubbi condivisibili da una persona di normale discernimento

Massime di principio

  • Per integrare la calunnia è necessario che chi accusa abbia la piena consapevolezza dell'innocenza dell'incolpato al momento dell'accusa; la mera successiva sconfitta in sede civile non prova automaticamente il dolo
  • Se la querela e i documenti allegati contengono elementi oggettivi che legittimano una ragionevole convinzione sulla colpevolezza o sulla titolarità di un diritto, può escludersi il dolo di calunnia
  • La valutazione della buona fede del denuncianti e della ragionevolezza delle sue convinzioni è accertamento di fatto spettante al giudice di merito; la Cassazione annulla quando il giudice non esamina adeguatamente questi elementi
  • La presenza in loco di impianti condominiali o delibere assembleari non è di per sé decisiva: occorre un esame complessivo dei documenti probatori e delle circostanze alla data della querela
  • In situazioni analoghe, chi vuole contestare una calunnia deve provare la conoscenza certa dell'innocenza dell'accusato; chi denuncia può difendersi mostrando che la sua convinzione era basata su elementi obiettivi e seri

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