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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 35873/2024 del 25/09/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso deduceva che il Tribunale di Siracusa aveva dichiarato non doversi procedere per mancanza di querela ai sensi della riforma introdotta dal d.lgs. n.150/2022, purché il pubblico ministero aveva in sede di prima udienza successiva alla riforma contestato, anche se non con formula testuale, la circostanza aggravante di cui all'art. 625, n.7 (fatto commesso su bene destinato a pubblico servizio) rendendo così il reato procedibile d'ufficio. Il Procuratore generale censurava l'erronea esclusione dalla valutazione della contestazione "suppletiva" e la lesione del potere del pubblico ministero di esercitare e modificare l'azione penale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che l'aggravante dell'essere il bene destinato a pubblico servizio è connotata da elementi valutativi ma può essere validamente contestata anche "in fatto" mediante descrizione dei fatti che renda manifesto all'imputato di dover difendersi dall'accusa relativa a un bene al servizio di interessi collettivi. Nel caso concreto l'indicazione nel capo d'imputazione del furto di energia attraverso allaccio diretto alla rete di distribuzione dell'ente gestore è stata ritenuta idonea a rappresentare la destinazione a pubblico servizio e quindi a rendere il reato procedibile d'ufficio. Perciò il Tribunale ha usato erroneamente la regola di giudizio dell'art.129 c.p.p. opponendo la mancata querela; è stata annullata la sentenza e disposta la rimessione per nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • art. 624 c.p.

    Delitto di furto; la modifica normativa del d.lgs. n.150/2022 ha inciso sul regime di procedibilità della fattispecie quando commessa prima dell'entrata in vigore della riforma, soggetta a termine transitorio per la querela.

  • art. 625 c.p., n.7

    Aggravante per il furto commesso su cose destinate a pubblico servizio: qualificata come circostanza con componenti valutative che, se adeguatamente indicate in fatto, rende il reato procedibile d'ufficio.

  • d.lgs. 10 ottobre 2022 n.150 (art.2, comma 1, lett. i) e art.85)

    Ha modificato il regime di procedibilità del furto rendendolo in alcuni casi punibile a querela; l'art.85 detiene la disciplina transitoria che fa decorrere il termine per la querela dal 30/12/2022 se la persona offesa aveva già avuto notizia del fatto.

  • art. 124 c.p.

    Termine per la proposizione della querela (tre mesi) richiamato nel regime transitorio; se il termine decorre e non è presentata querela l'azione è, in via ordinaria, improcedibile salvo che ricorrano condizioni di procedibilità d'ufficio.

  • art. 516 e ss. c.p.p.

    Norme sul procedimento e sulle facoltà del pubblico ministero; richiamate dalla parte ricorrente per sostenere il potere del P.M. di modificare l'imputazione e esercitare l'azione penale.

  • art. 129 c.p.p.

    Regola di giudizio richiamata dal Tribunale: la Corte di Cassazione ha ritenuto che il Tribunale ne abbia fatto un uso errato nel non considerare la contestazione 'in fatto' idonea a rendere il reato procedibile d'ufficio.

  • Sez. U., sentenza n. 24906/2019 (Sorge)

    Ha ammesso e disciplinato la figura della "contestazione in fatto" delle circostanze aggravanti, precisando limiti, condizioni e il diverso grado di determinazione richiesto a seconda della natura della circostanza (autoevidente vs. valutativa).

  • Sez. U., sentenza n. 49935/2023 (Domingo)

    Principio secondo cui l'aumento di pena per circostanze a effetto speciale (es. recidiva) aggiunte con contestazione suppletiva dopo la scadenza del termine di prescrizione non rileva ai fini del decorso della prescrizione; rilevanza esclusa nel caso esaminato perché l'aggravante era già implicitamente contestata nell'imputazione originaria.

  • Giurisprudenza di Sez. 5 (n. 14890 e n. 14891 del 14/03/2024, Bevacqua e Buonario) e Sez. 6 n. 698/2013 (Giordano)

    Ulteriori pronunce richiamate sul significato di "destinazione a pubblico servizio" e sull'ammissibilità della contestazione non formale quando la descrizione fattuale rende manifesto l'elemento aggravante.

Massime di principio

  • La circostanza aggravante "bene destinato a pubblico servizio" è di natura valutativa: può richiedere una valutazione giuridica/fattuale complessa e quindi, ove non sia 'autoevidente', necessita di una contestazione sufficientemente determinata.
  • La "contestazione in fatto" delle aggravanti è ammessa purché la descrizione fattuale nell'imputazione sia tale da rendere manifesto all'imputato l'oggetto dell'accusa e gli elementi costitutivi dell'aggravante, consentendo un'adeguata difesa.
  • Quando la contestazione 'in fatto' è presente fin dall'imputazione originaria, il reato deve essere considerato procedibile d'ufficio e il relativo termine di prescrizione più ampio decorre fin dall'inizio; quindi una querela tardiva non impedisce l'azione se l'aggravante è già stata efficacemente contestata.
  • Se il pubblico ministero aggiunge un'aggravante in una fase successiva, va valutato se la nuova contestazione è tempestiva rispetto alla prescrizione: se intervenuta dopo la estinzione per prescrizione, la nuova contestazione non produce effetti sul termine prescrizionale (Sez. U. n.49935/2023).
  • Prassi consigliata per il P.M.: indicare chiaramente nelle imputazioni, anche con descrizioni fattuali esplicite, le circostanze che possono incidere sulla procedibilità e sulla durata della pena per evitare contestazioni di ammissibilità.
  • Prassi consigliata per la difesa: contestare tempestivamente la mancanza di specificità nella contestazione delle aggravanti e verificare i termini prescrizionali alla luce della formulazione originaria dell'imputazione e di eventuali contestazioni suppletive.

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