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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13616/2025 del 08/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la conferma della loro condanna per corruzione per l'esercizio della funzione (art. 321 in relazione all'art. 318 c.p.). Si contestava la qualificazione giuridica del fatto (sostenendo che si sarebbe trattato, piuttosto, di concussione o, al più, di induzione indebita ex art. 319‑quater c.p.), si deduceva l'errata qualificazione soggettiva del pubblico agente (sostenendo che Vincenzo Bonanno non fosse pubblico ufficiale ma al più incaricato di un pubblico servizio), e, con riguardo alla Pisasale, si contestavano il suo concorso nel reato, l'entità della pena e il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. I fatti accertati: versamenti di denaro da Caruso e Pisasale al direttore tecnico della discarica "Bellolampo" (R.A.P. s.p.a.) in cambio di agevolazioni nei pagamenti dovuti e di informazioni riservate.

La decisione

La Corte di cassazione ha respinto i motivi che chiedevano la riclassificazione del fatto come concussione o induzione indebita e ha ritenuto corretta la sussunzione nella fattispecie di corruzione (art. 318 e 321 c.p.), nonché fondate le statuizioni sui profili di responsabilità di Caruso e Pisasale (compresa la partecipazione attiva di Pisasale ai versamenti). Tuttavia la Corte ha ritenuto errata la qualificazione di Vincenzo Bonanno come "pubblico ufficiale": Bonanno è stato qualificato quale "incaricato di pubblico servizio" (art. 358 c.p.), non titolare di poteri autoritativi o certificativi tali da integrare la qualità di pubblico ufficiale. Per effetto di ciò la Corte ha annullato la sentenza impugnata limitatamente al profilo del trattamento sanzionatorio, disponendo il rinvio al giudice di merito per la determinazione della pena con applicazione del trattamento meno rigido previsto dall'art. 320, secondo comma c.p.; tutti gli altri profili decisori di merito sono stati confermati.

Norme richiamate

  • art. 321 cod. pen. (corruzione per l'esercizio della funzione)

    La Corte ha ritenuto che i versamenti fossero parte di un accordo corruttivo volontario tra privati e funzionario, caratterizzato dalla "par condicio" tra le parti e dallo scambio di utilità indebitamente conseguito, e non da una costrizione o abuso di potere che caratterizza la concussione.

  • art. 318 cod. pen. (corruzione)

    Collegata all'art. 321; la giurisprudenza è stata richiamata per confermare che la fattispecie corruttiva richiede l'accordo volontario e lo scambio di utilità fra pubblico e privato.

  • art. 319‑quater cod. pen. (induzione indebita)

    La Corte ha distinto l'induzione indebita (pressione morale, persuasione o inganno che attenua la libertà di autodeterminazione) dalla corruzione: qui è prevalsa la valutazione di un rapporto trasformatosi in patto paritario e volontario, escludendo la configurabilità dell'induzione.

  • art. 320 cod. pen. (effetti della qualifica dell'agente pubblico sulla pena)

    Poiché il funzionario è stato riclassificato come incaricato di pubblico servizio, la Corte ha ritenuto applicabile il trattamento sanzionatorio più lieve previsto dal secondo comma dell'art. 320 c.p. e ha rinviato il giudizio di quantificazione della pena al giudice di merito.

  • art. 357 e art. 358 cod. pen. (definizioni di pubblico ufficiale e incaricato di pubblico servizio)

    La Corte ha richiamato il criterio oggettivo‑funzionale: la qualifica di pubblico ufficiale richiede poteri autoritativi, deliberativi o certificativi, mentre l'incaricato di pubblico servizio svolge attività di carattere intellettivo priva di poteri autoritativi o certificativi. Benché Bonanno avesse influenza e potere di fatto, mancava il riconoscimento giuridico di poteri autoritativi/certificativi.

  • D.Lgs. 31 marzo 2023, n. 36 (Codice dei contratti pubblici)

    art. 13, comma 6, all. I.1., lett. e) (definizione di "organismo di diritto pubblico")

    Utilizzato per sostenere che la natura pubblica dell'attività non dipende dalla forma societaria ma dall'essere finalizzata a soddisfare interessi generali e disciplinata da norme di diritto pubblico.

  • D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50 (previgente codice dei contratti pubblici)

    Richiamato a supporto del parametro interpretativo sulla natura pubblica di enti e attività rilevanti ai fini della qualificazione della prestazione come servizio pubblico.

  • D.Lgs. 19 agosto 2016, n. 175 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica)

    art. 4 e art. 2, comma 1, lett. h) (definizione e finalità delle società a partecipazione pubblica e dei servizi di interesse generale)

    Usato per argomentare che la R.A.P., essendo società a capitale pubblico che svolge il servizio di raccolta e gestione rifiuti contrattualmente per il Comune, eroga un servizio di interesse generale e rientra quindi nell'ambito di attività pubbliche.

Massime di principio

  • La distinzione tra corruzione, concussione e induzione indebita va valutata sul piano della libertà decisionale del privato: la corruzione presuppone un accordo paritetico e lo scambio volontario di utilità; la concussione richiede una prevaricazione/violenza o minaccia che costringe alla dazione; l'induzione indebita è pressione meno perentoria (persuasione/inganno).
  • La natura del rapporto tra pubblico e privato va valutata in modo diacronico: un rapporto inizialmente asimmetrico può evolvere in un patto corruttivo volontario se si instaura fiducia e scambio continuativo di utilità.
  • La qualifica soggettiva del funzionario (pubblico ufficiale vs incaricato di pubblico servizio) si determina in base ai poteri giuridicamente riconosciuti (autoritativi/certificativi): influenza e potere di fatto non sono sufficienti a riconoscere la qualità di pubblico ufficiale se manca il potere potestativo previsto dall'ordinamento.
  • Il terzo che materialmente consegna o procura la somma concorre nella corruzione se la sua attività consiste nel reperire o mettere a disposizione il prezzo della corruzione in modo consapevole e partecipativo; chi interviene solo come esecutore inconsapevole può non essere concorrente.
  • Se dalla riclassificazione della qualità del pubblico agente deriva una diversa disciplina sanzionatoria, la magistratura di legittimità può annullare la decisione sul punto e rinviare al giudice di merito per adeguare la pena al corretto inquadramento normativo.

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