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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13780/2025 del 08/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugna il decreto con cui il Presidente del Tribunale di sorveglianza di Torino ha dichiarato inammissibile il reclamo avverso il provvedimento del Magistrato di sorveglianza di Novara che aveva revocato la sua ammissione al lavoro esterno. L'unico motivo dedotto è che la giurisprudenza di legittimità riconosce l'ammissibilità dell'impugnazione contro provvedimenti del magistrato sulle ammissioni/revoche al lavoro esterno, poiché si tratta di decisioni idonee ad incidere su diritti fondamentali del detenuto; pertanto il decreto impugnato sarebbe stato emesso in violazione di legge.

La decisione

Il ricorso è accolto. La Corte ha ritenuto fondato l'appello, confermando l'orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui è ammissibile il reclamo al Tribunale di sorveglianza contro il provvedimento del magistrato che approvi la revoca dell'ammissione al lavoro all'esterno, in quanto tale provvedimento incide su un diritto fondamentale del detenuto (diritto al lavoro e componente essenziale del trattamento rieducativo). La Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento impugnato e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di sorveglianza per il prosieguo del giudizio.

Norme richiamate

  • Cassazione Sez. 1, n. 21546 del 27/04/2021 (Massetti)

    Afferma l'ammissibilità del reclamo al Tribunale di sorveglianza contro la revoca dell'ammissione al lavoro esterno, perché incide su un diritto fondamentale del detenuto.

  • Cassazione Sez. 1, n. 37368 del 10/07/2018 (Brandoli)

    Conferma l'orientamento sulla ammissibilità del reclamo contro provvedimenti che incidono sul diritto al lavoro del detenuto.

  • Cassazione Sez. 1, n. 1449 del 17/11/2022 (Picozzi)

    Ribadisce la qualificazione del lavoro come diritto fondamentale e componente essenziale del trattamento rieducativo; sostiene che le revoche di ammissione al lavoro esterno sono impugnabili.

  • Corte costituzionale, sent. n. 532 del 2002

    Richiamata per il principio che il lavoro del detenuto ha tutela costituzionale e costituisce elemento fondamentale del trattamento rieducativo.

  • Corte costituzionale, sent. n. 341 del 2006

    Ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 69, comma 6, lett. a), ord. pen. per carenza di garanzie processuali nei procedimenti di lavoro; utilizzata per sottolineare la necessità di tutela giurisdizionale efficace per diritti derivanti dal lavoro.

  • Corte costituzionale, sent. n. 526 del 2000

    Sottolinea che il riconoscimento dei diritti del detenuto sarebbe vano senza forme di tutela giurisdizionale efficaci; richiamata a fondamento della necessità di controllo giurisdizionale.

  • Cassazione (orientamenti difformi superati: Cesarano, Montrucchio, Nistri)

    Sez. 1, n. 4979 del 10/01/2017; Sez. 1, n. 33579 del 03/04/2002; Sez. 1, n. 3063 del 19/05/1995

    Questi precedenti avevano ritenuto inammissibile il reclamo attribuendo natura meramente amministrativa ai provvedimenti di ammissione/revoca; la Corte attuale ritiene quell'orientamento superato.

Massime di principio

  • La revoca dell'ammissione al lavoro esterno è ritenuta idonea a incidere su un diritto fondamentale del detenuto (diritto al lavoro e trattamento rieducativo); perciò i provvedimenti che la adottano sono impugnabili con reclamo al Tribunale di sorveglianza.
  • Non è più condivisibile la qualificazione meramente amministrativa di tali provvedimenti; la giurisdizione penitenziaria deve garantire tutela giurisdizionale effettiva e contraddittorio.
  • In casi analoghi il difensore dovrebbe invocare i principi costituzionali e la giurisprudenza di legittimità richiamata (Corte cost. e Cassazione) per sostenere l'ammissibilità del reclamo e ottenere la rimessione al Tribunale di sorveglianza.
  • Il Tribunale di sorveglianza chiamato a decidere dovrà valutare sia gli aspetti di merito relativi alla revoca sia le garanzie procedurali e il necessario bilanciamento tra esigenze di sicurezza e diritti fondamentali del detenuto.
  • Se si contesta la natura amministrativa del provvedimento, la giurisprudenza recente della Cassazione permette comunque di superare tale obiezione, puntando sulla incidenza del provvedimento su diritti fondamentali.

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