Cassazione Penale, Sentenza n. 27720/2024 del 11/07/2024
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Radosta impugnava l'ordinanza del GIP che aveva rigettato la sua istanza di applicazione della disciplina del reato continuato con riferimento a tre condanne per omicidio (delitti commessi nel 1992, 1993 e 1996). Sosteneva di aver prodotto dichiarazioni spontanee e documentazione a dimostrare l'unicità del disegno criminoso (motivato dalla vendetta per la morte del padre) che avrebbe legato i tre delitti, contestando la mancata considerazione di tali elementi da parte del Giudice dell'esecuzione e lamentando violazione degli artt. 81 c.p. e 671 c.p.p., nonché carenza e contraddittorietà della motivazione.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto che il GIP avesse adeguatamente motivato l'insussistenza del vincolo di continuazione tra i tre delitti: il primo omicidio (17/12/1992) era stato motivato dalla vendetta per la morte del padre; il secondo (20/06/1993) era stato ideato da terzi (Sortino) con il coinvolgimento del Tramuta e solo successivamente l'imputato aveva partecipato per ricambiare un favore, rendendo distinto il disegno criminoso; il terzo omicidio (27/04/1996) era avvenuto anni dopo e, secondo la sentenza di secondo grado, era stato commesso per eliminare un concorrente nel commercio delle arance, con motivazione autonoma. La distanza temporale, i diversi promotori e le diverse finalità hanno reso poco verosimile un unico disegno criminoso. Le dichiarazioni spontanee del ricorrente sono considerate mere allegazioni e non sufficienti a provare la continuazione; la documentazione prodotta non è stata indicata come decisiva nel ricorso. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 611 c.p.p.
Norme richiamate
art. 606 cod. proc. pen., comma 1, lett. b) ed e)
Norma richiamata per formulare i motivi di impugnazione in Cassazione (vizi di motivazione e violazione di norme di diritto). La Corte ha valutato le censure secondo i principi di cui a questa disposizione e le ha ritenute infondate.
Riferimento al principio del vincolo della continuazione (concetto di un unico disegno criminoso e cumulo di pene). La Corte ha interpretato che la fattispecie non rientra nel concetto di continuazione perché mancano autonomia unitaria di disegno, motivazioni e temporalità coerenti.
Norma processuale richiamata in relazione al procedimento di rinvio e alla valutazione del GIP in sede esecutiva dopo annullamento con rinvio. La Corte ha ritenuto che il GIP, nel riesaminare, abbia colmato le lacune motivazionali precedenti e abbia dato sufficiente motivazione.
Norma che dispone la condanna alle spese processuali in caso di rigetto del ricorso in Cassazione. Applicata dalla Corte per condannare il ricorrente al pagamento delle spese.
Massime di principio
- L'onere di allegare e provare l'unicità del disegno criminoso grava su chi invoca la continuazione: semplici dichiarazioni spontanee non sono di per sé idonee a comprovare tale continuità.
- Differenze di motivazione, presenza di diversi promotori/istigatori e significative distanze temporali tra i fatti sono elementi rilevanti e ostativi alla qualificazione dei reati come continuati.
- Documentazione prodotta a sostegno della continuità deve essere indicata con chiarezza e collegata logicamente alla conclusione; la generica evocazione di prove non basta.
- Se la Corte di cassazione aveva annullato per motivazione insufficiente, il giudice di rinvio deve colmare le lacune dedicate e motivare puntualmente; se lo fa e le ragioni del rigetto sono congrue, il nuovo provvedimento è difficile da annullare.
- In sede esecutiva e di rinvio il giudice valuta le sentenze pregresse nel loro contenuto motivazionale per stabilire l'esistenza o meno di un disegno criminoso unitario.
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