Cassazione Penale, Sentenza n. 34155/2024 del 10/09/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Ricorso per violazione di legge e vizio di motivazione in relazione agli artt. 81 cod. pen. e 671 c.p.p.: il difensore ha censurato il rigetto della richiesta di applicazione della continuazione tra più condanne, sostenendo che il giudice dell'esecuzione ha motivato il diniego basandosi unicamente sulla distanza temporale e sul diverso luogo di commissione dei fatti, senza valutare adeguatamente la modalità delle condotte e l'omogeneità delle violazioni. In particolare è stata sottolineata la vicinanza temporale (circa 4 mesi) e la coincidenza di luogo tra le sentenze indicate come a) e b).
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente al mancato riconoscimento della continuazione tra le due sentenze emesse dal Tribunale di Roma (sentenze indicate come a) e b.). Ha richiamato i criteri interpretativi per l'applicazione dell'art. 81 c.p. (esame concreto di tempi e modalità, omogeneità del bene giuridico, unità del disegno criminoso) e ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione si era limitato a considerare tempo e luogo in modo adeguato solo con riferimento alla sentenza c) (fatto molto più lontano nel tempo e in diverso luogo). Quanto alle prime due sentenze, commesse a Roma a pochi mesi di distanza e con modalità omogenee, la motivazione del diniego è risultata insufficiente. Perciò l'ordinanza è stata annullata limitatamente al punto relativo all'applicazione della continuazione tra le due sentenze di Roma e la causa è stata rinviata al Tribunale di Catania (diversa persona fisica) per un nuovo giudizio sul punto; il resto delle censure è stato rigettato.
Norme richiamate
Disciplina della continuazione: va accertata un'unità di disegno criminoso attraverso concreto esame di tempi, modalità, omogeneità del bene tutelato e condizioni di tempo e luogo. Non è sufficiente la mera abitudine delinquenziale; la continuità richiede una programmazione unitaria anche solo in linea generale.
Norma procedurale che disciplina i provvedimenti del giudice dell'esecuzione e i relativi rimedi: il ricorso in materia di esecuzione può censurare la motivazione e la corretta applicazione delle norme sostanziali, richiedendo la rivalutazione del punto da parte del giudice di merito.
Massime di principio
- Per riconoscere la continuazione è necessario un esame concreto di tempi, modalità e omogeneità delle condotte: la sola reiterazione o la tendenza a delinquere non bastano.
- La ridotta distanza temporale e la coincidenza del luogo e della tipologia di reato sono indici rilevanti e, se significativi, possono giustificare il riconoscimento della continuazione anche in assenza di altri espliciti elementi di programmazione.
- Un consistente intervallo temporale o la diversa sede di commissione dei reati costituiscono elementi logici per escludere la continuazione, salvo che non emerga una chiara spiegazione che giustifichi una realizzazione frazionata dello stesso disegno criminoso.
- Il giudice deve motivare in modo specifico e concreto la valutazione degli elementi indiziari atti a dimostrare l'unità di ideazione: motivazioni generiche basate su un solo criterio (es. sola distanza temporale) possono essere insufficienti e portare all'annullamento e al rinvio.
- In presenza di condotte omogenee, commesse nello stesso luogo e in prossimità temporale, il ricorrente ha elevate probabilità di ottenere il riconoscimento della continuazione se il giudice non ha adeguatamente valutato quegli elementi.
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