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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42153/2024 del 15/11/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso proposto avverso la sentenza della Corte d'appello di Milano che confermava la condanna per il reato di cui all'art. 473 c.p.. Il ricorrente deduceva: (1) incompetenza territoriale per connessione teleologica ex art. 12 lett. c) e art. 16 c.p.p., sostenendo che il processo per ricettazione a carico di Garbin Gilberto pendente a Busto Arsizio fosse connesso; (2) erronea qualificazione della condotta come contraffazione (art. 473 c.p.), poiché solo 119 paia di scarpe deriverebbero dagli accordi contrattuali con il titolare del marchio e sarebbero state prodotte in esecuzione di contratto che legittimava l'apposizione del marchio, mentre i difetti di finitura non trasformerebbero prodotti originali in contraffatti; (3) illegittima impostazione secondo cui lo status difettoso delle calzature renderebbe automaticamente contraffatto il prodotto, con conseguente dipendenza della consumazione del reato dall'accertamento di un terzo; (4) violazione di norme processuali e di trattamento sanzionatorio (art. 56-quater legge 689/1981 e art. 545-bis c.p.p.), con censura per il mancato esame di una richiesta di sostituzione della pena detentiva con sanzione pecuniaria e per la mancata esplicita pronuncia sulla sospensione condizionale della pena.

La decisione

La Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso: ha rigettato il primo motivo (nessuna prova che l'autore del presunto reato-mezzo avesse la finalizzazione alla commissione del reato-ricettazione, perciò manca la connessione teleologica idonea a spostare la competenza territoriale). Ha invece ritenuto fondati, in parte, il secondo e il terzo motivo: manca nel caso concreto la prova della materiale contraffazione o alterazione del marchio richiesta per l'integrazione dell'art. 473 c.p.; la fattispecie potrebbe, invece, essere ricondotta all'art. 517-ter c.p. (tutela del patrimonio del titolare della proprietà industriale anche rispetto a prodotti 'originali' usati da non autorizzati). Per tali ragioni la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Milano per nuovo esame e eventuale riqualificazione alla luce dei principi richiamati. Il quarto motivo è stato assorbito.

Norme richiamate

  • art. 473 cod. pen.

    Richiede la materiale contraffazione o alterazione dell'altrui marchio o segno distintivo tale da ingenerare confusione nei consumatori e ledere la fede pubblica; se manca questa materiale contraffazione, il reato non ricorre.

  • art. 517-ter cod. pen.

    Tutela il patrimonio del titolare della proprietà industriale e può ricorrere anche quando i prodotti siano 'originali' ma usati, fabbricati o commercializzati da chi non è titolato; possibile riqualificazione quando non emerge una contraffazione materiale del marchio.

  • art. 12 lett. c) cod. proc. pen.

    Prevede la connessione teleologica (reato mezzo finalizzato al reato fine); per determinare spostamento di competenza non è necessaria l'identità degli autori, ma occorre provare che l'autore del reato-mezzo avesse presente la finalizzazione della propria condotta.

  • art. 16 cod. proc. pen.

    Regola lo spostamento della competenza per territorio in presenza di connessione; l'applicazione richiede i presupposti di connessione teleologica effettivamente dimostrati.

  • art. 56-quater legge n. 689/1981

    Norma richiamata in ordine alla possibilità di sanzione pecuniaria sostitutiva; la vicenda processuale concreta può però dipendere da condizioni procedurali e dalla domanda difensiva.

  • art. 545-bis cod. proc. pen.

    Disciplina la procedura per l'applicazione di sanzioni sostitutive o misure alternative in materia di trattamento sanzionatorio; questioni relative al rigetto di richieste difensive su questo punto possono risultare assorbite se la decisione concerne il prosieguo del processo in altri termini.

Massime di principio

  • Per integrare il reato di contraffazione (art. 473 c.p.) è necessaria la materiale contraffazione o alterazione del marchio idonea a ingenerare confusione nei consumatori; difetti di qualità non sono di per sé sufficienti a qualificare un prodotto come contraffatto.
  • Quando manca la contraffazione materiale, valutare la possibile configurabilità dell'art. 517-ter c.p., che tutela il patrimonio del titolare della proprietà industriale anche rispetto a prodotti 'originali' utilizzati o commercializzati da non autorizzati; la riqualificazione è questione di merito da esaminare in concreto.
  • La connessione teleologica ex art. 12 lett. c) c.p.p. non richiede l'identità degli autori dei reati, ma è necessario provare che l'autore del reato-mezzo avesse coscienza della finalizzazione della propria condotta al reato fine; senza tale prova, lo spostamento di competenza non è giustificato.
  • Le questioni di qualificazione giuridica (art. 473 vs art. 517-ter) e la quantificazione/attribuzione delle singole unità materiali (es. numero di articoli) sono valutazioni di merito che possono determinare la riapertura del giudizio in sede di rinvio.
  • Per ottenere il riconoscimento di misure alternative o la sostituzione della pena è importante formulare chiaramente le richieste nel processo e verificare il possesso delle procure necessarie; il giudice può comunque assorbire tali questioni se decide per la rinnovazione del giudizio su profili sostanziali.

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