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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 13789/2025 del 08/04/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte di appello che aveva confermato la condanna per riciclaggio (sostituzione di targhe su un'autovettura provento di furto). Denuncia violazione di legge e vizio di motivazione: contesta la mancata riqualificazione ex art. 648 c.p., sostiene che la condanna è stata basata sulla mera detenzione del bene di provenienza illecita e su congetture (fuga alla richiesta di fermarsi e ritrovamento delle targhe originarie nel bagagliaio), con confusione fra indizi per misure cautelari e indizi di colpevolezza e con inversione dell'onere della prova.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché manifestamente infondato. Ha ritenuto che la motivazione della sentenza impugnata fosse logica e fondata su elementi concreti: l'autore aveva l'autovettura con targhe sostituite, le targhe originarie rinvenute nella stessa vettura e nulla aveva spiegato circa la loro provenienza. Da ciò i giudici hanno legittimamente inferito che l'imputato avesse sostituito le targhe per occultare la provenienza furtiva. Non si è configurata inversione dell'onere della prova. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende, per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.

Norme richiamate

  • art. 648 c.p.

    Norma richiamata nella prospettazione difensiva (riciclaggio). La Corte non ha ritenuto necessaria una riqualificazione e ha considerato che la condotta contestata (sostituzione targhe per occultare provenienza illecita) rientra nella fattispecie di riciclaggio così come valutata dai giudici di merito.

  • art. 610 co. 5 c.p.p.

    Richiamato per motivare la trattazione in camera di consiglio senza presenza delle parti in mancanza di richiesta di trattazione orale; procedimento conforme a norma.

  • art. 611 co. 1‑bis e ss. c.p.p.

    Richiamato insieme all'art. 610 c.p.p. per regolare le modalità di trattazione in camera di consiglio e la mancata trattazione orale.

  • art. 616 c.p.p.

    Norma richiamata per la declaratoria di inammissibilità del ricorso: la Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile ai sensi di questa disposizione.

Massime di principio

  • La mera detenzione di un bene di provenienza illecita non è automaticamente sufficiente per condannare per riciclaggio; tuttavia, la presenza di elementi concreti e logicamente connessi (es. targhe originarie rinvenute nella disponibilità dell'imputato e mancata spiegazione plausibile) può legittimamente fondare l'inferenza di responsabilità.
  • La fuga all'intimazione di fermarsi può costituire un indizio utile ma, da sola, difficilmente è idonea a provare la consapevolezza del carattere illecito del bene; va valutata insieme ad altri elementi concreti.
  • I giudici devono motivare con argomentazioni ancorate a massime di esperienza o a dati concreti; una motivazione puramente congetturale e non verificabile empiricamente può costituire vizio di manifesta illogicità.
  • L'onere della prova resta in capo al pubblico ministero; tuttavia, l'assenza di una spiegazione alternativa plausibile fornita dall'imputato può rendere l'inferenza probatoria dei giudici adeguata e non costituire inversione dell'onere della prova.
  • In sede di Cassazione si verifica l'aderenza della motivazione a criteri di logica ed esperienza comune: se la ricostruzione dei fatti è coerente e supportata da elementi concreti, il ricorso per vizio di motivazione rischia di essere dichiarato inammissibile.
  • La presentazione di ricorso manifestamente infondato può comportare conseguenze economiche per il ricorrente, comprese spese processuali e sanzioni alla cassa delle ammende quando ravvisati profili di colpa.

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