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Sentenza lavoro

Cassazione Civile, Sentenza n. 30975/2022 del 20/10/2022

Giurisprudenza giuslavoristica

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La ricorrente impugnava il contratto a termine (assunta dal 3/4/2013 al 28/6/2013 ai sensi dell'art.2 comma 1-bis del d.lgs. 368/2001) sostenendo la nullità del termine per violazione dell'art.3 lettera d) del d.lgs. 368/2001: il datore non avrebbe adottato il documento di valutazione dei rischi (DVR) obbligatorio ai sensi dell'art.4 del d.lgs. 626/1994, con conseguente nullità del termine e trasformazione del rapporto in tempo indeterminato. La ricorrente effettuò un'impugnazione stragiudiziale il 27/8/2013 (entro 60 giorni dalla cessazione), ma propose l'azione giudiziaria solo il 29/10/2015, oltre il termine di decadenza di 180 giorni previsto dall'art.32 comma 4 della legge n.183/2010.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza della Corte d'appello che aveva accertato la decadenza dall'impugnazione del contratto a termine. Il Collegio ha ritenuto applicabile il termine di decadenza introdotto dall'art.32 legge n.183/2010 anche ai casi in cui la nullità del termine derivi dalla violazione dei divieti di cui all'art.3 del d.lgs. 368/2001 (compresa la mancanza del DVR ex art.4 d.lgs. 626/1994). Motivazione principale: la finalità di certezza dei tempi di stabilizzazione e la necessità di uniformare e proceduralizzare l'impugnazione dei contratti a termine rendono applicabile la decadenza anche alle ipotesi di illegittimità fondate sui divieti. La Corte ha inoltre osservato che il procedimento di formazione e custodia del DVR è trasparente e partecipato, rendendo ragionevole l'esigibilità della contestazione nei tempi previsti. La ricorrente è stata condannata alle spese processuali.

Norme richiamate

  • legge n. 183 del 2010, art. 32

    Introduce il termine di decadenza (180 giorni) per l'impugnazione dei contratti a termine; la Corte ha ritenuto che il comma 4 si applichi anche quando la nullità del termine derivi dai divieti previsti dall'art.3 del d.lgs. 368/2001, per ragioni di certezza e proceduralizzazione.

  • d.lgs. n. 368 del 2001, art. 1

    Regola i casi e le modalità generali di legittima apposizione del termine al contratto; richiamato dalla disciplina della decadenza quale cornice normativa per i contratti a termine.

  • d.lgs. n. 368 del 2001, art. 2

    Disciplina specifiche fattispecie (es. trasporto aereo) e limiti: anch'esso richiamato come parte del quadro normativo cui si riferisce l'art.32 per l'applicazione della decadenza.

  • d.lgs. n. 368 del 2001, art. 3

    Individua divieti che rendono comunque vietata l'apposizione del termine (tra cui la mancanza del DVR ex art.4 d.lgs. 626/1994): la Corte ha affermato che, pur essendo norma imperativa, la violazione non esclude l'applicabilità dei termini di decadenza previsti dall'art.32/2010.

  • d.lgs. n. 368 del 2001, art. 4

    Regola la proroga e limiti temporali dei contratti a termine; parte del quadro regolatorio generale richiamato dall'art.32.

  • d.lgs. n. 626 del 1994, art. 4

    Stabilisce l'obbligo della valutazione dei rischi e del documento di valutazione dei rischi (DVR); la sua omissione è sanzionata dall'art.3 d.lgs. 368/2001 come causa di divieto di contratto a termine.

  • legge n. 604 del 15 luglio 1966, art. 6 (modificato)

    Richiamata nella motivazione come norma originariamente collegata alla procedimentalizzazione dei licenziamenti e modificata dall'art.32 della legge 183/2010; la Corte osserva che la disciplina della decadenza è stata estesa ai contratti a termine.

  • d.l. 28 ottobre 2020 n. 137, art. 23 comma 8-bis (conv. legge n. 176/2020)

    Citato in relazione alla partecipazione del Pubblico Ministero in Cassazione e alle conclusioni depositate; normativa procedurale applicata nel giudizio.

  • d.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 comma 1-quater

    Norma procedurale relativa al contributo unificato, richiamata nella parte dispositiva per gli adempimenti contributivi della ricorrente.

Massime di principio

  • In caso di contestazione della legittimità di un termine apposto al contratto di lavoro, il lavoratore deve impugnare prima stragiudizialmente (quando previsto) e promuovere l'azione giudiziaria entro i termini di decadenza previsti (impugnazione stragiudiziale nei termini applicabili; giudiziale entro 180 giorni dall'impugnazione stragiudiziale secondo art.32 legge 183/2010), altrimenti si incorre in decadenza.
  • L'applicabilità della decadenza di cui all'art.32/2010 si estende anche alle ipotesi in cui la nullità del termine derivi dai divieti speciali dell'art.3 del d.lgs. 368/2001 (es. mancanza del DVR), perché prevalgono le esigenze di certezza e proceduralizzazione dei rimedi.
  • La norma che introduce la decadenza è di stretta interpretazione, ma la sua applicazione non è limitata esclusivamente alle ipotesi espressamente richiamate se l'interpretazione restrittiva comprometterebbe la certezza dei tempi di azione.
  • Il lavoratore che ritenga sussistere la nullità del termine per omissioni aziendali (es. assenza del DVR) dovrebbe tempestivamente acquisire e conservare documentazione, richiedere accesso agli atti aziendali e agire celermente per non perdere il diritto di tutela.
  • Esistono fattispecie limiti individuate dalla giurisprudenza (es. azioni volte ad accertare rapporti in capo a soggetti diversi dall'intestatario formale) in cui la decadenza può non trovare applicazione; in tali casi è utile una valutazione preventiva di fattispecie e titolo soggettivo del ricorso.

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